Contestato l'allontanamento
Casa nel bosco, la famiglia accetta l’offerta di un casolare in via temporanea. “Un passo in avanti, non indietro”
I genitori della ormai famigerata “Famiglia nel bosco” hanno accettato l’offerta di un casale messo a disposizione gratuitamente da un ristoratore di Ortona, Armando Carusi, originario di Palmoli. Papà Nathan si è detto “affascinato” dopo il sopralluogo al casolare dove andranno ad abitare. Una soluzione transitoria prima di poter tornare a vivere dove stavano, ma con migliori condizioni igienico sanitarie.
Famiglia nel bosco, si all’offerta di un casolare come soluzione temporanea
Il casolare si trova sempre nell’area verde di Palmoli ed è composto di due ampie stanze, una cucina, un pozzo dove poter prelevare l’acqua, il bagno a secco, spazio e ricovero per animali. In queste ore si sta preparando il contratto di comodato d’uso gratuito, nel frattempo saranno eseguiti lavori di ristrutturazione richiesti nella prima casa nel bosco. “I genitori hanno deciso, pur di ovviare alle criticità igienico sanitarie riscontrate, di accettare per il tempo necessario all’attuazione delle migliorie abitative richieste, un immobile offerto da un privato cittadino. Nessun passo indietro. Ma un passo avanti che consente di tornare a vivere secondo il proprio credo e la propria voglia di libertà”. Lo spiegano Marco Femminella e Danila Solinas, legali di fiducia della famiglia Trevallion Birmingham, finita al centro delle cronache nazionali dopo l’allontanamento dei tre figli presso una struttura di accoglienza come disposto dal Tribunale per i Minori dell’Aquila.
Depositato il reclamo contro l’allontanamento dei tre minori
“Abbiamo provveduto al deposito del reclamo avverso l’ordinanza del Tribunale per i Minorenni che ha disposto l’allontanamento dalla casa familiare dei bambini Trevallion Birmingham”, evidenziano in una nota i legali. Il reclamo – spiegano gli avvocati – ha consentito, per la prima volta, di rappresentare in maniera tecnica e particolareggiata, le argomentazioni relative agli aspetti ritenuti pregiudizievoli per i minori. “Abbiamo avuto modo di dedurre sulle questioni igienico sanitarie, oggetto di presentazione di Scia, che saranno risolte, a breve, mediante interventi tecnici mirati. Così come una minuziosa analisi della vita dei minori e del metodo dell’unschooling ha consentito di chiarire che non vi è mai stata una deprivazione del rapporto tra pari”.
I legali: i genitori hanno avuto sempre a cuore il bene dei figli
“Catherine e Nathan – sottolineano i legali – hanno sempre, e solo, avuto a cuore il bene dei loro figli e la scelta di vivere nella loro casa di Palmoli. E in via più generale di crescere i loro bambini in un’ottica di potenziamento di valori non stereotipati. Lungi dall’essere frutto di una negligente approssimazione educativa era, ed è, espressione di una filosofia di vita in cui hanno creduto e continuano fermamente a credere. È innegabile che la vicenda è stata ammantata di criticità legate ad una puntuale interpretazione di segmenti processuali che, se correttamente individuati e chiariti, avrebbero potuto condurre, sin da subito, ad un approdo diverso”. I due avvocati spiegano anche che “i genitori hanno deciso, pur di ovviare alle criticità igienico-sanitarie riscontrate, di accettare per il tempo necessario all’attuazione delle migliorie abitative richieste, un immobile offerto da un privato cittadino”.
Il proprietario: è la casetta dove sono nato e vissuto
È la casetta dove sono nato e dove ho vissuto con i miei genitori che ora non ci sono più”, ha spiegato all’Ansa il proprietario, Armando Carusi. “Da piccolo con la mia famiglia abbiamo fatto la vita che Nathan e Catherine stanno facendo ora. Senza riscaldamento e per questo ogni camera ha un camino. C’è anche l’acqua corrente. L’avevo ristrutturata per una locazione turistica. Non mi scandalizzo dello stile di vita della famiglia nel bosco perché l’ho vissuta anche io da piccolo”.