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Capotreno aggredito a Bra, l’ultima vergogna su cui la sinistra balbetta e per cui il governo va dritto alla meta col Dl Sicurezza

Ferocia a bordo

Brutale aggressione a un capotreno a Bra: ha solo chiesto il biglietto a chi pretendeva di non averlo. Ma l’ipocrisia dem non ferma il Dl sicurezza (video)

Un altro servitore dello Stato in ospedale: l'ennesima violenza sui treni è la prova che il decreto del governo è l'unica via. Eppure dal Pd continuano a coccolarere i violenti. L'ultima riprova nello scontro tv tra Bignami (FdI) e il dem Bonifei da Del Debbio. Come il video dell'ultimo virulento attacco diffuso sui social dal ministro Salvini

Cronaca - di Chiara Volpi - 17 Gennaio 2026 alle 14:20

Ancora violenza, ancora un servitore dello Stato nel mirino. Come ancora caos a bordo che paralizza i cittadini perbene, pendolari, lavoratori, madri e padri di famiglia e studenti. L’ultimo gravissimo episodio di una furia inaudita avvenuto alla stazione di Bra, nel cuneese, non è solo un fatto di cronaca nera. È il sintomo di una deriva che la sinistra continua a ignorare, ma che il governo Meloni sta affrontando con la forza dei fatti, intervenendo sul punto per cicatrizzare e guarire una ferita che sanguina da troppo. Letteralmente…

Far West dei furbetti dello sbafo: capotreno aggredito con furia per aver chiesto il biglietto

Veniamo ai fatti, per l’appunto. E precisamente a quelli che risalgono al pomeriggio del 15 gennaio, quando un capotreno della linea Torino-Alba è finito in ospedale. La sua “colpa”? Aver chiesto il biglietto a un passeggero a bordo durante i rituali controlli di routine. La risposta è stata una brutale aggressione che ha portato alle cure ospedaliere del dipendente delle ferrovie e alla cancellazione della corsa, lasciando a piedi decine di pendolari. Un copione già visto, insomma. Figlio di una cultura dell’impunità che per anni ha trasformato stazioni e vagoni in zone franche. Le associazioni dei pendolari sono sfinite: chiedono chiusure notturne e presidi per evitare che gli scali diventino centri di bivacco e spaccio. «Non può essere il Far West», dicono. E hanno ragione.

Lo scontro politico si aggiorna al Decreto sicurezza. E Bignami “asfalta” la sinistra da Del Debbio

Così, mentre la cronaca ci consegna l’ennesimo ferito, il dibattito politico si accende sul nuovo Decreto Sicurezza. Emblematico lo scontro tv dei giorni scorsi da Del Debbio, su Rete 4, dove l’esponente di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami, ha letteralmente “asfaltato” il dem Brando Benifei. Testimone (e portavoce?) di un Pd che si arrampica sugli specchi del garantismo ideologico e delle tutele per chi infrange le regole, con Bignami che ha riportato la discussione alla realtà: la sicurezza non è un optional. Ma un diritto primario per chi lavora e per chi viaggia pagando il biglietto (e rispetto la legge).

Sinistra in panne: non sa cosa rispondere

Eppure, malgrado argomentazioni chiare (e al netto della cronaca), alla fine della fiera, la sinistra insiste a parlare di “repressione”. Ma la verità è che il ddl Sicurezza – fortemente voluto dal centrodestra – serve proprio a dare strumenti alle forze dell’ordine e a inasprire le pene per chi aggredisce, e con ferocia gratuita, i pubblici ufficiali. Tanto che non si può non dubitare che, alla resa dei conti, l’atteggiamento di Benifei possa essere lo specchio di un Pd lontano anni luce dai problemi dei cittadini. Dei pendolari. E di chi, ogni giorno, rischia la propria incolumità: sui treni o per le strade delle nostre città.

La linea del governo: tolleranza zero contro la ferocia senza tetto né legge

Sì, perché l’episodio di Bra conferma l’urgenza delle nuove norme. Non c’è spazio per le zone d’ombra: chi aggredisce un capotreno aggredisce lo Stato. La solidarietà non basta più: servono misure urgenti e certezza della pena. E se per la sinistra il controllo del territorio è un fastidio, per l’esecutivo è il presupposto della libertà e della sicurezza dei cittadini. Come del resto ribadito anche dalla premier Meloni nella conferenza di fine-inizio anno. Dunque, anche il Decreto Sicurezza è la risposta concreta a chi vorrebbe trasformare l’Italia in un terreno di scontro permanente tra onesti cittadini e violenti senza biglietto. Senza tetto, né legge.

E intanto dilaga sui social il video di Salvini sull’aggressione del capotreno a Bra

E nel frattempo, le immagini dell’aggressione all’ennesimo capotreno, diffuse sui social, sono state condivise anche dal ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Matteo Salvini. Il quale, alle inquietanti sequenze, ha aggiunto una didascalia emblematica: «Un capotreno è stato aggredito da “un giovane” senza biglietto: 10 giorni di prognosi per aver semplicemente fatto il proprio lavoro e chiesto di rispettare la legalità. Non è accettabile: questo non può. E non deve accadere. Spero che l’aggressore venga identificato. Acciuffato. E punito al più presto. Senza sconti. Solidarietà al capotreno ferito. Massimo impegno per avere più donne e uomini in divisa. Più controlli e più sicurezza nelle stazioni e sui treni», scrive il segretario della Lega. Come dargli torto?

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di Chiara Volpi - 17 Gennaio 2026