Una giustizia per i cittadini
Da Nordio un’operazione-verità che smonta le «accuse volgari» di certi magistrati e dei comitati per il No
La presentazione del libro del ministro "Una nuova giustizia" è stata l'occasione per spiegare perché scardinare le correnti e le commistioni tra pm e giudici ha un effetto diretto sugli italiani, rendendo tutti i giudici davvero liberi e autonomi
Il senso di come la riforma abbia lo scopo di «restituire la giustizia a tutti i cittadini» lo ha dato Gaia Tortora, uno dei relatori alla presentazione del libro Una nuova giustizia (Guerini e associati editore) del ministro Carlo Nordio, che si è svolta in una gremita aula dei gruppi parlamentari. La giornalista lo ha fatto raccontando in maniera quasi incidentale quello che è successo dopo il processo che ha subito il padre Enzo: «I pm che lo hanno massacrato fecero tutti carriera. Il giudice che lo ha assolto ha sofferto un notevole ostracismo». C’è, in questo “dietro le quinte”, tutto il senso dell’impellenza di restituire davvero ai magistrati piene autonomia e libertà, che non sono messe a rischio dalla politica ma dalle degenerazioni di certi meccanismi che prolificano sia nella commistione tra magistratura requirente e giudicante sia nelle derive correntizie. E che trovano una risposta proprio nella separazione delle carriere, nel doppio Csm, nella sua estrazione, nell’Alta corte disciplinare, introdotti dalla riforma Nordio.
Una riforma per «restituire la giustizia a tutti i cittadini»
Perché? Perché nel sistema così com’è oggi «il giudice prende i voti dal pm», ha ricordato Nordio, sottolineando che «per fortuna gli imputati non lo sanno». Ma è così che funziona nel Csm che tiene tutti insieme e che decide tanto sulle carriere quanto sui procedimenti disciplinari. Dunque, separare per favorire un vera terzietà e giudicare in un organismo altro rispetto a quello in cui oggi «il 97% dei procedimenti disciplinari viene archiviato in fase predibattimentale», come ricordato dal presidente del Consiglio nazionale forense, Francesco Greco, facendo riferimento a dati pubblicati dal Sole 24 ore. Una questione che, nuovamente, riporta alla centralità dei cittadini, alla loro tutela.
Nordio: «Il magistrato inetto e impreparato va colpito nella carriera, non nel portafogli»
Nordio ha chiarito che l’errore non solo è «sempre in agguato» ma è anche contemplato dallo stesso sistema, tant’è che esistono i tre gradi di giudizio. Ma ha anche sottolineato che esiste «errore ed errore». «Gli errori non scusabili sono quando il magistrato non conosce le carte o la legge». In questi casi serve inflessibilità, che però non si esprime nella responsabilità civile «inutile e fuorviante» per il ministro. «Io votai contro al referendum di 40 anni fa su questo tema e non perché fossi contrario, ma perché intesa come sanzione al portafoglio non serve a nulla: in primo luogo perché il magistrato è assicurato e in secondo perché è inadatta». «Il magistrato inetto e impreparato non va colpito nel portafoglio ma nella carriera e semmai deve essere destituito e cambiare carriera». Oggi avviene?
Le «obiezioni grossolane» sul sorteggio del Csm
Il tema di una riforma fatta per i cittadini e non contro le toghe, per “asservirle alla politica”, come viene ripetuto, è stato il cuore dell’incontro, moderato dal direttore del Messaggero Roberto Napoletano. I punti toccati sono stati quelli al centro del dibattito in vista del referendum, dal fatto che questa riforma è il completamento del percorso di riforma avviato dal «partigiano ed eroe della resistenza» Giuliano Vassalli al fatto che il sorteggio del Csm avviene tra soggetti tutti altamente qualificati e dire che introduce un preoccupante elemento di casualità è una «obiezione grossolana». «La giustizia è tutta un sorteggio», ha spiegato Nordio, ricordando che i pm lavorano su turni, che da città a città e nella stessa città si è giudicati da giudici diversi, che anche i ministri del tribunale dei ministri sono sorteggiati, così i giudici popolari, che intervengono nei processi sui reati più gravi.
Un sistema che ha penalizzato i magistrati validi a favore di quelli legati alle correnti
Ciò che crea allarme, dunque, nell’elemento di casualità introdotto dal sorteggio non è e non può essere il rischio di imperizia all’interno di una platea qualificata di magistrati e giuristi, ma la spallata che rappresenta allo strapotere delle correnti. Nel libro Una nuova giustizia, Nordio ne parla diffusamente nel capitolo sulla vicenda Palamara. Greco ha ricordato che l’ex presidente dell’Anm «ha rivelato che il suo cruccio più grande è quello di aver sacrificato magistrati validi a favore di magistrati legati alle correnti» nell’ambito di un’intervista rilasciata a Giovanni Minoli, presente in sala, dove c’erano anche diversi esponenti del governo – i ministri Luca Ciriani, Eugenia Roccella, Nello Musumeci, il sottosegretario Andrea Delmastro – e parlamentari – tra gli altri, Galeazzo Bignami, Enrico Costa, Luca De Carlo, Maurizio Gasparri, Giorgio Mulè, Raoul Russo.
L’intervento allo studio sulle intercettazioni
Ma dello scandalo Palamara è uscita solo una parte, solo quella che si voleva far uscire. «Ci sono 60mila chat, allora pubblichiamo tutte le 60mila chat», ha detto Nordio, che più avanti è tornato sul tema delle intercettazioni e soprattutto del loro uso selettivo, sollecitato da Gaia Tortora. «Stiamo lavorando per ridurre, se non eliminare, questa vergogna che viola l’articolo 15 della Costituzione, che dice che le comunicazioni sono inviolabili», perché dalla segretezza delle comunicazioni passa la libertà di esprimersi e di essere se stessi. «Bisogna intervenire su chi divulga le notizie e non esercita il controllo affinché non vengano divulgate», ha sottolineato il ministro, chiarendo che non è in discussione il diritto di cronaca, ma l’utilizzo pilotato che si è fatto delle intercettazioni e il rischio che i giornalisti diventino solo «passacarte» e strumento di disinformazione. «Ovviamente – ha poi chiarito il ministro – non si toccheranno mai intercettazioni che riguardano mafia, terrorismo, sicurezza dello Stato».
L’appello di La Russa e Fontana per un confronto sereno sul referendum
In generale, l’auspicio è stato che il confronto sul referendum possa svolgersi con serenità, come detto anche dai presidenti delle Camere, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, che hanno portato il proprio saluto. Perché questo avvenga però bisogna restare sul merito ed evitare esasperazioni e mistificazioni. Il libro di Nordio Una nuova giustizia serve anche a questo e a rispondere alle domande che i cittadini si fanno, con una visione di parte, certo, ma che resti nel perimetro della correttezza e della verità. Invece, i comitati per il no «hanno diffuso notizie false e tendenziose sul fatto che noi vorremmo addirittura mettere i giudici sotto il potere esecutivo come appare sui cartelloni», ha detto Nordio, chiarendo che «da ex magistrato, lo trovo assolutamente improprio». «Io sono rispettoso di tutte le posizioni, il dissenso è il sale della democrazia. Sono solo disgustato quando, soprattutto da parte di alcuni magistrati, si arriva alla volgarità di accusarci di piduismo e di realizzazione del progetto di Gelli. Ecco questo lo trovo indegno da parte di chi riveste una toga», ha aggiunto il ministro.
La provocazione di Greco: «Qualche pm valuterà la diffusione di notizie false da parte dei comitati per il No?»
Anche per Greco «è in atto una gravissima campagna di disinformazione». «E mi piacerebbe – ha detto il presidente del Consiglio nazionale forense – che qualche pm valutasse se ci sono estremi del 656 del codice penale che punisce chi diffonde notizie false e che possono destare allarme sociale».