CERCA SUL SECOLO D'ITALIA

Acca Larenzia, la bordata della storica e saggista Michela Ponzani sulla scia dell’odio ideologico rosso dalle strade alla tv a Otto e mezzo dalla Gruber

Violenza fisica e ideologica

Acca Larenzia, dopo le spranghe degli estremisti rossi la sparata della Ponzani a “Otto e mezzo”: non sono eroi del Risorgimento

La storica e saggista in tv usa la bordata dialettica per commentare le vittime di ieri e i giovani di oggi aggrediti prima della commemorazione di via Tuscolana. Il suo intervento su La7? Molto radical e tutt'altro che chic. E lascia senza parole...

Politica - di Giulia Melodia - 8 Gennaio 2026 alle 11:25

Acca Larenzia, tra i “cattivi maestri” della tv e i violenti che hanno agito a ridosso della commemorazione in via Tuscolana, la strategia dell’odio prosegue indisturbata. C’è un filo rosso, intriso di livore e pregiudizio, che unisce i salotti televisivi “illuminati” ai marciapiedi insanguinati della capitale. È il filo della delegittimazione, quella tecnica sottile e virulenta che trasforma il ricordo di tre ragazzi trucidati nel 1978 in una “curiosità” fastidiosa per gli intellettuali organici e, contemporaneamente, in un bersaglio per i professionisti dell’antifascismo militante. Ma procediamo con ordine, e stavolta ripartiamo dalle dichiarazioni e dai commenti della storica e saggista Michela Ponzani nel talk de La7 capitanato da Lilli Gruber: Otto e mezzo.

Acca Larenzia, Ponzani e l’intervento molto radical e tutt’altro che “chic”

Parole da cui trapelano oltre che una disarmante freddezza nel riferirsi a tre giovani spezzate, una fastidiosa presa di distanza mista al solito tic di un’ideologizzazione coatta. «Il fatto che il governo e la premier ogni anno ricordino un fatto grave che appartiene a una parte politica di questo Paese è piuttosto curioso. Non stiamo parlando di eroi del Risorgimento. Una delle vittime fu uccisa da un carabiniere, se proprio dobbiamo dire tutto». Osservazioni che lasciano senza parole, quelle della Ponzani, che arrivano in prima serata tv, quando il sangue dei militanti di Gioventù Nazionale ancora permeava l’asfalto di via Tuscolana…

Siamo alle solite insomma: nel salotto di Lilli Gruber a Otto e Mezzo va in scena l’ennesima puntata del tribunale ideologico. Michela Ponzani, con una glacialità che lascia sgomenti, definisce «curioso» il fatto che il presidente del Consiglio ricordi ogni anno la strage di Acca Larenzia. Come se Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni fossero vittime di serie B. Morti “di parte” che non meritano il decoro della memoria nazionale.

La risposta istituzionale: memoria e dignità. L’odio politico non fermerà il ricordo

Affermare che «non stiamo parlando di eroi del Risorgimento» è un insulto non solo alla destra italiana, ma alla storia stessa di una nazione che cerca, con fatica, una pacificazione definitiva. Liquidare il sacrificio di giovani vite con tale sufficienza e imperturbabilità, allora, significa armare culturalmente chi, solo poche ore prima aveva già deciso di passare dalle parole ai fatti (e alla violenza). Con buona pace della premier Meloni, che aveva appena parlato di un l’Italia che merita una pacificazione vera. Del presidente del Senato Ignazio La Russa e dei vertici di Fratelli d’Italia che sono stati netti nel ribadirlo: l’odio politico non fermerà il ricordo.

Sì, perché la memoria di Franco, Francesco e Stefano non appartiene solo a una parte politica, ma alla libertà di un’intero Paese che rifiuta di tornare agli Anni di piombo. E perché l’unica verità acclarata al momento è che chi usa la spranga per zittire un’idea ha già perso la sfida della democrazia. E sì, perché l’Italia merita davvero una pacificazione vera, ma questa non potrà mai realizzarsi finché esisteranno “cattivi maestri” pronti a pontificare in tv e “picchiatori rossi” pronti a colpire nel buio.

Non ci sono commenti, inizia una discussione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

di Giulia Melodia - 8 Gennaio 2026