Non ci vogliono stare
Ai test di Medicina vince il merito, ma la sinistra universitaria fa il piagnisteo e cerca il caos dei ricorsi
Lo studente dell'Udu che guidò la protesta contro Bernini passa, ma dai suoi social parla di diritto allo studio negato e «riforma ideologica». I numeri degli accessi alla facoltà, però, dicono altro: basta leggerli senza pregiudizi per capire che il nuovo corso quel diritto lo rafforza
Non si arrendono i detrattori della riforma d’ingresso a Medicina, che all’indomani della pubblicazione delle graduatorie dei test dopo il semestre filtro provano ad alimentare il caos sventolando la carta dei ricorsi. Fra loro, c’è anche Leonardo Dimola, l’attivista dell’Udu che guidò la protesta contro il ministro Anna Maria Bernini ad Atreju. Dimola gli esami li ha superati, ma dalle sue pagine social in questi giorni ha continuato a scagliarsi contro quella che definisce «una riforma sbagliata e ideologica che combatteremo fino all’ultimo», con tanto di invito a rivolgersi all’Udu per fare ricorso.
L’Udu cerca il caos con la carta dei ricorsi
In uno dei post dedicati all’argomento, Dimola ha rivendicato che l’Udu continuerà a impegnarsi «affinché il diritto allo studio sia garantito a tutti», visto che «più di 25.000 – è la tesi che propaganda – saranno esclusi e rischiano di perdere un anno soltanto perché volevano studiare». Le cose non stanno esattamente così: intanto questi studenti “saranno esclusi” da medicina perché non hanno superato gli esami e poi potranno comunque iscriversi a facoltà affini. Dunque, la riforma non solo salvaguarda il diritto allo studio di tutti, ma lo rafforza con un principio meritocratico.
Il diritto allo studio rafforzato con i nuovi criteri di accesso
Lo spiega con estrema chiarezza, oggi sul Corriere della Sera, Antonio Polito, non facendo mistero del suo stupore per le polemiche. Il giornalista, che certo non si può tacciare di simpatie aprioristiche per il governo, dopo aver ricordato che «cinquantamila ragazzi italiani hanno bussato alle porte dell’università e vi sono stati accolti per sei mesi di corsi, di studio, e alla fine esami» e che la metà «ha superato almeno una delle tre prove conclusive», si sofferma sui «25.000 studenti che non hanno ottenuto neanche un 18 in nessuno dei tre esami previsti (Fisica, Biologia, Chimica)». «Per loro dunque si chiudono (con qualche ragione, oserei dire) le porte di Medicina; ma possono comunque iscriversi a un’altra facoltà senza perdere l’anno, visto che sono stati prorogati i termini. Si può dunque dire che dei 50 mila ragazzi che hanno chiesto di accedere agli studi universitari, nessuno è stato rifiutato a priori. In fin dei conti è questo il “diritto allo studio” tutelato dalla Costituzione», si legge nell’articolo di Polito, che precisa: «È il primo anno che succede dopo molto tempo».
Per la facoltà di medicina merito contro “lotteria dei test”
Il numero chiuso a Medicina, infatti, si basava su quella che il giornalista definisce «la lotteria di un test astruso», che consentiva solo a 9-10mila ragazzi di iscriversi alla facoltà sui 90-100mila che tentavano. «Tutti gli altri, 80/90mila, erano respinti senza aver avuto alcun contatto con l’università. Sarà che sono un ottimista di natura, e guardo sempre il bicchiere mezzo pieno; ma a me pare questo il bilancio da trarre del primo anno del nuovo regime», sottolinea Polito, per il quale «riaprire le porte dei corsi universitari a così tanti giovani non mi pare male. Non capisco perciò le polemiche». «Poi certo, c’è il merito (anch’esso citato in Costituzione). C’è stata infatti una vera e propria débâcle dei nostri studenti nell’esame di fisica: appena in 10.000 sono riusciti a superarlo. Che dipenda dalla difficoltà della prova o dalla preparazione dei ragazzi, lascio ad altri giudicarlo. Ma un esame è pur sempre un criterio di selezione meritocratico. Non si può diventare medico “ope legis”», conclude.
In fondo, bastava studiare…
Decisamente più tranchant, come nel suo stile, ma tutto sommato in linea con le considerazioni, era stato Roberto Burioni qualche settimana fa, quando le polemiche riguardavano la difficoltà degli esami e in particolare l’esame di fisica. «Io li avrei superati al quarto anno di liceo insieme a tutti i miei compagni di classe. Bisogna lamentarsi di meno e studiare MOLTO (tutto maiuscolo, ndr) di più», scrisse sui propri social, scagliandosi contro le promozioni facili alle scuole superiori e lodando l’«ottima occasione per riprendere contatto con la (dura) realtà». Che in sostanza era quella per cui i traguardi si raggiungono con l’impegno. Del resto, come dimostra il fatto che 25mila studenti l’hanno superata, eccedendo anche il numero previsto di 17mila posti, la prova alla fine del semestre filtro era alla portata. Bastava studiare.