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Giustizia, la vittoria dei Sì al referendum spazzerà via il suprematismo delle toghe e il super potere delle correnti

Il dibattito

Giustizia, la vittoria dei Sì al referendum spazzerà via il suprematismo delle toghe e il super potere delle correnti

Politica - di Luigi Bobbio * - 7 Gennaio 2026 alle 11:32

Perché la corporazione giudiziaria è così duramente schierata per il no al referendum costituzionale sulla separazione delle carriere? Perché ha deciso di esporsi in maniera tanto decisa da essere delirante nella misura in cui, così facendo, si svela senza ritegno per quello che è sempre stata, un soggetto politico? La risposta è semplice e disarmante. Potere. Va subito chiarito che da tempo immemorabile la magistratura italiana non è identificabile con il complesso dei magistrati bensì con la Associazione nazionale magistrati che, a sua volta, è fatta di correnti. È la Anm che incarna i magistrati e non viceversa. Anzi la Anm guida e condiziona i comportamenti individuali e collettivi della corporazione che, peraltro, è tale perché così vuole la Anm. La Costituzione avrebbe voluto il magistrato come individuo, solo con se stesso davanti alla legge. Ma i magistrati, nella stragrande maggioranza da sempre orientati a sinistra, hanno presto capito che riunendosi e vivendo il loro lavoro non come individui ma come corporazione avrebbero costituito un grumo di potere di fatto imbattibile, essendo affrancati per definizione dalla necessità di ricercare il consenso popolare e potendo contare sul governo, sulla proprietà di fatto delle leggi. Questo sistema di potere conta su alcuni pilastri. Il primo, quello che assicura il controllo assoluto della legge e del processo, è la unicità della categoria, di quella sola parte che detiene di fatto il governo del processo, ossia la magistratura, in cui pm e giudici non solo sono intercambiabili ma sono colleghi.
Secondo pilastro: un unico Csm composto da magistrati aventi potere di vita e di morte su tutta la magistratura così da premiare gli obbedienti e organici e massacrare i riottosi, i distonici, i dissenzienti, gli individualisti eccentrici, i nemici della visione corporativa e di potere. Di questo pilastro peraltro, è parte centrale il potere disciplinare saldamente incistato nell’unico Csm. Terzo pilastro: le correnti. Esse sono il momento di assetto di potere interno alla corporazione e si giustificano nella loro stessa esistenza finché e solo finché regge lo status quo. Quarto pilastro è la creazione, il mantenimento e il rafforzamento di un senso di appartenenza, di casta di tutti e ciascun magistrato ad una elite: i migliori, i più bravi, i più dotati, i custodi dell’etica e della morale pubblica, i veri e soli custodi dell’interesse pubblico.
Se si ha ben chiara questa situazione, allora è altrettanto chiaro come questa del referendum contro la Riforma sia per la corporazione giudiziaria la battaglia per la vita, in nome della quale è disposta a tutto, anche a mentire, mistificare, fasificare, bruciare più di un milione di euro in propaganda referendaria. La Riforma, infatti, non è solo la separazione delle carriere. Essa è molto di più. Attraverso il sorteggio, la duplicazione dei Csm e la sottrazione ad essi della giustizia disciplinare le correnti e quindi la stessa Anm sono destinate a morire, a svanire come un brutto incubo. Il loro potere di condizionamento e di interferenza finisce. Di più: con la morte di Anm e correnti si dissolve anche il delirio suprematista identitario di una corporazione di potere che tornerà a essere una semplice collettività di dipendenti pubblici al servizio della legge e non più proprietari di essa. #referendum #Si

*magistrato, ex senatore di An

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di Luigi Bobbio * - 7 Gennaio 2026