Nuovo fronte, solito copione
Dalla kefiah al sombrero, la sinistra nostrana da pro-Pal si improvvisa pro-Mad e scende in piazza per Maduro. C’erano tutti: antagonisti, sindacati e Collettivi rossi
Dai centro sociali ai 5 Stelle, la sinistra scende in piazza in tutta Italia per difendere il dittatore venezuelano, trasformando la retorica anti-Usa nel nuovo pretesto per scatenare il disordine e attaccare il governo Meloni
Non c’è pace tra i gazebo e i collettivi della sinistra nostrana. Archiviata (ma solo temporaneamente) la mobilitazione permanente pro-Pal, la galassia antagonista ha trovato un nuovo “martire” da venerare: Nicolás Maduro. Il copione è lo stesso, i volti sono i soliti, ma stavolta il palcoscenico è il Venezuela, o meglio, la difesa d’ufficio di un regime che ha ridotto un popolo alla fame e perseguitato e silenziato i dissidenti, trascinando un intero Paese in un inferno di corruzione dilagante, criminalità diffusa, narcotraffico, diritti umani rinnegati. E così la sceneggiatura rossa militante torna in scena, dalle aule della politica alle piazze d’Italia…
Venezuela, dopo Gaza, Caracas: sinistra radicale (e M5S) in piazza per il compagno Maduro
Da Milano a Palermo, passando per Roma e Napoli, Verona, Pisa, Cosenza, Padova, Bologna, Perugia, Livorno, Cagliari, Torino, Reggio Emilia, Firenze, Reggio Calabria, Bergamo, Genova, la mobilitazione si è propagata come un riflesso incondizionato. Ieri, l’Italia è stata attraversata da un’ondata di cortei e sit-in che hanno visto sfilare un mix variopinto di sigle: dai professionisti del disordine dei centri sociali ai sindacati di base, fino ai rappresentanti istituzionali che non perdono occasione per attaccare il governo Meloni.
Da Potere al Popolo a Rifondazione comunista, passando per gli studenti rossi dei Collettivi
Nuovo fronte, stesso copione della protesta rossa messo in scena dai soliti noti. Sì perché ieri nelle piazze del Bel Paese c’erano proprio tutti i commilitoni dell’esercito militante della sinistra: dai i movimenti extraparlamentari, con Potere al Popolo che ha aperto le danze contestatarie convocando presidi ovunque al grido di «giù le mani dal Venezuela» e «liberare subito il presidente Maduro». E al suo fianco, gli immancabili di Rifondazione comunista, gli universitari di Cambiare rotta e i liceali di Opposizione studentesca d’alternativa, fino ai sindacalisti rossi di Cgil, Cobas e Usb. E perfino ai Comitati d’appoggio alla resistenza per il comunismo (Carc).
L’asse del “caos”: dai centri sociali ai movimenti extraparlamentari
Il pretesto della galassia antagonista per schiumare rabbia internazionalizzata e trasudare bile anti governativa, è ovvio, è l’arresto del dittatore socialista da parte degli americani. Un evento che ha scatenato la solita retorica “anti-imperialista”, trasformando un leader accusato di narcotraffico e violazione sistematica dei diritti umani in un eroe della libertà. Il risultato: una sfilza di sit-in sotto i consolati americani e quelli venezuelani, davanti alle prefetture e alle sedi istituzionali.
Le piazze della rabbia da Torino a Palermo: una carrellata di cortei e sit-in sotto le ambasciate Usa
E allora ecco le piazze del furore degli indignados rossi: mentre a Milano, la sovrapposizione pro-Pal/pro-Mad è stata plastica: il presidio nato per sostenere i filo-Hamas si è trasformato naturalmente in una marcia per Maduro, a Roma, sotto l’ambasciata Usa, Potere al Popolo ha guidato il coro dei nostalgici, affiancato dai collettivi studenteschi di Cambiare Rotta e Osa. La tesi è sempre la stessa: la colpa è di Washington, mentre il presidente deposto sarebbe la vittima di un «colpo di stato» orchestrato dal «gangster» Trump.
Tutto, come prevedibile, avvolto anche dall’abbraccio dei grillini. Non è mancata, infatti, la sponda parlamentare. All’ombra della Madonnina, in Largo Donegani, davanti all’ambasciata degli Stati Uniti, per protestare contro l’attacco statunitense al Venezuela a promuovere la mobilitazione c’erano Cgil Milano, Anpi e Arci, insieme a forze politiche e sindacali della sinistra, che hanno convocato l’iniziativa con lo slogan “Basta guerre”. In piazza anche una delegazione del Movimento 5 Stelle, con l’europarlamentare Gaetano Pedullà, il coordinatore territoriale Daniele Pesco e il capogruppo in Consiglio regionale Nicola Di Marco.
Già: il Movimento 5 Stelle (quello di Giuseppi amico di Trump), con l’eurodeputato Gaetano Pedullà in testa, si è fiondato in piazza per legittimare la protesta, parlando di «attacco vergognoso» e agitando lo spauracchio della guerra per il petrolio. Una posizione che conferma, ancora una volta, le ambiguità di una certa sinistra populista sulle democrazie liberali.
Il fronte del Nord capitanato da Askatasuna
A Torino, le frange di Askatasuna hanno addirittura esaltato il presunto appello alla «lotta armata» lanciato da Maduro prima della cattura. Mentre a Bologna i centri sociali protetti dalle amministrazioni locali hanno ribadito il loro “no” al presunto terrorismo a stelle e strisce. E alla fine della fiera quello che emerge chiaramente come unico collante per compattare da Torino a Palermo una galassia rossa frastagliata e sempre più frammentata nelle sue mille pulsioni “anti” è un metodo consolidato: individuare spasmodicamente un nemico esterno (gli Usa, Israele, il governo Meloni) per dare libero sfogo a ideologizzazione selvaggia e furia sociale. Alimentando il drammatico paradosso di turno. Ieri Hamas, oggi Maduro, in nome del quale – e a sfregio di un Paese sotto scacco di un regime di corruzione e repressione – nelle piazze italiane la sinistra radicale inneggia al “socialismo del XXI secolo”…