Il paradosso
Allarme islamismo, ma a dirlo sono gli arabi: “In alcune scuole d’Europa l’ombra dei fratelli musulmani”
Gli Emirati Arabi Uniti tagliano le borse di studio e smettono di riconoscere i titoli britannici: timori di radicalizzazione nei campus e gelo diplomatico con Starmer
Gli Emirati Arabi Uniti hanno deciso di fare ciò che l’Europa non osa più nemmeno pensare: scegliere. Scegliere dove mandare i propri figli a studiare, scegliere quali università finanziare, scegliere quali ambienti considerare sicuri. E, soprattutto, scegliere da chi tenersi alla larga. Ne è scaturita una decisione che ribalta anni di retorica occidentale e mette il Regno Unito davanti a uno specchio poco indulgente: “Non andate a studiare a Londra”.
Gli Emirati temono la radicalizzazione in Europa
Nel giugno 2025 il Ministero dell’Istruzione Superiore di Abu Dhabi ha pubblicato un elenco aggiornato delle università straniere ammesse ai finanziamenti statali. Dentro figurano atenei statunitensi, australiani, francesi, perfino israeliani. Fuori, in modo clamoroso e deliberato, quelli britannici. E no, nessun errore burocratico. «Non vogliono che i loro figli vengano radicalizzati all’università», ha spiegato al Financial Times una fonte con conoscenza diretta dei colloqui.
Borse di studio negate, titoli svalutati
Eppure non è una novità, gli esperti ne parlavano già da tempo. «A Londra, Parigi o New York fate attenzione. Il vostro vicino potrebbe essere un terrorista entrato nel vostro Paese con un passaporto diplomatico», diceva Amjad Taha, autore e ricercatore emiratino. Il Regno Unitoperò continua a rifugiarsi nel lessico della “libertà accademica”, come se bastasse invocarla per disinnescare una preoccupazione politica e di sicurezza che, per Abu Dhabi, è tutt’altro che teorica. Gli Emirati non hanno imposto un divieto formale di iscrizione: chi dispone di risorse sufficienti può infatti continuare a studiare a Oxford o a Manchester pagando, tuttavia, di tasca propria. Lo Stato non metterà più un dirham. E c’è di più: i titoli rilasciati dagli atenei non inclusi nell’elenco approvato non saranno riconosciuti a livello nazionale. Il messaggio è chiaro: vuoi studiare a Londra? È una tua scelta e responsabilità, non può più essere un investimento pubblico.
I numeri confermano la portata della svolta. Nell’anno conclusosi a settembre 2025, come riporta Alessandro Rico su La Verità, solo 213 studenti emiratini hanno ottenuto un visto per frequentare le università britanniche. È un calo del 27 per cento rispetto all’anno precedente e del 55 per cento rispetto al 2022, una vera e propria ritirata collettiva. Gli studenti già iscritti continuano a ricevere supporto, mentre per chi inizia ora le porte dei finanziamenti statali restano, di fatto, chiuse.
L’ombra lunga dei Fratelli musulmani
Alla base della scelta c’è una diffidenza totale verso l’islam politico e, in particolare, verso i Fratelli musulmani. Dopo le rivolte arabe del 2011, Abu Dhabi ha tratto una conclusione precisa: ciò che in Occidente veniva presentato come “anelito alla democrazia” si è trasformato, in molti casi, in un corridoio di accesso al potere per movimenti organizzati e ideologici, pronti a occupare ogni spazio lasciato libero. Da allora, sotto la guida di Mohammed bin Zayed al-Nahyan, gli Emirati hanno rafforzato i controlli interni e guardato con crescente sospetto ai Paesi che, a loro giudizio, hanno scelto la tolleranza al posto della prevenzione.
Il Regno Unito rientra pienamente in questa categoria. Londra non ha mai messo al bando la Fratellanza musulmana. Una revisione governativa del 2015 concluse che il movimento non era collegato ad attività terroristiche in o contro la Gran Bretagna. Keir Starmer ha ribadito lo scorso anno che la questione resta sotto «attenta revisione». Ma la revisione dura da undici anni e, nel frattempo, il contesto è mutato. Nel solo anno accademico 2023-2024, 70 studenti universitari sono stati segnalati al programma Prevent per possibili segnali di «radicalizzazione islamista». Su quasi tre milioni di iscritti è una cifra marginale, ma sufficiente, agli occhi di Abu Dhabi, a indicare una tendenza. Un accademico inglese ha invitato a ridimensionare l’allarme, pur riconoscendo che la guerra Israele-Gaza ha amplificato tensioni e proteste nei campus.
Il paradosso occidentale
Qui si consuma il paradosso. La “libera Europa” è il peggior incubo dei Paesi islamici. Non la Siria o l’Afghanistan, ma le università del Vecchio continente sono il vero timore. «Assolutamente folle», ha commentato su X il vicepresidente degli Stati Uniti, J.D. Vance, riferendosi alla notizia. Folle, sì, ma coerente con una visione del potere che non separa mai istruzione e sicurezza.
Il leader di Reform Uk, Nigel Farage, ha non a caso promesso di mettere al bando i Fratelli Musulmani se dovesse diventare primo ministro. La sua visita negli Emirati nel 2025 è stata finanziata dal governo di Abu Dhabi. Un dettaglio che chiarisce chi, nel Golfo, venga considerato un interlocutore credibile. Intanto altri Paesi della regione non restano immobili: la Giordania ha chiuso la branca locale della Fratellanza, l’Egitto la considera una minaccia esistenziale, Arabia Saudita, Tunisia e Algeria hanno adottato misure per impedire infiltrazioni e reclutamento anche in ambito scolastico e universitario.
Oltre l’istruzione, la frattura politica
Le tensioni tra Londra e Abu Dhabi non si esauriscono nel campo educativo. Pesano anche i tentativi emiratini di acquisire il Daily Telegraph, le accuse – respinte – di sostegno a gruppi armati in Sudan, la battaglia legale in Premier League che coinvolge il Manchester City, spesso accompagnata dall’etichetta di “sportwashing”. Eppure, mentre gli Emirati serrano i rubinetti delle borse di studio, il Regno Unito continua ad ampliare la propria presenza accademica a Dubai, da Manchester a Heriot-Watt. Loro alzano muri, noi ci affanniamo scappiano in cerca di trovarvi riparo.