Intervista Esclusiva
Castelli: “Restituire prospettive e un futuro al territorio: ricostruzione è anche questo”
Al Secolo d'Italia il commissario del governo racconta la proposta di Civitas Appeninica capitale europea della cultura 2033 e la grande valenza che questo progetto riveste per il territorio colpita dal sisma 2016. E sull'azione dell'Esecutivo: la priorità è restituire una casa a tutti i cittadini
Politica - di Giovanna Ianniello - 31 Gennaio 2026 alle 13:59
I comuni del cratere guardano al futuro. E lo fanno con la forza di chi in questi anni ne ha passate tante sulla propria pelle e merita di tornare a guardare al domani con speranza e forza. Proprio per questo il progetto Civitas Appeninica ha una valenza importante e potrebbe essere un trampolino per il territorio. Il Secolo d’Italia ne ha parlato in una intervista esclusiva con uno degli promotori e ideatori dell’iniziativa, il commissario straordinario del Governo per il sisma 2016, Guido Castelli
Senatore Castelli, il 2026 si è aperto con la città dell’Aquila Capitale Italiana della Cultura, a sottolineare la grande forza di un territorio che si è preso per mano e si è rialzato dopo essere stato messo in ginocchio dal terremoto. La ricostruzione è diventata uno slancio verso il futuro. E nei giorni scorsi lei ha presentato la candidatura di Civitas Appenninica capitale europea della cultura 2033. Un progetto che coinvolge una vasta area dell’Italia centrale, che vede Norcia cuore pulsante della proposta. Da dove nasce e quanto è importante per il territorio?
“La candidatura di Civitas Appenninica nasce da una consapevolezza maturata sul campo, giorno dopo giorno, insieme al Governo Meloni e ai Presidenti delle Regioni del sisma: la ricostruzione non può e non deve limitarsi al ripristino di edifici e infrastrutture. Deve, invece, anche restituire una prospettiva e un futuro condiviso a territori accomunati da radici comuni e da un patrimonio storico, culturale, artistico e religioso di valore assoluto. L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026 è il simbolo di questa visione: un territorio che ha saputo trasformare una ferita profonda, causata dal sisma, in energia collettiva e in riscatto. È da questi presupposti che è germogliata l’idea di un progetto che unisce 546 Comuni, tre regioni, Umbria, Marche e Abruzzo (a cui si è aggiunta la provincia di Rieti) in una rete culturale viva e interconnessa. Di questa rete il cratere del sisma 2016 è il cuore pulsante (con 138 Comuni) e Norcia il faro: non solo per il suo valore simbolico e spirituale – è la patria del patrono d’Europa, San Benedetto – ma perché rappresenta l’Appennino centrale che resiste, che custodisce identità millenarie e al tempo stesso guarda avanti. Quella della Civitas Appenninica è una candidatura che sa esprimere quel concetto di ‘cammino sinodale’ che abbiamo applicato alla ricostruzione e alla riparazione, perché parla di borghi, comunità, paesaggi, tradizioni, innovazione sociale. È un atto politico nel senso più alto, in quanto teso a dimostrare che le aree interne non sono marginali, ma centrali nel futuro del Paese e dell’Europa. E il Centro Italia si propone come il centro di un nuovo incontro tra Nord e Sud, tra Europa e Mediterraneo, tra Est e Ovest, con un ponte verso i Balcani”.
E il 2033 potrebbe essere anche l’anno di un Giubileo straordinario visto che ricorrono i 2000 anni dalla Redenzione. Ottenere il riconoscimento di Capitale Europea della Cultura potrebbe essere un volano per far conoscere il territorio a tanti pellegrini e per l’Italia centrale?
Il 2033 sarà un anno di enorme valore, non solo simbolico ma anche storico e spirituale. Quella di un di un Giubileo straordinario, in questo momento, è una possibilità ma, certamente, nel caso in cui dovesse diventare una realtà, rappresenterebbe un evento di portata globale. In questo contesto, il riconoscimento di Capitale europea della Cultura rappresenterebbe un moltiplicatore formidabile per le quattro regioni del sisma, capace di generare anche crescita e nuove opportunità, soprattutto per i giovani. Del resto, Norcia è la patria di San Benedetto, il Patrono d’Europa, come abbiamo detto, e, fanno parte della Civitas Appenninica anche Assisi e Loreto, luoghi la cui importanza per la cristianità non necessita di essere raccontata. Inoltre, l’Appennino centrale è da secoli terra di cammini, di spiritualità diffusa, di abbazie, santuari, monasteri che parlano al mondo. Mettere a sistema cultura, fede, accoglienza e bellezza significherebbe offrire ai pellegrini non solo una meta, ma un’esperienza autentica, fatta di comunità, devozione, paesaggi e storia. Non sono solo radici, ma sono valori che diventano attuali per l’agenda politica e sociale dell’Europa di oggi. E di domani. Il 2033 sarà l’anno in cui si chiudono due cicli di programmazione economica europea, che sono segnati da una nuova attenzione ai territori, e alla loro capacità di contribuire allo sviluppo, oltre i confini amministrativi delle regioni, ma secondo un approccio funzionale prima che istituzionale.
Lei è il Commissario Straordinario alla ricostruzione e alla riparazione economica e sociale designato dal Governo. L’Italia Centrale e i comuni del cratere hanno pagato a caro costo le conseguenze di fenomeni sismici devastanti. Alcune zone sono stare rase al suolo e tanti territori per come li conoscevamo non esisteranno più. Tuttavia, In questi anni il lavoro che avete portato avanti è stato molto importante. Quali obiettivi sono stati raggiunti e quali sono le priorità per il futuro prossimo?
In questi anni tre anni dedicati al compito che mi è stato affidato, grazie al pieno sostegno offerto dal Governo Meloni e a un lavoro basato su una governance multilivello composta da Stato, Regioni e Comuni, sono stati raggiunti risultati concreti e misurabili. I dati sono chiari: quasi 13.000 cantieri chiusi, 9mila in corso e 1.500 opere pubbliche già avviate. Abbiamo semplificato le procedure, accelerato l’avvio e la conclusione dei cantieri, dato certezza di risorse e tempi. Dei circa 14mila nuclei familiari che avevano perso l’abitazione, un terzo sono tornati nelle loro case, scuole e municipi sono stati riaperti, il tessuto economico ha ricominciato a respirare ed è tornato a crescere, anche grazie a strumenti come NextAppennino. Tutto ciò premesso, sappiamo che quanto fatto finora non basta: molto è stato fatto ma molto resta ancora da fare. La priorità resta quella di restituire la casa a tutti i cittadini, completare la ricostruzione privata e pubblica, rigenerare i nostri borghi e rilanciarli investendo su sicurezza, sostenibilità, servizi, digitalizzazione e attrattività. Dobbiamo ricostruire luoghi dove non solo si possa abitare, ma nei quali si possa scegliere di restare o di tornare. La strategia di contrasto allo spopolamento che stiamo adottando è diventata un modello, un punto di riferimento: il Laboratorio Appennino centrale. Questa è la vera sfida dei prossimi anni”.