Diplomazia culturale
Dal “viaggio nel tempo” alle piramidi: così il Grand Egyptian Museum rilegge la storia egiziana
Dal completamento del percorso su Tutankhamon all’impatto economico e strategico del museo, il Gem emerge come infrastruttura culturale globale e leva di proiezione internazionale per l’Egitto e il Mediterraneo
Nel novembre 2025, alle porte del Cairo, il Grand Egyptian Museum ha completato una nuova fase della sua apertura, inaugurando anche la seconda grande sezione dedicata a Tutankhamon, oggi pienamente accessibile al pubblico. Affacciato sulle Piramidi di Giza e collegato a nuove infrastrutture aeroportuali e viarie, il museo è stato progettato per accogliere decine di milioni di visitatori e candidarsi come uno dei principali poli culturali globali. Non si è trattato soltanto di un evento culturale, ma di una dichiarazione identitaria con cui l’Egitto rivendica la grandezza del proprio passato come leva di proiezione internazionale.
Un museo pensato come esperienza immersiva
Visitare il Grand Egyptian Museum significa vivere davvero una “Notte al museo”, in cui però nulla è finzione e tutto è storia, materia viva e memoria millenaria. Fin dall’arrivo al nuovo aeroporto Sphinx, che consente una visita anche in un solo weekend dall’Europa, si coglie l’ambizione di un progetto pensato su scala globale. Il museo non è una struttura isolata, ma il fulcro di un sistema che integra trasporti, turismo e diplomazia culturale.
La narrazione verticale della storia egizia
L’esperienza trova il suo momento più intenso lungo le grandi scalinate interne, che accompagnano il visitatore nel cuore del percorso espositivo. Ogni gradino è un salto in un’era diversa della storia culturale egizia, dalle origini più remote fino alla piena maturità faraonica. La salita culmina nelle grandi vetrate panoramiche, da cui si aprono le Piramidi di Giza, visibili come naturale approdo simbolico del racconto museale.
Alle origini dell’umanità nella valle del Nilo
Il percorso del GEM non si limita all’Egitto dei faraoni, ma affonda le sue radici in una preistoria remotissima. I primi reperti rimandano a periodi preistorici molto antichi, risalenti a centinaia di migliaia di anni fa, documentando le primissime tracce di presenza umana nella valle del Nilo.
Tutankhamon come fulcro identitario del museo
Il cuore simbolico del museo resta tuttavia Tutankhamon, protagonista di un progetto espositivo senza precedenti. Con l’apertura della seconda sezione, l’intera collezione del faraone bambino, composta da oltre 5.500 reperti, è oggi visibile in modo unitario per la prima volta dal 1922.
Riappropriarsi del racconto dell’egittologia
Per molti egiziani, il Grand Egyptian Museum rappresenta una dichiarazione di orgoglio nazionale e di fiducia nella propria storia. Dopo decenni in cui l’egittologia è stata narrata soprattutto dai grandi musei occidentali, il Cairo si propone come centro autorevole della propria eredità culturale.
Nel quadro del Piano Mattei e delle relazioni euro-mediterranee
In questo quadro, il museo rafforza la piena candidatura dell’Egitto a essere uno snodo centrale del Piano Mattei promosso dal governo italiano. L’Egitto si conferma come Paese di giunzione tra cultura araba, africana e mediterranea, interlocutore naturale per una strategia italiana fondata su cooperazione, stabilità e sviluppo nel Mediterraneo allargato. Investire nel rapporto con il Cairo significa per l’Italia riconoscere il valore della cultura come infrastruttura strategica, al pari dell’energia, della sicurezza e delle rotte commerciali.
Cultura, lavoro e visione strategica condivisa
Oltre al valore simbolico, il museo genera migliaia di posti di lavoro tra occupazione diretta e indotto, incidendo concretamente sull’economia del Paese. Il Grand Egyptian Museum si impone così come una piattaforma culturale e geopolitica, capace di unire esperienza, identità e visione strategica condivisa tra Egitto e Italia.