Il via libera definitivo
Ex Ilva, il decreto è legge: previsto un prestito da 149 milioni per garantire la continuità e tutelare 4.500 lavoratori
Economia - di Annamaria - 21 Gennaio 2026 alle 08:49
È legge il decreto ex Ilva. Dopo il via libera al Senato la scorsa settimana, anche l’aula della Camera ha approvato il testo con le “Disposizioni urgenti per assicurare la continuità operativa degli stabilimenti ex Ilva”. La misura, che prevede la possibilità di un ulteriore finanziamento da 149 milioni, è stata approvata con 136 sì, 96 no e 4 astenuti.
Il decreto ex Ilva è legge
«Con l’approvazione del decreto sull’ex Ilva si assicura la continuità operativa degli stabilimenti. Era un impegno di FdI e del governo Meloni ed è stato mantenuto», ha ricordato il deputato tarantino di FdI Giovanni Maiorano, sottolineando che «l’impianto deve continuare a funzionare perché la sua chiusura avrebbe conseguenze gravissime su economia, occupazione e produzione nazionale di acciaio». «Il decreto – ha spiegato l’esponente di FdI – affronta il problema in modo complessivo, garantendo continuità produttiva, tutela dei lavoratori, sostegno ai territori e interventi sui costi energetici, offrendo finalmente una prospettiva concreta al sito industriale». «Da tarantino, sono oltremodo soddisfatto perché si tratta di una scelta di responsabilità, che punta a una transizione ecologica realistica e possibile», ha commentato Maiorano, aggiungendo che «va riconosciuto il plauso al governo per aver assunto decisioni nette e coraggiose nell’interesse nazionale, del lavoro e dell’ambiente».
La soddisfazione della maggioranza: una scelta di responsabilità
Soddisfazione è stata espressa anche da Lega e Forza Italia. Per il deputato leghista Salvatore Marcello Di Mattina il decreto dimostra «che idea abbiamo dello Stato e del suo dovere verso Taranto, una comunità che paga da anni il prezzo di rinvii, contraddizioni e indecisione». «L’Ilva è la Puglia, è lavoro, è il futuro di migliaia di famiglie. Questa crisi non nasce con noi, affonda nel 2012 tra sequestri, processi, ambientalismo dei “no” senza alternative e incapacità di tenere insieme produzione e ambiente», ha detto, sottolineando che «dobbiamo tenere gli impianti accesi, tutelando ben 4.500 lavoratori. Chiudere significherebbe abbandonare famiglie, dipendere dall’estero per l’acciaio e lasciare Taranto come un cimitero industriale con le stesse ferite ambientali. Noi scegliamo la strada opposta». È stato poi il deputato di Fozra Italia, Andrea Gentile, a ricordare che il decreto per l’ex Ilva «affronta una delle crisi industriali, sociali e ambientali più complesse della storia repubblicana», che «ha prodotto conseguenze drammatiche per i lavoratori, per la città di Taranto, per l’intero sistema industriale nazionale».
Cosa prevede la legge per la continuità produttiva
Nello specifico il decreto autorizza Acciaierie d’Italia a utilizzare i 108 milioni di euro residui trasferiti da Ilva in amministrazione straordinaria – dopo i 92 milioni già impiegati – per mantenere operativi gli impianti. Una misura necessaria per evitare nuovi stop produttivi nella fase che precede la cessione. Inoltre, sempre in un’ottica di continuità produttiva, prevede anche la possibilità di un ulteriore finanziamento a titolo oneroso che potrà arrivare fino a 149 milioni di euro nel 2026, qualora la procedura di vendita non si concludesse entro il 30 gennaio. Si tratta di un prestito che sarà concesso con decreto del ministro delle Imprese e del Made in Italy, di concerto con il Mef, su richiesta dell’organo commissariale e sulla base di un piano di gestione transitoria, e che dovrà essere restituito entro sei mesi dall’erogazione, attingendo al ricavato della cessione del compendio aziendale, con un tasso maggiorato di 400 punti base e previa autorizzazione della Commissione europea. Il provvedimento interviene anche sull’indotto, rinviando al triennio 2026-2028 l’utilizzo del fondo Mimit da un milione di euro l’anno, e apre alle imprese strategiche l’accesso agli incentivi del Fondo per la transizione energetica.
Sul fronte occupazionale, stanziati 8,6 milioni nel 2025 e 11,4 milioni nel 2026 per integrare la cassa integrazione straordinaria, anche con percorsi di formazione legati alle bonifiche.
di Annamaria