La strage
Gianni, il ragazzo eroe che ha salvato i suoi coetanei a Crans Montana: “Ho visto l’inferno”
Il giovane italiano, tra massaggi cardiaci e un pronto intervento, ha contribuito a sottrarre alla morte diversi ragazzi nel rogo in Svizzera
C’è un ragazzo italiano che a Crans Montana, nell’incendio che ha ucciso centinaia di persone, ha avuto un grande coraggio, riuscendo a salvare diversi suoi coetanei. Un diciannovenne che ha messo in pericolo la sua vita pur di salvarne altre.
Chi è Gianni
Gianni, 19 anni, è stato pronto e capace di sottrarre diversi coetanei dalla morte. “Non potrò mai vedere nulla di peggio di quella notte“, ha dichiarato al quotidiano svizzero “20 Minuti“.
“I soccorsi sono arrivati abbastanza in fretta, ma venivano da lontano. Le ambulanze hanno tardato moltissimo“, ha proseguito nel suo racconto, raccontando quei primi minuti concitati durante i quali l’inferno si è palesato davanti ai suoi occhi. “C’erano persone stese a terra, a torso nudo, sfigurate, bruciate. Tutti potevano vederle”.
Gianni è giovane, è coetaneo di gran parte dei presenti in quel bar, ma ha una minima esperienza di protezione civile e allora, nonostante l’orrore, ma forse proprio per quello che stava vedendo svilupparsi davanti ai suoi occhi, ha deciso di intervenire direttamente, di mettersi a disposizione dei pompieri: “Non erano abbastanza. Non avevo mai visto così tanta gente messa così male“.
“Un vero e proprio inferno”
“A volte dovevamo poggiare le vittime a terra e ‘abbandonarle‘ per andare a prendere quelle che erano ancora all’interno“, ha raccontato Gianni al quotidiano svizzero, ma quello che c’era attorno a lui non è raccontabile: “Più si andava avanti, più avevamo casi estremi. Grandi ustionati. Non c’erano più volti, né capelli. Le persone erano nere, i vestiti si scioglievano nella pelle“. Fuori da Le Constellation c’erano “persone quasi smembrate, che non rispondevano più“.
“Ho visto molta gente morire davanti ai miei occhi” ma qualcuno, grazie a lui, si è salvato: “Sono sicuro di aver aiutato delle persone. Pochissimi civili sono venuti a dare man forte: solo tre o quattro“. In quei momenti, ha proseguito, “non si riusciva più a distinguere un bambino da un adulto, una donna da un uomo, tanto le persone erano bruciate. È impossibile identificarle“.
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