Intervista esclusiva
«Manovra a sostegno degli italiani: riduciamo le tasse e diamo più soldi in busta paga». Parla Ciriani
Il ministro per i Rapporti col Parlamento parla al Secolo d'Italia nel giorno in cui la finanziaria arriva in aula. Si parte dal Senato. Nel testo c'è anche il provvedimento sulle riserve auree: «Siamo felici di essere riusciti a riaffermare che l'oro gestito da Bankitalia è degli italiani»
Dopo giorni – e notti – di lavoro il testo della finanziaria del governo Meloni è pronto. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, parla in esclusiva al Secolo d’Italia nel giorno il cui inizia la discussione a Palazzo Madama.
Ministro Ciriani questa mattina la manovra arriva in Aula. Si parte da Senato. Che tempi di approvazione prevede?
«Entro un paio di giorni da oggi il Senato licenzierà la legge di bilancio in prima lettura, che è sempre quella più complessa ed in cui vengono effettuate le modifiche. Il testo approvato da Palazzo Madama verrà poi trasmesso alla Camera dei deputati per il sì definitivo tra Natale e Capodanno. E mi creda siamo perfettamente in linea con gli anni passati».
Quindi nessun ritardo…
«A chi, soprattutto da sinistra, urla allo scandalo e alla dilatazione dei tempi rispondo: la manovra è la legge più importante dell’anno per la nostra Nazione, è sempre preferibile lavorarla bene anche se questo significa metterci un po’ più di tempo».
Le opposizioni hanno lamentato una compressione di dibattito degli spazi parlamentari, anche rispetto alla manovra. Cosa risponde il governo?
«Le opposizioni dovrebbero mettere d’accordo le loro dichiarazioni perché una volta dicono che comprimiamo i tempi, un’altra dicono che invece, sempre con i tempi, andiamo lunghi. Delle due l’una. Il governo, la Commissione quinta del Senato, i gruppi parlamentari hanno fatto tutti un grandissimo lavoro sul testo e per questo li ringrazio. Sfido chiunque a fare un lavoro migliore: sono stati presentati migliaia di emendamenti, è stato fatto un lavoro di limatura e di esame delle proposte e moltissime sono state accolte. La manovra è stata implementata e migliorata penso che tutti dovremmo essere soddisfatti».
Quali sono le priorità sulle quali si è mossa l’azione del governo?
«Innanzitutto questa è una manovra seria e responsabile, che parte da un punto fermo: mantenere in ordine i conti dell’Italia. Se oggi abbiamo una credibilità internazionale altissima, se le agenzie di rating alzano il nostro outlook – cosa che non accadeva da decenni- se la borsa è in positivo, lo spread è bassissimo, lo si deve alla gestione dei conti pubblici che il governo Meloni ha portato avanti in questi anni. E di questo tutti quanti gli italiani, anche quelli che stanno all’opposizione, dovrebbero essere fieri. Tornando alla sua domanda e ai contenuti della manovra, mi vorrei soffermare in particolare sul taglio dell’Irpef per il ceto medio su cui investiamo circa 3 miliardi. È dalla prima manovra, quella varata nel 2022, che abbiamo iniziato un percorso di riduzione delle tasse e ogni anno abbiamo fatto un passo in più. In questa manovra riduciamo l’aliquota dal 35% al 33% per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro, in sostanza diamo più soldi in busta paga a chi guadagna circa 2000 euro al mese. La sinistra ci ha accusato di aiutare i ricchi, se per loro è ricco chi guadagna 2000 euro al mese… Noi aiutiamo e sosteniamo tutti gli italiani».
Il super bonus è ancora una spada di Damocle? Quanto è costato agli italiani in questa manovra?
«Le dico subito la cifra: 40 miliardi. Quindi decisamente di più dell’ammontare totale della legge di bilancio. E non voglio fare retorica, ma con quei 40 miliardi avremmo davvero potuto fare tanto di più per la Nazione. Avremmo sostenuto con più forza le nostre imprese che sono il motore della Patria, ma nonostante questo sperpero del superbonus abbiamo comunque trovato i fondi per stare al fianco delle aziende finanziando, tra le altre cose, la Zes e Transizione 5.0».
Nel testo c’è il provvedimento, seppur riformulato, sull’oro degli italiani e le riserve auree detenute da Bankitalia…
«L’Italia è uno dei Paesi che detiene più oro. Parliamo di oltre 2452 tonnellate per un valore di oltre 300 miliardi. Affermare che quell’oro è detenuto e gestito per conto del popolo italiano è un principio sacrosanto ed era giusto farlo in modo netto. Siamo contenti di esserci riusciti».