Contro le mistificazioni
Acca Larenzia, Piantedosi riporta la sinistra alla realtà: «Preoccupa di più chi pratica la violenza di chi fa i saluti romani »
Il ministro dell'Interno invita a non dimenticare che al centro delle commemorazioni ci sono tre ragazzi innocenti uccisi e invita a riportare l'attenzione su ciò che davvero mette a rischio la sicurezza
«Da ministro dell’Interno mi preoccupano più quelli che dicono di indignarsi nei confronti dei saluti romani ma che poi praticano la violenza nelle manifestazioni di piazza. Mi interessa molto più la violenza praticata che non quella teorizzata». A dirlo è stato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, a margine del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica a Caivano, rispondendo a una domanda sulle polemiche per i saluti romani alla commemorazione di Acca Larenzia. Un intervento importante quello del ministro dell’Interno, perché riporta l’attenzione sulle questioni sostanziali.
Piantedosi riporta il dibattito su Acca Larenzia ai fondamentali
La prima, che riguarda ogni anniversario: il fatto che il 7 gennaio si ricordano tre ragazzi innocenti uccisi, la cui memoria viene colpevolmente offuscata da chi alimenta le polemiche sui saluti romani. La seconda, che quei saluti possono indignare ma non sono un pericolo per la sicurezza. La terza, specificamente legata a quanto avvenuto la sera del sera del 6 gennaio di quest’anno, quando quattro ragazzi di Gioventù nazionale che stavano affiggendo manifesti in ricordo della strage sono stati brutalmente aggrediti da un commando dell’ultrasinistra.
Il ministro ricorda che al centro delle commemorazioni ci sono tre ragazzi uccisi
«Il problema di Acca Larenzia – ha spiegato Piantedosi – è un problema un po’ meno di sicurezza, ma molto nella discussione che viene fatta. C’è tanto dietro Acca Larenzia, c’è la commemorazione innanzitutto delle persone che sono morte e furono uccise in maniera tragica, drammatica e anche in qualche modo vigliacca». Quindi, ha sottolineato il ministro, «bisogna riconoscere anche la possibilità di commemorare queste persone, perché spesso si sottace che nella giornata della commemorazione di Acca Larenzia alla mattina c’è una celebrazione, una commemorazione a cui partecipano le istituzioni ufficiali in maniera assolutamente trasversale».
La sicurezza «messa in discussione da chi fa meno saluti romani ma pratica di più la violenza»
«C’è sicuramente il ricordo e poi ci sono dei gesti, quello del modo di commemorare da parte di alcuni, che giustamente indigna qualcuno poiché si fa riferimento a segni di un passato che è stato sconfitto dalla storia. Ma – ha chiarito Piantedosi – la sicurezza viene messa in discussione quando ci sono invece episodi come quelli in cui altre persone fanno meno saluti fascisti ma praticano di più la violenza».
La visita a Caivano: «Quando lo Stato agisce, i risultati si vedono»
Durante la sua visita a Caivano, il ministro oltre a presiedere il Comitato per l’ordine e la sicurezza, si è recato anche nella chiesa di San Paolo Apostolo, al Parco Verde, per incontrare il parroco anticamorra don Maurizio Patriciello. «Oggi abbiamo fatto un’analisi e abbiamo innanzitutto dato il benvenuto, il ben insediato al nuovo sindaco di Caivano», ha detto il ministro ricordando il calo della criminalità nella zona simbolo del riscatto delle periferie. «Vuol dire che quando l’azione dello Stato riesce ad essere messa in campo i risultati si vedono», ha commentato Piantedosi, annunciando per la Campania l’imminente sottoscrizione di un protocollo d’intesa grazie al quale i fondi di coesione del Viminale saranno messi a disposizione «per migliorare e implementare i sistemi tecnologici». Si tratta di «un importo importante, di diversi milioni», che rientra nella cornice di un’azione «che stiamo mettendo in campo dappertutto: più uomini, più risorse, più videosorveglianze».