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Olanda stupri inclusione

L’altra faccia del buonismo

Olanda, la favola dell’inclusione diventa un incubo: stupri, violenze e paura. «È davvero riprovevole»

Convivenza imposta tra studenti e immigrati, denunce per stupri e molestie, e la sinistra che tira dritto nonostante tutto: «Dove dovrebbero andare allora?»

Europa - di Alice Carrazza - 21 Gennaio 2026 alle 10:44

Ecco le conseguenze del buonismo applicato. Ad Amsterdam l’inclusione è stata trasformata in un esperimento abitativo e il risultato è misurabile in denunce, stupri e paura. Non è una polemica, è un bilancio. Il luogo dove tutto è successo ha un nome: Stek Oost, zona est della capitale olandese.

Olanda: l’esperimento sociale finito male

L’idea era semplice e presuntuosa: 125 rifugiati ospitati insieme a 125 studenti e studentesse olandesi, nello stesso complesso residenziale. Convivenza forzata, integrazione accelerata, fiducia elevata a dogma. Il progetto, lanciato nel 2016 come modello pionieristico di edilizia abitativa a vocazione inclusiva, è stato raccontato come una virtù in sé, non come una scelta da valutare nel tempo.

Inclusività forzata, tragedia annunciata

La realtà, ricostruita dal programma investigativo olandese Zembla, ha mostrato altro. Negli ultimi 18 mesi sono state presentate denunce per 20 aggressioni e violenze sessuali. Decine di segnalazioni per molestie e stalking risalgono già al 2022, quando il progetto era pienamente operativo e l’allarme avrebbe potuto essere ascoltato. «Molte donne hanno corso il rischio di essere stuprate nella sicurezza delle proprie case», dichiara Maartje van Megen, avvocato di una delle vittime.

La storia che inchioda il sistema

Il caso più grave è quello di Amanda, come riportato da Paolo Del Debbio su La Verità oggi. Nel 2019 accetta l’invito di un rifugiato siriano, Mohammed Ra, nella sua stanza per guardare un film. L’uomo si presenta come qualcuno che «voleva imparare l’olandese e studiare». Dentro quella stanza la promessa di integrazione si trasforma in violenza. Amanda denuncia, ma si sente rispondere che non ci sono prove sufficienti per avviare un’indagine.

Segnalazioni ignorate

Qualche mese dopo un’altra donna espone timori analoghi sullo stesso individuo. Le autorità locali dichiarano che non è possibile sfrattarlo. Il progetto va avanti come se nulla fosse, mentre il rischio rimane confinato nelle stanze di chi lo subisce.

Un contesto che degenera

Nel frattempo emergono altri elementi. L’associazione per l’edilizia popolare che gestisce gli edifici segnala traffico di droga, risse, e sospetta persino che in uno degli appartamenti si sia verificato uno stupro di gruppo. Nonostante questo quadro, Mohammed Ra continua a vivere nello stesso contesto abitativo, accanto a studenti e studentesse privi di strumenti, competenze e tutele.  

La condanna che arriva tardi

Solo nel 2024 arriva la condanna: due capi di imputazione per stupro, contro Amanda e contro un’altra residente. Nel frattempo l’uomo ha potuto restare nello stesso quartiere, mentre l’esperimento continuava a essere difeso come se i fatti fossero un dettaglio scomodo. «È davvero riprovevole», commenta ancora il legale.

La risposta politica

A questo punto ci si aspetterebbe una revisione, una sospensione, almeno un ripensamento. Invece no, il Comune rifiuta di interrompere il progetto. La presidente del distretto, Carolien de Heer, interpellata sull’accaduto, risponde: «Dove dovrebbero andare allora le persone?». È una frase che evita scrolla via ogni responsabilità, cancella le vittime e trasforma un fallimento concreto in una questione astratta.

Un test che continua

L’esperimento, salvo cambiamenti, proseguirà fino all’aprile del 2028. Resta una domanda inevasa: chi ha deciso che 125 studenti e studentesse dovessero diventare parte attiva di un test sociale senza consenso, senza formazione, senza protezione?

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di Alice Carrazza - 21 Gennaio 2026