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Garlasco

L'omicidio di Chiara Poggi

Caso Garlasco, la Cassazione dà ragione all’ex procuratore Venditti: no al sequestro di Pc e cellullare

Gli ermellini confermano la decisione del Riesame dando ragione all'ex procuratore indagato per corruzione in atti giudiziari

Cronaca - di Paolo Cortese - 16 Gennaio 2026 alle 12:49

 La sesta sezione della Cassazione dà ragione a Mario Venditti e pronuncia il “rigetto totale” del ricorso con cui la Procura di Brescia ha tentato – dopo il no del Riesame di Brescia – di aver accesso ai dispositivi informatici (cellulari, hard desk e pc) dell’ex procuratore aggiunto di Pavia indagato per corruzione nell’inchiesta sul caso Garlasco perché sospettato di aver ricevuto denaro per archiviare Andrea Sempio, da quasi un anno nuovamente indagato per il delitto in concorso di Chiara Poggi. Quello deciso ieri è un verdetto definitivo rispetto al sequestro scattato lo scorso settembre per l’indagine sull’omicidio del 13 agosto 2007.

Confermata la decisione del Riesame

Il Riesame aveva annullato il decreto di sequestro probatorio della Procura bresciana del 24 ottobre, dopo l’annullamento del precedente sempre nell’inchiesta per corruzione in atti giudiziari che vede indagato anche Giuseppe Sempio, padre di Andrea. Decisione che aveva riguardato anche il sequestro sui dispositivi degli ex carabinieri pavesi Giuseppe Spoto e Silvio Sapone. I giudici avevano ordinato per tutti e tre la “restituzione” di “tutti i beni sequestrati”, assieme “ai dati eventualmente già estrapolati”. Il legale Aiello, in particolare, aveva fatto notare che, oltre all’assenza di gravi indizi di colpevolezza, la Procura anche nel secondo decreto sul caso Garlasco non aveva indicato parole chiave per effettuare le analisi sui dispositivi, volendo portare avanti una ricerca a tappeto ed estesa a livello temporale per 11 anni, dal 2014, quando il magistrato divenne procuratore aggiunto a Pavia, fino al 2025.

I Pm bresciani avevano sostenuto nel ricorso che “pretendere una puntuale individuazione” di “specifiche ‘parole chiave'” determinerebbe “un gravissimo ed irrecuperabile ‘vulnus’ alla completezze dell’indagine”, che ipotizza che l’ex procuratore pavese abbia incassato soldi per favorire l’archiviazione di Sempio nella prima inchiesta del 2017 a suo carico per l’omicidio di Chiara Poggi. Venditti ha sempre respinto le accuse. Tra l’altro, sempre il Riesame bresciano aveva annullato anche i decreti di sequestro nell’inchiesta sul presunto “sistema Pavia”, filone intrecciato con quello sul caso Garlasco.

Le accuse a Venditti

L’ex procuratore di Pavia è attualmente indagato dalla Procura di Brescia con l’accusa di corruzione in atti giudiziari.

È sospettato di aver ricevuto denaro dalla famiglia di Andrea Sempio per insabbiare le indagini che lo riguardavano in un filone del caso delitto di Garlasco. In un’indagine separata, Venditti è accusato anche di peculato per circa 750mila euro, legati all’uso di auto di servizio.

Le indagini coordinate da Venditti nel 2017 e 2020 portarono all’archiviazione della posizione di Sempio per “assoluta carenza di riscontri oggettivi”, a differenza della condanna definitiva di Alberto Stasi per l’omicidio. Il magistrato ha sempre respinto le accuse definendole, “fumose e ridicole”.

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di Paolo Cortese - 16 Gennaio 2026