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Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti. La Cgia certifica il taglio delle tasse per le famiglie

La verità nei numeri

Col governo Meloni 33 miliardi di tasse in meno per le famiglie, ma fisco più ricco: lo certifica la Cgia. Addio bugie della sinistra

L'ufficio studi della Cgia spiega com'è possibile: la pressione fiscale complessiva è aumentata grazie alla maggiore occupazione e al maggiore impegno richiesto a banche, assicurazioni e grandi imprese

Economia - di Eleonora Guerra - 17 Gennaio 2026 alle 12:17

A dirlo non sono esponenti dell’esecutivo o della maggioranza, ma la Cgia di Mestre: il governo Meloni ha ridotto le tasse delle famiglie di ben 33 miliardi. E il fatto che la pressione fiscale complessiva sia aumentata non ne è la smentita, come dice l’opposizione, ma la conferma che le politiche economiche e finanziarie messe in campo funzionano: la maggiore occupazione garantisce più entrate per lo Stato, sostenute anche dal maggiore impegno richiesto a banche, assicurazioni e grandi imprese.

L’analisi che smonta le bufale della sinistra

L’analisi dell’Ufficio studi della Cgia, dunque, rappresenta un’operazione verità rispetto alla propaganda della sinistra, che piega la lettura dei dati a una narrazione che non corrisponde alla realtà. Qualche esempio? Elly Schlein che un paio di mesi fa sosteneva che «con Giorgia Meloni al governo la pressione fiscale è salita al 42,8%, il massimo degli ultimi dieci anni. Il suo governo verrà ricordato come quello dei salassi per famiglie e imprese italiane e per gli aiuti ai più ricchi». Stessa tiritera del M5S, che ancora qualche giorno fa, sosteneva, con Stefano Patuanelli, che «talmente non aumentate che la pressione fiscale è al record storico del 42,8%. Un miracolo statistico: incassi mai così alti, ma le tasse non esistono». «È che da quattro anni la destra non le chiama più così», ha scritto il pentastellato.

La Cgi certifica: col governo 33 miliardi di tasse in meno per le famiglie

Proprio agli ultimi quattro anni fa riferimento lo studio della Cgia, che conferma quel dato del 42,8% di pressione fiscale complessiva per il 2025, sottolineando che si tratta di un dato in crescita, ma chiarisce che l’aumento è riconducibile soprattutto al forte incremento dell’occupazione registrato negli ultimi anni che ha fatto innalzare le entrate tributarie e contributive, anche grazie ai numerosi rinnovi contrattuali sottoscritti nel biennio più recente, e al maggiore prelievo richiesto alle grandi imprese, alle banche e alle assicurazioni. La Cgia spiega inoltre che le misure incluse nelle ultime quattro leggi di Bilancio hanno ridotto il peso delle imposte sulle famiglie italiane di 45,7 miliardi di euro. Tuttavia, considerando le risorse già stanziate dai governi precedenti e le misure di natura temporanea, il beneficio per i nuclei familiari si attesta a 33,3 miliardi.

Più occupazione e impegno di banche e assicurazioni: ecco perché cresce la pressione fiscale complessiva

Ad alimentare l’inasprimento generale del carico fiscale, invece, sono stati interventi che hanno gravato esclusivamente sulle società di capitali (Srl e Spa), che complessivamente sono circa 1,5 milioni di imprese, pari al 35 per cento del totale nazionale. «Segnaliamo, inoltre – sottolinea l’Ufficio studi della Cgia – che a partire da quest’anno banche e assicurazioni, tra la revisione della disciplina sugli extraprofitti e l’inasprimento dell’Irap, verseranno all’erario complessivamente 5,6 miliardi di euro in più». Fra le scelte normative di questo perimetro la Cgia segnala la sospensione della deducibilità di specifiche voci di costo — dalle svalutazioni dei crediti alle quote di avviamento — e l’abrogazione dell’Ace (Aiuto alla Crescita Economica), un’agevolazione introdotta nel 2011 per favorire il rafforzamento della struttura patrimoniale delle imprese, con uno sconto fiscale che garantiva circa 4 miliardi di euro all’anno.

A completare il quadro delle maggiori entrate c’è stato, poi, anche il taglio del cuneo fiscale sul reddito da lavoro dipendente che non è avvenuto solo per mezzo della riduzione dell’Irpef (con l’accorpamento dei primi due scaglioni Irpef e dall’introduzione di un’ulteriore detrazione per i redditi da 20mila a 40mila euro), ma anche con l’erogazione di un “bonus” a favore dei lavoratori dipendenti con un reddito sino a 20mila euro. Pertanto, spiega la Cgia, «a fronte di un taglio complessivo di quasi 18 miliardi di euro, quasi 4,5 miliardi vengono imputati contabilmente come un incremento della spesa pubblica (“bonus”)». Di conseguenza, conclude l’Associazione artigiani e piccole imprese, «se per i lavoratori dipendenti con retribuzioni basse la busta paga è diventata più pesante, per il bilancio dello Stato una parte di questa contrazione delle tasse viene ora contabilizzata come una uscita e non più come una riduzione di imposta».

FdI: «I dati smentiscono i profeti di sventura di sinistra»

«Sono sempre i dati a smentire il catastrofismo e la propaganda della sinistra», ha commentato il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, sottolineando che i dati della Cgia di Mestre sono «l’ennesima conferma che le scelte fatte dal governo Meloni e da FdI sono state giuste, smentendo i profeti di sventura di sinistra». È stato poi il presidente della Commissione Finanze della Camera, Marco Osnato, a ricordare che «anche nell’ultima Manovra abbiamo chiesto, trovando collaborazione, un contributo ai soggetti che negli ultimi tempi hanno avuto maggiori introiti, anche per finanziare varie misure di sostegno a chi è più in difficoltà. Tutto il contrario di quello che l’opposizione strumentalmente sostiene». «Adesso vediamo se le sinistre – ha concluso l’esponente di FdI – continueranno diffondere una rappresentazione opposta alla realtà, o se invece apriranno gli occhi sul buongoverno della Nazione».

 

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di Eleonora Guerra - 17 Gennaio 2026