Memoria insanguinata
Acca Larenzia, dopo l’infame agguato la denuncia di FdI: «Vogliono riportarci agli anni dell’odio»
Poteva finire in tragedia. Poteva scapparci il morto e degenerare in un’altra strage per i quattro ragazzi di Gioventù nazionale aggrediti brutalmente mentre nel quartiere Appio-Tuscolano sostavano nell’area di parcheggio di un supermercato. Si erano fermati per acquistare la colla, di lì a poco avrebbero iniziato l’affissione di manifesti in ricordo della strage di Acca Larenzia del 7 gennaio 1978. Il tutto a mezzo chilometro dal luogo della mattanza di 48 anni fa in cui morirono Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni. I quattro giovani sono stati assaltati da oltre 20 teppisti dell’ultrasinistra, alcuni a volto coperto, armati di coltelli e spranghe che si sono avventati sull’auto in cui si trovavano. Autovettura semidistrutta.
Acca Larenzia, agguato ai ragazzi di GN nel giorno del ricordo
Un vile agguato di un commando di venti persone, armate di coltelli, spranghe e ricetrasmittenti, contro quattro ragazzi colpevoli solo di non voler dimenticare. Nella notte romana, a poche ore dalla ricorrenza della strage di Acca Larenzia, l’odio politico dell’estrema sinistra è tornato a colpire con una spedizione criminale e una ferocia che rievoca le pagine più buie degli “Anni di piombo”. I militanti di Gioventù Nazionale sono stati assaltati mentre affiggevano i manifesti per ricordare Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni, assassinati nel 1978. Un’aggressione pianificata, scientifica, che ha spedito i giovani militanti in ospedale con traumi cranici e ferite.
Il più grave tra le vittime del brutale agguato, trasportate all’ospedale San Giovanni in ambulanza, ha riportato un trauma cranico e pesanti contusioni al volto e alle braccia. Un’aggressione premeditata. Una vera caccia all’uomo da parte di ronde organizzate, come dimostrano le radio ricetrasmittenti ritrovate dalla polizia intervenuta sul luogo chiamata da alcuni abitanti e usate al posto dei telefonini per evitare intercettazioni. Soltanto l’accensione della macchina da parte del conducente sotto i colpi e i vetri in frantumi dal parabrezza ha evitato il peggio. E ora sono in corso indagini da parte della Digos.
La Russa: «Sconcerto per una vile aggressione»
E allora, dopo il cordoglio e la commemorazione della premier Meloni che sui social ha ricordato: «Ricorre oggi il 48esimo anniversario della strage di Acca Larenzia. Una pagina dolorosa della storia della nostra Nazione, che ci richiama al dovere della memoria e della responsabilità» – in ossequio all’attentato davanti alla sede della sezione missina del quartiere Appio-Tuscolano, il primo a far sentire la propria voce è il presidente del Senato, Ignazio La Russa.
Il quale, nell’esprimere profondo sgomento, sui social dichiara: «Ho appreso con sconcerto la notizia della vile aggressione avvenuta nella notte a Roma ai danni di quattro militanti di Gioventù Nazionale, attaccati da un commando di venti persone mentre affiggevano manifesti in ricordo di Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, assassinati davanti alla sede del Movimento Sociale Italiano, in Via Acca Larenzia nel 1978».
E ancora. «Quanto avvenuto è inammissibile, siamo di fronte a un odio politico di estrema gravità, che condanno con fermezza. Queste aggressioni non cancelleranno la memoria, né fermeranno chi, con coraggio e determinazione, continua a difendere il diritto al ricordo e alla libertà di espressione. A Gioventù Nazionale e ai giovani rimasti feriti, va la mia sincera e affettuosa vicinanza, con l’auspicio che i responsabili vengano rapidamente individuati».
Il “metodo criminale” e il silenzio della sinistra
Insomma dal presidente del Senato – che ha ricordato come «siamo di fronte a un odio politico di estrema gravità. Queste aggressioni non cancelleranno la memoria, né fermeranno chi difende il diritto al ricordo» – alle fila di Fratelli d’Italia, emerge un coro unanime di condanna verso quella che non è stata una semplice rissa tra opposte fazioni, ma una vera e propria «spedizione criminale».
Acca Larenzia: da Foti un «monito contro ogni forma di violenza»
Non a caso, alle parole di La Russa fanno eco quelle del ministro Tommaso Foti, che definisce la strage del ’78 una «ferita ancora aperta» e l’agguato di stanotte un monito a respingere ogni violenza ideologica. Anzi, per la precisione, sui social il ministro per gli Affari europei posta: «A 48 anni di distanza, onoriamo la memoria di Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni, giovani militanti del Movimento Sociale Italiano, vittime innocenti dell’odio politico che ha caratterizzato gli anni di piombo. Una ferita ancora aperta nella memoria italiana, un monito per riflettere e respingere ogni forma di violenza ideologica».
Il monito di Bignami: «Condannare la spedizione criminale per vietare il ricordo»
E Galeazzo Bignami, a stretto giro, sottolinea l’uso di ricetrasmittenti per evitare intercettazioni, segno di una strategia studiata per vietare il ricordo dei martiri di via Acca Larentia. Asserendo: «L’aggressione avvenuta nella notte a Roma ai danni di quattro militanti di Gioventù Nazionale, ai quali rivolgiamo la nostra vicinanza, è un segnale preoccupante che deve far riflettere. Com’è ovvio che sia, e come Fratelli d’Italia ha sempre sostenuto, la violenza politica deve essere condannata in ogni caso, da qualsiasi parte provenga».
Aggiungendo in calce: «Ma stavolta non si tratta solo di questo. La spedizione in pieno stile criminale, con tanto di coltelli e ricetrasmittenti per evitare intercettazioni, ci racconta di una precisa strategia, studiata nei dettagli, volta a vietare il ricordo di tre ragazzi trucidati nel 1978: Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni. Auspichiamo che le autorità chiariscano chi si cela dietro questo agguato con lo scopo di rigettare la Nazione in un clima da opposti estremismi che non giova a nessuno e ci auguriamo che questo episodio venga condannato da tutte le forze politiche», dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati.
Fidanza, «aggressione a Gn, violenza schifosa estrema sinistra»
Ma non è tutto. «L’estrema sinistra mostra il suo volto schifoso», attacca duramente l’eurodeputato Carlo Fidanza, puntando il dito contro chi «pontifica ma tace sulle violenze degli estremisti rossi». Sottolineando: «L’aggressione contro quattro ragazzi di Gioventù Nazionale, colpiti mentre stavano affiggendo manifesti in ricordo della strage di Acca Larentia da un commando di oltre venti antifascisti armati di coltelli, è l’ennesima inquietante pagina di una spirale d’odio alimentata ogni giorno da chi pontifica ma tace sulle continue violenze degli estremisti rossi». Concludendo: «Seguiamo con apprensione la situazione dei nostri giovani militanti, finiti in ospedale, e ci aspettiamo la netta condanna da parte di tutte le forze politiche e di chi, in questi anni, ha infiammato le piazze dell’odio strizzando l’occhio a violenti, anarchici e centri sociali».
Malan e Frassinetti: premeditazione contro chi fa memoria
Anche Lucio Malan e Paola Frassinetti pongono l’accento sulla premeditazione: colpire chi fa memoria è un atto vile che mira a far precipitare di nuovo la nazione nel clima degli opposti estremismi. «Grave e preoccupante l’aggressione ai ragazzi di Gioventù Nazionale a Roma. Si tratta di un atto vile, premeditato e organizzato in occasione dell’anniversario dell’uccisione a Acca Larentia di tre giovani militanti di destra. Evidentemente c’è chi ha la volontà di far ritornare la violenza di quegli anni, intenzione che va unanimemente condannata senza alcuna ambiguità», dichiara il primo. «Colpire quei giovani mentre stavano effettuando un gesto di memoria in ricordo dei giovani del Fronte della Gioventù assassinati il 7 gennaio del 1978 davanti alla sezione Msi di Acca Larentia, è un episodio grave e inaccettabile, che richiama un clima di odio politico che deve essere fermamente da tutti condannato», sottolinea la seconda.
«Un’infamia che nulla ha a che vedere con il confronto democratico», rimarca a sua volta Paolo Trancassini, coordinatore regionale del Lazio, denunciando la responsabilità culturale di quei «sedicenti democratici» che alimentano la demonizzazione dell’avversario.
«Basta doppi standard»
E alla fine, dalla Regione Lazio al Parlamento, la richiesta è una sola: condanna unanime e senza ambiguità. L’assessore Fabrizio Ghera e l’europarlamentare Francesco Torselli denunciano l’intolleranza di una certa sinistra che usa «botte e intimidazioni» come codice politico. Durissima anche Chiara Colosimo, presidente dell’Antimafia: «C’è ancora chi pensa di sostituire falce e martello con spranghe e bastoni».
E mentre i deputati Massimo Milani e Andrea Delmastro (esponente FdI e sottosegretario di Stato al ministero della Giustizia) confidano nei filmati al vaglio degli inquirenti per assicurare i colpevoli alla giustizia, il gruppo di FdI in Assemblea Capitolina ribadisce che non possono esserci «silenzi o doppi standard». La memoria di Bigonzetti, Ciavatta e Recchioni non si cancella con le lame. La destra italiana, oggi come allora, non farà un passo indietro di fronte alla barbarie. E nella ricerca dell verità.