Oltretevere
Il Papa non cita il woke ma poco ci manca: in Occidente linguaggio «orwelliano» che opprime la libertà di parola
Nel discorso al Corpo diplomatico il Pontefice ha lanciato un monito sul fatto che si vanno «sempre più riducendo gli spazi per l’autentica libertà di espressione», in nome di un discorso che «nel tentativo di essere sempre più inclusivo, finisce per escludere quanti non si adeguano alle ideologie che lo animano»
I discorsi al Corpo Diplomatico della Santa Sede non sono mai banali e spesso definiscono le linee che i papi vogliono imprimere all’azione della Chiesa a livello mondiale. Il testo pronunciato da Leone XIV il 9 gennaio, che non ha avuto il risalto che spesso hanno discorsi molto meno significativi, va proprio in questa direzione. Il Papa, partendo da un’analisi agostiniana del rapporto fra città di Dio e città terrena, oltre a ricordare che il cattolico cerca di applicare la propria etica al governo temporale, ha profondamente stigmatizzato le guerre in corso e la propaganda bellica che sembra oggi risorgere con forza.
Il richiamo di Leone XIV sulle Nazioni Unite
A questo proposito, il ruolo delle Nazioni Unite, secondo Leone è basilare, ma l’istituzione deve essere rivista. «Si rendono pertanto necessari sforzi affinché le Nazioni Unite non solo rispecchino la situazione del mondo odierno e non quello del dopoguerra, ma anche affinché siano più orientate ed efficienti nel perseguire non ideologie ma politiche volte all’unità della famiglia dei popoli», per questo, spiega il pontefice, serve un linguaggio diverso, capace di esprimere verità e certezza, laddove oggi si parlano linguaggi fluidi e l’incompatibilità rende difficile ogni dialogo.
L’affondo contro la neolingua «dal sapore orwelliano»
Soprattutto in Occidente, continua il discorso, il linguaggio è ormai diventato un mezzo che non comunica certezza e verità, ma è diventato un mezzo per comprimere la libertà. «La libertà di parola e di espressione è garantita proprio dalla certezza del linguaggio e dal fatto che ogni termine è ancorato alla verità. Duole, invece, constatare come, specialmente in Occidente, si vadano sempre più riducendo gli spazi per l’autentica libertà di espressione, mentre va sviluppandosi un linguaggio nuovo, dal sapore orwelliano, che, nel tentativo di essere sempre più inclusivo, finisce per escludere quanti non si adeguano alle ideologie che lo animano».
Il monito sulla compressione ideologica della libertà d’espressione dei cristiani
Sembra questa, né più né meno, una denuncia di quella ideologia “woke” che in Europa e Nord America sta ormai da tempo proponendo un’agenda basata proprio sulla distorsione di parole e frasi, i cui propugnatori sono capaci di esercitare pressioni e porre all’indice chiunque non si adegui. La libertà di coscienza su temi come servizio militare o aborto vengono messe in discussione, spiega Leone, constatando come fece già Benedetto XVI «una sottile forma di discriminazione religiosa nei confronti dei cristiani, che si sta diffondendo anche in Paesi dove essi sono numericamente maggioritari, come in Europa o nelle Americhe, dove talvolta si vedono limitare la possibilità di annunciare le verità evangeliche per ragioni politiche o ideologiche, specialmente quando difendono la dignità dei più deboli, dei nascituri o dei rifugiati e dei migranti o promuovono la famiglia».
Il filo con la «dittatura del relativismo» denunciata da Ratzinger
Il Papa ha lanciato dunque una denuncia molto forte, nei confronti di un Occidente che perseguita moralmente e culturalmente il cristianesimo, in un discorso che molti osservatori hanno ricondotto ad una linea di pensiero di derivazione ratzingeriana. D’altronde fu proprio il papa tedesco a denunciare la «dittatura del relativismo» derivante da un linguaggio che non proclama la verità e da un mondo occidentale che perseguita il cattolicesimo in quanto annunciatore di certezze salde.