CERCA SUL SECOLO D'ITALIA

Catturato a Desenzano del Garda l’assassino del capotreno di Bologna

In fuga da 24 ore

Catturato a Desenzano del Garda l’assassino del capotreno di Bologna

Cronaca - di Carlo Marini - 6 Gennaio 2026 alle 21:49

È finita la caccia all’uomo dopo 24 ore di fuga: Marin Jelenik, il croato di 36 anni, è stato fermato dalla Polizia di Stato, a Desenzano del Garda, nel Bresciano. Viene ricercato perché ritenuto il killer di Alessandro Ambrosio, il capotreno 34enne accoltellato all’addome ieri sera, 5 gennaio, nel parcheggio del piazzale ovest della stazione di Bologna in un’area riservata ai dipendenti.

L’uomo, che al momento del fermo si trovava davanti alla stazione ferroviaria, era senza documenti ed è stato identificato attraverso un particolare sistema di comparazione delle impronte dagli agenti del commissariato di Desenzano del Garda. 

Jelenik era stato arrestato e rilasciato dopo il delitto

Il pregiudicato croato era ricercato dalla serata di ieri dopo il ritrovamento del cadavere di Ambrosio da parte di un collega. Le ricerche erano state estese immediatamente al di fuori dell’Emilia-Romagna. Nella tarda serata di ieri era stato avvistato alla stazione Centrale di Milano, dove era arrivato con un treno regionale.

Il 36enne era stato fatto scendere da un altro convoglio a Fiorenzuola in provincia di Piacenza, identificato e poi rilasciato perché l’alert sulla sua ricerca come possibile responsabile dell’omicidio non era ancora stata diramata.

La sua foto segnaletica da ieri sera era stata trasmessa a tutte le pattuglie delle forze dell’ordine. Figura già nota alla Polizia Ferroviaria per precedenti relativi al porto di armi da taglio, Jelenik è una persona senza fissa dimora e legami sul territorio italiano ed è stato identificato in diverse circostanze in ambiti ferroviari in tutto il Nord Italia.

Il padre della vittima: un ragazzo senza nemici, delitto inspiegabile

Le indagini avviate dalla Polizia di Stato, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Bologna, avevamo consentito di identificarlo dopo poche ore dall’aggressione mortale, grazie ai numerosi impianti di video sorveglianza dell’area della stazione e di monitorare l’arrivo in stazione della vittima seguita, per un lasso di tempo significativo ed apparentemente senza motivo, dal presunto aggressore.

“Mio figlio non aveva nemici non aveva litigato con nessuno, questo è un delitto inspiegabile. Mai fatto del male a una mosca, mio figlio – ha raccontato al Tg1, il padre Luigi Ambrosio, anche lui ferroviere e andato in pensione di recente -: io non so cosa sia successo, ancora non l’abbiamo visto. Lui faceva il suo servizio tranquillo, poi veniva a casa, usciva. Io con mio figlio, poi, avevo un rapporto ottimo”. Il profilo di un ragazzo buono – figlio unico laureato in statistica, impiegato sui treni Intercity a medio-lunga percorrenza – e appassionato musicista

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di Carlo Marini - 6 Gennaio 2026