Battute, siparietti e qualche fuor d’opera giornalistico. Come in passato, nella rituale conferenza annuale con stampa parlamentare, due ore e mezza e 40 domande, la premier Giorgia Meloni dimostra ‘resilienza’ e grande smalto nel replicare alle domande più velenose, talvolta involute. Già all’avvio, di fronte al flash mob della Federazione nazionale della stampa sul rinnovo dei contratti, Meloni chiarisce che il dossier non è di competenza del governo. Va bene il ‘colore’ ma Palazzo Chigi non ha alcun ruolo nella vertenza. Tra i botta e risposta spicca quello con il giornalista di Repubblica, Tommaso Ciriaco.
Siparietti e fuori programma smontati con ironia fulminante
La domanda verte sul no del governo dell’invio di truppe in Ucraina. “Se ci fosse l’ombrello dell’Onu lei sarebbe disponibile a inviare soldati? O prevarrebbe il veto anti-ucraino o filo-putiniano di Salvini?”. Tranchant e da applauso la risposta della premier. La storiella dei “filo”, filo-putiniani, filo-ucraini-, filo-americani non le va giù. “Ho già detto che i dibattiti dentro la maggiorana sul tema Russia e Ucraina non si fanno tra filo russi e filo ucraini. I politici se sono seri non devono essere filo-niente. Il dibattito riguarda come si difende meglio l’interesse italiano. I fili li lasciamo ai burattini”. Gioco, partita, incontro. Spiazzata con l’ironia anche la baldanzosa Claudia Fusani, che prova a incalzare la premier su dati economici “non entusiasmanti” e la pressione fiscale. “Se lei fosse un esponente del sistema bancario potrebbe dire che le tasse aumentano. Ma per tutti gli altri le tasse non aumentano”, risponde la premier allargando le braccia.
Al Domani “mi sarei aspettata una domanda su un vostro scoop, forse non era un granché”
Non va meglio all’inviata del Domani che chiede conto sull’inchiesta del quotidiano sul caso del suo capo di Gabinetto, Gaetano Caputi. “Mi sarei aspettata una domanda su un altro importante scoop”, risponde Meloni. “Cioè sul fatto che avrei brigato con l’Agenzia delle Entrate per fare accatastare casa mia in una classe catastale diversa da quella che meriterebbe. Avete presentato questa come una grande inchiesta e mi stupisce che non me ne chieda conto. Probabilmente non lo fa perché non era una grande inchiesta”. Da non trascurare la gaffe, forse involontaria, dell’inviato del Corriere della Sera, Marco Galluzzo, con la sua domanda ‘monstre. Una sorta di trattatello perché – spiega con piglio da primo della classe – quando si parla di economica, bisogna dire tutto, far parlare i numeri. Sfora i tempi e non arriva mai al dunque. Quando il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli, glielo fa notare, si scusa facendo innervosire la sala. “Bisogna essere accurati. Cosa che magari non è consuetudine di tutti i colleghi”.
La domanda su Paragon della coppia Turco-Cancellato…
Non manca un fuori programma: teatrale, irrituale e inefficace. Finisce ammutolita la giornalista dell’Espresso Susanna Turco protagonista dell’ultima domanda. Sono da poco passate le 14 quando la cronista accenna la domanda irriverente per lasciare il microfono al collega Francesco Cancellato, al centro della vicenda di spionaggio con il software Paragon. Ne esce fuori un duetto stonato. “Chiedo cosa intende fare il governo per questa situazione, la stessa Paragon aveva offerto aiuto al governo per capire chi aveva spiato giornalisti, manager e funzionari dello Stato”, chiede il direttore-militante di Fanpage che era saltato nel giro di domande. Non certo per colpa della censura meloniana. La sua domanda è andata persa e il giornalista non è stato inserito nella lista. “L’abbiamo fatta perdere sempre noi?”, chiede ironica Meloni. No, il disguido non coinvolge la presidente del Consiglio. “Ah, ecco. Possiamo chiarire che non c’entriamo niente? Adesso basta…”.
“Sono i fatti di Meloni non di Cancellato a finire su tutti i giornali”
La presidente del Consiglio non si sottrae alla domanda della coppia Turco-Cancellato. “Stiamo offrendo tutta la disponibilità per arrivare alla verità. Non ho mai detto che questa è una questione di campagna elettorale, ho anzi detto che è un tema serio”, dice all’indirizzo della giornalista dell’Espresso. “Sottoscrivo in pieno poi le parole di Papa Leone sul fatto che le opinioni delle persone non vanno scandagliate. Ma io i fatti sulla situazione patrimoniale della madre e sul padre morto undici anni fa le ho viste sui giornali ed erano cose della mia famiglia, quindi so che i problemi ci sono. Sono i fatti personali non di Cancellato, ma di Meloni che sono finiti su tutti i giornali”.
Il Quirinale? Vorrei essere pagata per lavorare con Fiorello…
Immancabile la domanda su possibili aspirazioni quirinalizie di Giorgia. “La ringrazio per questa proposta. Non so perché non mi proponete di andare a lavorare con Fiorello a pagamento”, sorride. “Se mi chiedete cosa vorrei fare, vorrei essere pagata per lavorare con Fiorello. Mi basta quello che sto facendo, mi appassiona e se lo farò ancora nella prossima legislatura dipenderà dal voto degli italiani”.