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Beatrice Venezi, il sindaco di Lucca scende in campo per rompere l’assedio della sinistra

Bailamme ideologico sul podio

Giù le mani da Beatrice Venezi: il sindaco di Lucca smonta il tribunale del “pensiero unico” e rompe l’assedio: giudicatela per il merito

Mario Pardini difende la direttrice d'orchestra contro la "censura preventiva" della sinistra: «Prima era un'eccellenza per tutti, ora la attaccano solo perché non è allineata»

Politica - di Ginevra Sorrentino - 10 Gennaio 2026 alle 17:44

Il sindaco di Lucca, Mario Pardini, prende posizione sulle polemiche che da mesi investono la sua concittadina Beatrice Venezi, recentemente nominata direttore musicale stabile del Teatro La Fenice di Venezia, incarico di cui prenderà possesso nel prossimo mese di ottobre. Un dibattito acceso che, secondo Pardini, rischia di travalicare i confini del confronto artistico per scivolare «nella censura preventiva». Tanto da arrivare a dichiarare: «Propongo che il dibattito si sposti sui fatti concreti e sui risultati artistici: giudichiamo Beatrice per quello che farà alla Fenice. Non per pregiudizi o opinioni altrui», ha affermato il primo cittadino della città toscana nelle scorse ore dove la direttrice d’orchestra è nata 35 anni fa.

Non è una novità: per la sinistra e i guardiani dei santuari culturali, il talento è un optional, la tessera (o l’allineamento ideologico) è tutto. Se poi sei giovane, donna, brava e — peccato originale imperdonabile — non nascondi le tue idee di destra, allora il destino è segnato: scatta la “censura preventiva”. È quanto sta accadendo a Beatrice Venezi, neo direttore musicale della Fenice di Venezia, finita nel mirino di una campagna d’odio che nulla sembra avere a che vedere con lo spartito o il merito professionale.

Beatrice Venezi, dopo l’attacco senza tregua, la difesa del sindaco Pardini

A rompere l’assedio contro la bacchetta al momento più celebre d’Italia ci pensa Mario Pardini, sindaco di Lucca, che scende in campo per difendere la sua concittadina con parole che suonano come un manifesto di civiltà. «Giudichiamola per i fatti, non per pregiudizi», tuona il primo cittadino, denunciando un clima polemico che sfiora l’intolleranza e che sta avvelenando il dibattito artistico. Per Pardini, infatti, quello in corso non è un confronto critico, ma un tentativo di negare alla Venezi il diritto stesso di lavorare: «Quando una professionista viene messa sotto accusa prima ancora di salire sul podio, siamo nel campo della censura preventiva».

Beatrice Venezi tra il “prima” e il “dopo”: l’ipocrisia dei due pesi e due misure

Non solo. Il sindaco di Lucca centra il punto nodale della vicenda: il clamoroso ribaltamento del giudizio su Beatrice Venezi. Prima che la direttrice manifestasse le sue idee politiche, il sistema la incensava: Forbes la metteva tra gli «Under 30» più influenti. Sanremo la chiamava sul palco. Tutti ne celebravano l’eccellenza. Poi, il “cambio di stagione” politica ha trasformato gli elogi in fango. Non a caso, riguardo alle accuse legate al fatto che Beatrice Venezi sia giovane, donna e di orientamento politico non nel recinto del mainstream, Pardini sottolinea come i fatti parlino chiaro. «Io non amo le semplificazioni, ma credo nella verità dei fatti. Che nel caso di Beatrice Venezi raccontano due pesi e due misure di giudizio, di un “prima” e di un “dopo” la manifestazione delle sue idee politiche – osserva il sindaco di Lucca –. Sottolineando: «Nel 2018 è stata inserita da Forbes Italia tra le “Under 30” più influenti del Paese. È stata anche chiamata come co-conduttrice del Festival di Sanremo. Tutti la apprezzavano».

Di più. All’epoca era considerata all’unanimità un giovane talento emergente. Un’eccellenza italiana. E un esempio positivo. Dopo, all’improvviso, il giudizio è cambiato, in particolare quello degli ambienti artistici. Queste sono evidenze e devono far riflettere in un contesto di estremizzazione dello spirito critico – sostiene Pardini –. Perché se in un Paese democratico la misura della valutazione di un artista o di un professionista cambia sulla base delle sue idee, allora abbiamo un grande problema»…

Lucca, il sindaco Pardini sta con la Venezi: valutatela sui risultati artistici, non per pregiudizi

Ma non è tutto. Pardini, in un’intervista all’Adnkronos, ha annunciato anche la volontà concreta di organizzare a Lucca un’iniziativa pubblica sulla scia del caso Venezi che possa valorizzare il talento italiano. E aprire un dialogo diretto tra artisti e cittadini. «Sarebbe un’occasione concreta per dimostrare che la cultura è patrimonio di tutti. Lontano da polemiche preconcette. Pronta a dare spazio al merito e alla creatività», ha spiegato il primo cittadino toscano.

Che poi ha sottolineato anche di vivere le polemiche che coinvolgono Venezi «con grande rispetto per le istituzioni culturali coinvolte. Ma anche con crescente preoccupazione dovuta ai tempi ed ai toni con cui viene contestata la nomina». Asserendo sul punto: «Quando una professionista viene messa sotto accusa prima ancora di essere giudicata sul campo, non siamo più nel terreno del confronto artistico». Ma – appunto – in quello della «censura preventiva», ha dichiarato a chiare lettere Pardini.

Aggiungendo anche: «Si può dissentire – ed è legittimo farlo –. Ma qui si sta andando oltre: a Beatrice Venezi viene contestato il diritto stesso di svolgere il proprio lavoro. Questo, da sindaco e da cittadino, non posso accettarlo. Sarà il suo percorso alla Fenice a parlare. Non le polemiche costruite prima».

«Giudicare il merito, non le idee»

Pertanto «il giudizio sul merito – sostiene Pardini – dovrebbe restare l’unico criterio. E non può ribaltarsi a seconda delle stagioni politiche, soprattutto in contesti basati su libertà espressiva e talento come il mondo dell’arte. Perché quando le etichette diventano la base per accedere o essere preclusi ad un percorso professionale artistico, a perdere non è una persona. Ma la credibilità del dibattito culturale stesso».

Ma cosa può fare Lucca di fronte alla contestazione che vede l’Orchestra della Fenice dubitare delle capacità artistiche di Venezi? Pardini lo chiarisce senza esitazioni: «Partendo dalla sua importante storia musicale, Lucca sulla questione Venezi ha oggi l’opportunità di sciogliere un nodo culturale e civile: difendere la meritocrazia e lanciare un segnale contro i pregiudizi e i lobbismi sul lavoro in campo artistico. Un direttore d’orchestra nominato da un teatro storico come La Fenice ha il diritto di essere valutato sui risultati a posteriori e non respinto a priori. Contestare una nomina prima ancora che produca effetti significa creare un pericoloso precedente. Che nulla ha a che vedere con l’eccellenza artistica.

Un segnale contro i pregiudizi

Insomma, Lucca non ci sta e lancia la sfida: Pardini annuncia un’iniziativa pubblica per valorizzare il merito e la creatività, lontano dalle etichette. L’obiettivo è chiaro: difendere la credibilità della cultura italiana da chi vorrebbe trasformare i teatri in sedi di partito. Lucca non “mette pace”, ma in questo caso – attraverso le istituzioni democratiche che la rappresentano – «richiama al rispetto del ruolo delle istituzioni culturali investite da un processo democratico, all’autonomia delle scelte artistiche da parte degli organismi deputati a compierle, a giudicare sui fatti e non sulla base di tessere, ideologie, pregiudizi, appartenenza a gruppi o scuole di pensiero. È così che si tutela davvero il prestigio della musica e dei grandi teatri di fronte ai cittadini: dimostrando che è patrimonio di tutti».

E ancora. «E non alimentando contrapposizioni preventive o campagne contro i non allineati al “pensiero unico”, che instillano nella gente il dubbio che l’arte in Italia sia da sempre di proprietà di una ristretta cerchia politicizzata di persone. Non è mai bello, mi creda, osservare tanti puntare il dito contro uno. Soprattutto in un contesto che dovrebbe per sua natura essere basato su libera espressione e creatività come quello dell’arte. Ed evoca suggestioni storiche non esattamente piacevoli, le stesse che certi “grandi accusatori” dichiarano di voler combattere».

Insomma, contestare una nomina come quella della Fenice prima ancora che produca i suoi effetti non è critica artistica: è bullismo ideologico. «Non è mai bello vedere tanti puntare il dito contro uno», conclude Pardini, evocando ombre del passato che proprio i “grandi accusatori” della Venezi dicono di voler combattere. La verità è che Beatrice Venezi fa paura perché è libera. E il merito, in Italia, è diventato l’unico vero atto di ribellione.

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di Ginevra Sorrentino - 10 Gennaio 2026