Acca Larenzia
Bravi “compagni” armati di spranghe: spunta il video che documenta l’aggressione ai giovani di destra
Spunta il video dell’aggressione subita dai quattro ragazzi di Gioventù nazionale a Roma, la notte tra il 6 e il 7 gennaio, pubblicato sulla pagina Instagram del movimento giovanile. I ragazzi di destra, che erano usciti in macchina per affiggere dei manifesti in occasione della ricorrenza della strage di Acca Larenzia, sono stati sopraffatti da un folto gruppo di antagonisti che li hanno colpiti ripetutamente. C’è la prova dell’assalto vigliacco: le immagini stanno facendo il giro del web e si vede benissimo la sproporzione di forze e le armi usate, bastoni, spranghe, forse anche pezzi di ferro.
Sul posto, dalle forze dell’ordine, è stato ritrovato anche un coltello a serramanico. Come si vede nel video, girato nel quartiere Appio-Tuscolano, i violenti antifascisti non hanno risparmiato neanche la vettura, continuando a sprangare i giovani che si erano rifugiati all’interno. Sopra il girato pubblicato si legge: «La banda di Antifa armati di spranghe. La sinistra resta ancora in silenzio?». Insomma, Gioventù nazionale ha deciso di affidare ai social il proprio comunicato, che si intitola: «State legittimando la violenza e fate finta di non vederla».
Gioventù nazionale pubblica l’aggressione ai danni dei militanti di Roma
«Quattro ragazzi aggrediti con coltelli, spranghe e caschi da un gruppo di antifascisti: non sono “tensioni” come ha scritto La Repubblica, non sono “scontri”. È violenza politica». Lo scrivono a chiare lettere i giovani militanti di destra, sottolineando che «ancora una volta una parte della stampa come Il Domani o L’Espresso preferiscono anestetizzare le parole: “tensioni”, “attivisti dell’opposta fazione, “scontri”». Ma Gioventù nazionale non ci sta e lotta per restituire il significato anche alle parole, quando queste vengono utilizzate impropriamente: “Quando c’è un’aggressione a freddo, con armi improprie, radioline per non farsi intercettare e superiori numerica, si chiama, lo ripetiamo, violenza politica. Ma non finisce qui, perché i giovani di destra hanno finalmente dato un nome agli aggressori: «Questi si chiamano antifascisti».
Poi è arrivata anche una stoccata alla classe politica dell’opposizione: «Avs, Schlein e Conte: su qualsiasi cosa avete un commento. Su questa violenza, silenzio. Perché? Perché le vittime non sono quelle giuste?”. Non è mancato un richiamo a chi invece ha deciso di glissare sulla notizia, senza riportarla: «Poi c’è chi seleziona cosa è degno di essere raccontato e cosa no. Chi predica “giornalismo indipendente” e “schiena dritta”, ma quando un militante di destra viene aggredito sparisce. Toc, toc Fanpage».
Un richiamo alla responsabilità: basta violenza politica
La volontà di Gioventù nazionale è quella di non cadere nel tranello del livore e della rabbia cieca: «Noi non cerchiamo vendette. Non faremo mai ciò che gli antifascisti hanno fatto contro la sede de La Stampa. Ma una cosa la pretendiamo: rispetto, verità e condanna netta. Perché minimizzare oggi significa legittimare domani. E se la prossima volta finirà peggio, una parte della responsabilità sarà anche di chi ha scelto di chiamare la violenza con un nome più comodo».