CERCA SUL SECOLO D'ITALIA

Verona dice addio al rogo della befana in nome di una Epifania ideologizzata dai dem

Epifania ideologizzata

A Verona evapora il rogo della befana. La sinistra brucia la tradizione in un falò delle vanità green: sedie rosse e fumo finto al posto del fuoco

Il rito dell'Epifania scaligera diventa "ecologico": vapore acqueo e niente fiamme. Tommasi sacrifica l'identità sull'altare del fanatismo ambientalista. Ma la furia iconoclasta dei dem non si ferma alla falsa pira per il fantoccio della vecchietta...

Cronaca - di Ginevra Sorrentino - 8 Gennaio 2026 alle 10:01

Verona dice addio al classico rogo della befanaBrusa la vecia “tradendo” l’usanza popolare del 6 gennaio. Come? Con sedie rosse e fumo da vapore acqueo per sostituire il classico fuoco della tradizione che si celebra ogni anno in Piazza Bra. Il motivo? Perché bruciare il fantoccio della vecchietta inquina. Ma i cittadini non sembrano aver preso bene questo stravolgimento di un rito per cui ha optato il Comune dem a guida dell’ex calciatore Damiano Tommasi.

Verona, addio al rogo della befana: il rito evapora in fumo finto e sedie rosse al posto delle fiamme

La notizia, rilanciata da Libero quotidiano in edicola oggi, desta scalpore e più di qualche storcimento di naso. Non bastavano gli asterischi, le desinenze neutre e la crociata contro il genere: ora la sinistra “woke” ha deciso di dichiarare guerra anche all’Epifania. A Verona, l’amministrazione locale è riuscita nell’impresa di trasformare una delle tradizioni più sentite del territorio, il celebre “Brusa la vecia“, in una sorta di installazione artistica deprimente e priva di anima. E tutto in nome dell’ormai rituale e ossessivo fondamentalismo “green” che vede peccatori ambientali ovunque, persino in quattro ceppi di legno accesi per festeggiare la Befana.

Il rogo sostituito dal vapore: il trionfo della fuffa

Come ricostruisce il quotidiano citato, allora, lo spettacolo andato in scena davanti all’Arena avrebbe sfiorato il grottesco. Al posto del tradizionale fantoccio di stracci e legna, simbolo dell’anno vecchio che se ne va tra le fiamme, i cittadini hanno dovuto assistere a una performance della compagnia “Stalker”: una catasta di sedie rosse avvolta da getti di vapore acqueo per simulare il fumo. Un falò omeopatico, ecologicamente corretto ma emotivamente nullo, che ha sostituito il calore del fuoco vero con la fredda nebbia artificiale.

I soliti sacerdoti del rito del “politicamente corretto”

Secondo i sacerdoti e le vestali del politicamente corretto, bruciare la “Vecia” inquinerebbe troppo. Una tesi che fa sorridere se non fosse tragica: mentre si criminalizza un falò popolare di pochi minuti, le città restano ostaggio di ben altri problemi. Ma per la sinistra veronese, evidentemente, la priorità è non urtare la sensibilità delle sentinelle del clima o, peggio, delle femministe più radicali che vedono nel rogo della Befana un attentato alla parità di genere.

La risposta della gente è stata eloquente: pienone dagli Alpini, flop in Piazza Bra

La risposta dei veronesi non si è fatta attendere e ha il sapore della realtà che vince sull’ideologia. Mentre davanti all’Arena regnava la tristezza del fumo posticcio, nel quartiere di Santa Lucia circa 4.000 persone si sono radunate per il falò tradizionale organizzato dagli Alpini. Lì, dove la tradizione è rimasta intatta, il calore della comunità ha battuto il gelo del vapore dem.

E come se non bastasse la malinconia dell’evento “ufficiale”, ci si è messa anche la sorte: il fumo di vapore, spinto dal vento, ha tirato verso Nord-Est. Un presagio nefasto, secondo l’antica saggezza contadina, che un tempo leggeva nelle faville il destino del raccolto. Se il fumo va a oriente, dice il proverbio, si dovrà andare a elemosinare. Una profezia che a Verona sembra essersi già avverata, vista la proliferazione di degrado e accattonaggio che molti residenti segnalerebbero.

La cultura della cancellazione non risparmia niente e nessuno

Insomma, la furia iconoclasta della sinistra scaligera non si ferma alla Befana. Anche la storica coda della Stella Cometa che partiva dall’Arena è stata sacrificata, e ora persino il Carnevale rischia di finire nel tritacarne dei protocolli e delle beghe burocratiche.

Siamo di fronte a un tentativo sistematico di cancellare l’identità popolare in nome di una modernità asettica e senza radici. Per la sinistra, tutto ciò che è rito, appartenenza e storia va bonificato, filtrato e reso “neutro”. Ma un popolo senza tradizioni è un popolo più debole, ed è esattamente quello che i “talebani del green” sembrano desiderare: una società di spettatori passivi davanti a una catasta di sedie e un po’ di vapore acqueo. Ma sul serio bruciare quattro ceppi mette a rischio l’ambiente? Ai veronesi l’ardua sentenza…

Non ci sono commenti, inizia una discussione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

di Ginevra Sorrentino - 8 Gennaio 2026