"Squarciato il velo"
Hannoun, la stilettata di Piantedosi: “È il capo delle cellula italiana di Hamas. Da qualcuno vicinanza acritica e ideologica”
Non ha usato mezzi termini il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, durante l’informativa alla Camera sull’indagine che ha coinvolto Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione palestinesi in Italia. “È stato squarciato il velo su attività che, dietro il paravento di iniziative in favore della popolazione palestinese, venivano sistematicamente dirottate verso strutture di Gaza riconducibili all’egida di Hamas, per finalità di terrorismo – ha detto il capo del Viminale -. È un dato su cui richiamo l’attenzione soprattutto di chi, in alcune occasioni, ha manifestato vicinanza acritica e puramente ideologica a personaggi coinvolti nell’indagine, sottovalutando, magari in buonafede, la delicatezza e la complessità di contesti che si muovono in un’area non sempre netta tra intenti apprezzabili e propositi meno limpidi”.
Hannoun, Piantedosi: “Sistema stabile di finanziamento del terrorismo”
Dietro il linguaggio dell’umanitarismo e della religiosità- ha stigmatizzato il ministro- “è emerso un sistema stabile di propaganda e finanziamento del terrorismo. Una rete presente a Genova, Milano, Roma e attiva nella raccolta di denaro in moschee, eventi pubblici, manifestazioni”. “Il rischio che le odierne forme di radicalismo e di estremismo possano evolvere in qualcosa di più preoccupante è alla costante attenzione delle Forze dell’ordine e del Ministero dell’interno; che sta dedicando risorse cospicue su questo fronte”. Tra gli arrestati dell’operazione antiterrorismo del 27 dicembre scorso – ha ribadito- “figura l’Imam Mohammad Hannoun: cittadino giordano, residente da anni a Genova, figura di riferimento dell’associazionismo filopalestinese in Italia. Secondo l’ipotesi investigativa, il capo della cellula italiana di Hamas”.
“Collegamento tra l’imam di Torino e le associazioni di Hannoun”
“Tanto le mafie quanto le organizzazioni terroristiche hanno necessità di autofinanziarsi- ha aggiunto durante l’informativa-. E, quindi, è prioritario mettere a fuoco e disarticolare i canali attraverso i quali le reti criminali e terroristiche si riforniscono del denaro necessario al perseguimento dei propri scopi”. Altro aspetto fondamentale messo a fuoco dal ministro “è il pieno utilizzo dell’efficace apparato tecnico-giuridico e operativo a fini di prevenzione. Che consente, tra l’altro, di espellere soggetti ritenuti pericolosi per la sicurezza dello Stato. Ricordo, in proposito, che, dall’inizio di questa legislatura ad oggi, abbiamo effettuato 217 espulsioni di individui pericolosi”. E a proposito di espulsioni, il ministro torna sul caso dell’imam di Torino, espulso, poi “salvato” dalla Procura di Torino. Il governo andò a fondo.
“La Cassazione ha accolto il nostro ricorso”
“La Cassazione, in accoglimento di un ricorso del Ministero dell’Interno – ha ricordato Piantedosi la notizia di pochi giorni fa – ha di recente annullato con rinvio la decisione dei giudici di Appello di Torino, che aveva rimesso in libertà l’Imam di Torino Mohamed Shahin: destinatario di un provvedimento di espulsione per motivi di sicurezza dello Stato. Lo dico anche perché sono stati ritenuti sussistenti collegamenti tra tale soggetto e alcuni esponenti delle associazioni pseudo-caritative pro-Pal, facenti capo a Mohammad Hannoun: arrestati con quest’ultimo per il delitto di terrorismo internazionale”.