Panorama editoriale
A ognuno il suo Drieu La Rochelle, il dandy «selvaggio» che continua a essere più di un fuoco fatuo
L'ultimo periodo è stato segnato da ripubblicazioni e inediti, che testimoniano l'interesse per un autore che sfida i dogmatismi: da "Socialismo fascista" edito da Fuori scena a "Frammenti di un pensiero in metamorfosi" di Altaforte, fino a "Cronaca politica", che esce ora con Passaggio al Bosco
«Muojo ogni attimo, io, e rinasco nuovo senza ricordi: vivo e intero, non più in me, ma in ogni cosa fuori». Siamo andati all’ultima riga della parabola di Vitangelo Moscarda e della creatura di Luigi Pirandello, ovvero Uno, nessuno e centomila, per trovare l’aurora di Pierre Drieu La Rochelle. La sua posa lenta, l’abito del dandy, la sigaretta col fumo che saliva in alto proprio come le sue visioni: ecco come lo immaginiamo. Non penseremmo mai di trovarlo nel teatro dell’assurdo, ma tant’è. Drieu, proprio come il figlio del Caos di Agrigento e della Sicilia, ha dato del tu alle rappresentazioni da palcoscenico con fortune alterne, ma è la sua vita a essere il copione maestro.
Parigino nato il 3 gennaio del 1893 ha trovato la morte nel marzo del 1945 sempre nel ventre di Francia spegnendo i suoi giorni, ma non i suoi orizzonti. La penna rimane e non ha mai conosciuto la polvere dei collaborazionisti. Certo perché la colpa di Drieu, per dirla alla Tarmo Kunnas, è di aver ceduto alla tentazione fascista. Un desiderio di vita, verso cui correre con le parole e non con la saliva. In Diario di un uomo tradito, pubblicato in Italia a proposito di siculi da Sellerio editore Palermo, ci lascia il suo testamento. «Che coli il mio sangue piuttosto che il mio inchiostro». Colpevole certo, ma di essere diventato ciò che era.
Il suo Fuoco fatuo nel 1963 è stato il soggetto per la pellicola diretta da Louis Malle – potenza d’immagini che hanno condotto il film al Leone d’Oro alla XXIV Mostra di Venezia – diventata un viaggio nell’introspezione del buio. «Contentati di questa mediocrità e forse ritroverai la fantasia che hai perduto», sussurrano ad Alain protagonista della cellulosa. «Fai l’apologia dell’ombra perché il sole ti ferisce gli occhi», ma è dal chiaroscuro che emerge il superamento dell’uomo. Anche la casa editrice Fuori scena ha dovuto chiamare in causa Drieu pubblicando, lo scorso marzo, il suo scritto più politico Socialismo fascista. David Bidussa, lo storico che ha curato l’introduzione della nuova edizione, ha trovato tra le pagine del transalpino il lessico del risentimento. Eppure è la cecità di voler tramutare il romanziere in ideologo che allontana dalla luce del personaggio. Perché Drieu è stato lo “stile” fascista di cui parla Armin Mohler ed è stato anche l’attitudine d’Europa.
«Quando Drieu torna a far parlare di sé sui rotocalchi, specialmente grazie all’ultimo biennio editoriale particolarmente fervido di pubblicazioni dei suoi inediti, si rinfocola quella fiamma straordinaria di una vita vissuta in un incanto tragico tra Parigi e l’Europa». Marco Spada, dottorando in Storia contemporanea presso l’Università di Messina, gestisce il primo sito italiano dedicato esclusivamente all’opera e alla figura di Pierre Drieu La Rochelle. La sua parlata siciliana, eccolo l’eterno ritorno, ci affaccia su tutti gli angoli del Mediterraneo. «E ciò lo si può saggiare con delicatezza grazie alla riscoperta del suo teatro», aggiunge. Proprio Spada, per i tipi di Aspis, ha curato il volume L’acqua fresca (testo di una delle opere teatrali del francese). C’è anche il suo Le Parigi di Drieu, con l’introduzione di Stenio Solinas e il viaggio mistico dei suoi vent’anni sulla tomba dello scrittore, realizzato con Bietti che è «il completamento di un percorso politico che profuma gradevolmente di milizia». Ma cos’è in sintesi questo autore? «È divenuto il capomastro della forgia millenaria che non smetterà mai di ardere. Difatti, questo biennio editoriale larochelliano è lungi dall’essere terminato: esso si estenderà nel suo naturale prosieguo» e sul quale lo stesso Spada ha ancora tanto da seminare.
Tra le innumerevoli righe, a dicembre, Altaforte Edizioni ha pubblicato Frammenti di un pensiero in metamorfosi. Testi, lettere e articoli inediti (1923-1945) con, ancora una volta, la traduzione e la curatela di Marco Spada senza dimenticare la postfazione di Emanuele Ennio Quattrini. In questi (quasi tutti) inediti in italiano lo scrittore parla al basso e all’alto. Come quando si rivolge ai giovani europei. «Questa gioventù non ha paura del sangue né della guerra civile né della guerra militare; essa è troppo realista per non volersi risparmiare questi costi crudeli attraverso la disciplina». Poi racconta a fine 1929 del suo incontro con l’ex primo ministro, morto il 24 novembre dello stesso anno, Georges Clemenceau. Perché bisognava andare alle pendici di chi per così tanti decenni aveva tenuto in mano le sorti della Francia tra l’800 e il ‘900. Generazioni che si parlano, che ci parlano. Su questa via non potremo mai essere autodidatti del sentimento di Patria.
Mentre scriviamo le rotative di Passaggio al Bosco stanno dando vita a Cronaca politica (1934-1942), disponibile da domani. Scritti del francese d’Europa nel secolo incendiario con la traduzione di Camilla Scarpa. Profluvio di Drieu senza soluzione di continuità. Perché vi chiederete. Perché palpita e le genti del vecchio continente, quelli che ancora riescono a udire le parole tra il frastuono, lo leggono e lo sentono. Nel 1934, in un articolo, dice «o questo paese schiatterà nella mota dell’indecisione, o i francesi dovranno decidersi a rompere con le loro coreografie di scissione, con i loro duelli da teatro». Sembra oggi, sembra la Francia dei Macron. Per questo «bisogna ammettere anche che io sono un selvaggio. Io sono dell’Ovest o del Nord. In quei paesi, quando non ci si tuffa a piedi giunti nell’azione, si diventa prodigiosamente inerti, pensosi, inclini a lasciarsi spuntare tele di ragno tra le dita». È l’ultima lezione di Drieu quella di agitarsi, mentre il pensiero del XXI secolo cerca esplicitamente di immobilizzarci.