Un circuito delicato
Attenzione ad investire sull’intelligenza artificiale: è una bolla che rischia di esplodere e provocare danni gravi
Per settimane le Borse hanno macinato record su record. Milano aveva toccato i livelli più alti dal 2001, superando definitivamente l’onda lunga del crollo dei mutui subprime. Poi, all’improvviso, la frenata: Piazza Affari ha perso oltre il 2% in un’unica seduta, dopo il ribasso del venerdì. Una scossa violenta, figlia del timore crescente che nel settore dell’intelligenza artificiale si stia gonfiando una bolla speculativa. E, come la storia insegna, non esistono bolle buone.
Gli investimenti nell’intelligenza artificiale si sono moltiplicati in modo vertiginoso, alimentati da aspettative altissime e da valutazioni che in alcuni casi hanno superato la logica industriale. Non lo dicono i critici della tecnologia, ma gli stessi protagonisti della Silicon Valley: Sundar Pichai, amministratore delegato di Alphabet, ha parlato di “elementi di irrazionalità” e di un rischio bolla da cui “nessuna azienda sarebbe immune”. Parole pesanti, se pronunciate da uno dei colossi che l’Ia la costruisce e la monetizza.
Intelligenza artificiale, tutti investono anche in Borsa ma bisogna fare attenzione
E infatti i mercati hanno reagito con la velocità tipica delle fasi in cui l’euforia lascia spazio al dubbio. Le grandi vendite di SoftBank, Druckenmiller, Fidelity, JP Morgan, e persino di Peter Thiel – l’uomo che fino a un anno fa definiva Nvidia la regina incontrastata dell’intelligenza artificiale – sono un segnale da non ignorare. Non è un rifiuto dell’innovazione, ma la presa d’atto che nessuna crescita è eterna, che i prezzi non possono salire all’infinito e che quando l’aria si sgonfia lo fa sempre bruscamente.
La trimestrale di Nvidia ha rassicurato gli investitori: ricavi record, profitti solidi, domanda ancora fortissima nel segmento data center. Ma la domanda vera è un’altra: quanto di questa corsa è sostenibile nel medio periodo? Quanto pesa il “finanziamento circolare” che gonfia la domanda? E quanto impatteranno le restrizioni commerciali e geopolitiche, a partire dallo stop cinese ai chip americani?
Le scosse degli investimenti attraversano il sistema e colpiscono imprese e famiglie
La realtà è semplice: il mercato è capace di correggersi da sé, ma le correzioni non sono passeggiate. Sono scosse che attraversano l’intero sistema, colpiscono famiglie, imprese, risparmi e investimenti. La politica non può illudersi di poterle evitare – nessuno può fermare una bolla quando decide di scoppiare – ma ha il dovere di attutirne l’impatto, proteggere la tenuta sociale e mettere il Paese in condizione di reggere i rovesci.
Ed è qui che si innesta il lavoro del governo. Una finanziaria costruita sui fondamentali, senza distribuire illusioni e senza cedere al vizio tutto italiano del deficit facile, non è un vezzo ideologico: è la condizione imprescindibile per affrontare un contesto globale instabile e un ciclo economico che si sta facendo più nervoso. Se i conti pubblici sono in ordine, se le riforme lavorano sulla produttività e sugli investimenti reali, allora una correzione di mercato diventa un ostacolo affrontabile. Se invece si galleggia su debito, bonus a pioggia e spesa corrente, ogni scossa rischia di trasformarsi in una crisi.
La bolla dell’Ia è un promemoria: la modernità non è un paracadute
La bolla dell’Ia – vera o temuta che sia – è un promemoria: la modernità non è un paracadute. La serietà sì. E in questa fase, la serietà significa una sola cosa: costruire un’economia solida, capace di proteggere l’Italia quando i mercati si ricordano che la gravità esiste. Non ci sono bolle buone, ma ci sono governi che sanno prepararsi al loro scoppio. E questa legge di bilancio va esattamente in quella direzione.