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Biondi: “L’Aquila 2026 racconta la forza di una città che ha trasformato la ricostruzione in visione”

Parla il Sindaco

Biondi: “L’Aquila 2026 racconta la forza di una città che ha trasformato la ricostruzione in visione”

In una intervista esclusiva al Secolo d'Italia il primo cittadino racconta le tappe e il progetto della nuova capitale italiana della cultura. Il 17 gennaio cerimonia inaugurale con il Presidente Mattarella

Interviste - di Giovanna Ianniello - 3 Gennaio 2026 alle 11:10

Sindaco Biondi, finalmente il 2026. Per tutto l’anno L’Aquila è ufficialmente la Capitale italiana della Cultura. Un momento atteso da tempo. Da cosa partirà questa esperienza?
Con il 2026 si apre per L’Aquila un anno importante e molto atteso. La cerimonia inaugurale del 17 gennaio, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, segnerà l’avvio ufficiale di un percorso costruito nel tempo e condiviso con una comunità, che ha scelto di investire nella cultura come leva di crescita e di futuro. Capitale italiana della Cultura non è un punto di arrivo, ma l’inizio di una nuova fase: un anno che mette in relazione luoghi, persone e linguaggi diversi, che consentirà all’Aquila di raccontarsi per quello che è oggi, senza retorica, con la determinazione di una città che ha saputo trasformare la ricostruzione in visione.

Quindi alla base del vostro progetto c’è una prospettiva che va oltre il 2026?
La nostra forza è la coralità di una comunità ampia, policentrica e in costante evoluzione.
L’investimento complessivo del Comune dell’Aquila per il solo 2026 – tra programmazione culturale, grandi esposizioni, produzioni, attività diffuse e azioni di rigenerazione – è di oltre 16 milioni di euro, segno di una volontà politica chiara: affiancare alla ricostruzione materiale una strategia culturale strutturale, capace di generare futuro. E lasciare un’eredità duratura al nostro territorio e alle future generazioni.

Tanti gli eventi in programma da qui a dicembre. Quali sono secondo lei i punti di forza della vostra proposta e quali principi ispirano il vostro programma?
Il punto di forza del programma è l’idea guida che lo attraversa: “Un territorio, mille capitali”, la prima vera Capitale diffusa della Nazione. Un progetto aperto che valorizza l’intero Appennino centrale, le città medie, le aree interne, le periferie, che supera l’idea tradizionale di una singola città, proponendo invece un modello che valorizza un vasto territorio interconnesso. Parliamo di oltre 300 eventi in 300 giorni, che tengono insieme grandi produzioni nazionali e internazionali, artisti di primo piano e il lavoro quotidiano delle istituzioni culturali aquilane. I principi ispiratori sono partecipazione, qualità, inclusione e attenzione alle nuove generazioni. La cultura come infrastruttura primaria, capace di generare benessere, coesione sociale e sviluppo, non solo semplice intrattenimento.

Quanto conta la collaborazione tra istituzioni territoriali e Governo centrale ai fini del risultato e della buona riuscita di questa sfida straordinaria?
Conta in modo decisivo. L’Aquila 2026 è il frutto di una sinergia istituzionale solida e leale, che coinvolge il Governo, il ministero della Cultura, l’Abruzzo tutto, i Comuni delle aree interne, la città di Rieti per la connessione con il sisma 2016, gli Uffici speciali per la ricostruzione e il sistema delle organizzazioni culturali. È la dimostrazione che quando le istituzioni lavorano nella stessa direzione, i risultati arrivano. In questo quadro va riconosciuta l’attenzione costante del Governo guidato da Giorgia Meloni che, in questi anni, ha destinato risorse determinanti alla crescita economica, alla ricostruzione e al rilancio dell’Aquila, rafforzando il percorso di rinascita della città e creando le condizioni perché appuntamenti come Capitale italiana della Cultura potessero poggiare su basi solide e concrete. Il sostegno del Governo è stato fondamentale per costruire un progetto credibile e per affiancare alla ricostruzione materiale una strategia strutturale, capace di produrre effetti duraturi.

E tra i pilastri della vostra proposta culturale per questo 2026 c’è la riscoperta e la valorizzazione dei gioielli della città…
Con il milione di euro stanziato dal ministero della Cultura sono in fase di avvio cantieri culturali diffusi, programmi di partecipazione e cittadinanza attiva – come quello con la ‘Fondazione Cittadellarte’ di Michelangelo Pistoletto – progetti di rigenerazione urbana e innovazione digitale, azioni pilota in quartieri e paesi del territorio. L’anno da Capitale passa anche per la restituzione di alcuni luoghi della cultura, a 17 anni dal sisma: la riapertura del Teatro Comunale, per esempio, che poi sarà sede dell’evento conclusivo dell’anno con una grande opera a cura del Teatro Stabile d’Abruzzo o il rientro del Museo Nazionale d’Abruzzo nel Castello cinquecentesco a dicembre 2025, così come tornerà al pubblico anche il Teatro San Filippo.

L’Aquila è diventata il simbolo del riscatto, dell’Italia che non si piega alle difficoltà ma si rialza. Ora questo prestigioso ruolo di Capitale della Cultura. Che augurio vuole rivolgere agli aquilani per questo nuovo anno che li vede protagonisti?
Agli aquilani auguro di vivere questo anno con orgoglio, consapevolezza e partecipazione. La Capitale italiana della Cultura è un riconoscimento importante e anche una responsabilità collettiva. È l’occasione per sentirsi protagonisti di un racconto che parla all’Italia e all’estero, per continuare a credere nella forza della comunità, nel valore della bellezza, della conoscenza e della condivisione. L’Aquila ha dimostrato di saper rialzarsi e guardare avanti: il 2026 è l’anno in cui questa energia diventa patrimonio comune e si trasforma in futuro.

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di Giovanna Ianniello - 3 Gennaio 2026