CERCA SUL SECOLO D'ITALIA

Manifestazione Pro-Pal per Gaza alla Mostra del Cinema di Venezia, in scena il solito copione “rosso”

Il solito copione

Venezia, tappeto rosso per i centri sociali e passerella di artisti Pro-Pal: al Lido sfila l’antisemitismo militante da jet set, molto radical e poco chic

La manifestazione per Gaza a Mostra del cinema in corso, tra slogan di fuoco, teorie iperboliche, richieste paradossali e accuse sparate nel mucchio, governo compreso, ha messo in scena l'ennesima replica di una sceneggiatura sull'attivismo da salotto trasferito sul palco

Politica - di Giulia Melodia - 31 Agosto 2025 alle 12:53

La manifesta pro-Pal a margine della Mostra del Cinema, ha trasformato per un giorno il Lido di Venezia nel palcoscenico di uno spettacolo contestatario allestito ad hoc – con settimane d’anticipo all’insegna di annunci e smentite, petizioni e dissociazioni – e con il solito copione di riferimento sotto il braccio… Così, mentre a pochi passi dalle sale di proiezione, il cinema celebrava la sua arte, una parte della piazza ha messo in scena il proprio show, fatto di metafore iperboliche, paroloni roboanti e allarmi virulenti, slogan e accuse che, pur di attaccare il governo in carica, non hanno esitato a cadere nella solita, vecchia e cara “retorica” rossa.

Venezia, la manifestazione degli artisti Pro-Pal tra accuse e frecciate

Tutto prevedibile, del resto. Il copione era già scritto. In prima fila, gli organizzatori dei centri sociali, fedeli al loro ruolo di “sentinelle” dell’anti-sistema, hanno sfilato con lo striscione “Contro il genocidio e le guerre. Free Palestine”. Un messaggio apparentemente di pace, che però nascondeva messaggi e rimandi ben più aggressivi, impliciti nella “causa” rivendicata a suon di appelli e firme per dare man forte alla protesta, da una manciata di personaggi noti – a diverso titolo – del mondo dello spettacolo. Giusto a titolo esemplificativo, e con tutti i limiti della sintesi, in prima linea nel corteo veneziano spiccavano l’attore Michele Riondino, l’ormai onnipresente Zerocalcare e la conduttrice Emanuela Fanelli, presenti a testimonianza di un impegno che, a giudicare dalle assenze dei tanti “vip” che avevano firmato appelli nei giorni precedenti, è sembrata a tratti più una passerella che una vera e propria mobilitazione…

La solita coreografie di slogan, insulti e antisemitismo da jet set

E così, tra drappi rigorosamente rossi e bandiere palestinesi, abiti di scena (per l’occasione la divisa da militante era di rigore: niente lustrini e paillettes in corteo…) Al ritmo del rap arabo mandato a tutto volume, la manifestazione ha preso la sua piega più radical(e) e forse meno chic (per l’occasione). Lo slogan “Una Palestina libera dal fiume fino al mare”, che secondo molti osservatori è risuonato come un chiaro appello all’eliminazione dello Stato di Israele, è stato accolto da applausi scroscianti. Così come non sono mancati i cartelli che paragonavano Israele al Terzo Reich, con frasi come “Gaza lager più grande del mondo” e “Israele colpevole della nuova Shoah”, banalizzando in modo sconcertante una delle pagine più buie della storia umana e una realtà drammatica come quella in corso con la guerra in Medio Oriente.

Cori e cartelli sparano un po’ nel mucchio…

Poteva a questo punto mancare nella sceneggiatura contestataria declinata allo spettacolo veneziano un evergreen come l’intemerata contro fascisti, banchieri,  multinazionali, Donald Trump, imprenditori della guerra, e l’immancabile capitalismo? E da lì, a discendere, un attacco diretto al governo in carica non lo vogliamo reiterare? Giammai, figuriamoci… Così, il primo a prendere la parola ha subito virato sulla politica interna, puntando il dito contro Giorgia Meloni. La premier, accusata di essere complice degli orrori in atto, si è ritrovata al centro del mirino di una manipolazione dell’indignazione selettiva, utile a sposare una narrazione sinistrorsa efferatamente di parte…

Manifestazione Pro-Pal a Venezia: tutto molto radical (e) ma poco chic

Intanto, con il corteo che avanzava lungo il Gran Viale, in prospettiva si apriva lo scorcio del lungomare veneziano dove, poco più avanti, la Mostra del cinema opffriva lo spettacolo – quello sì, davvero artistico – della proiezione del film di Guillermo Del Toro che con il suo Frankenstein ha dato a tutti una lezione sulla diversità senza bisogno di comizi, e declinata davvero alla potenza della grammatica della settima arte.

La richiesta finale (paradossale)…

Il finale dello spettacolo, poi, è stato tutto un programma. Sì perché, guarda caso, ai titoli di coda la manifestazione ha calato l’asso della richiesta “pigliatutto” (o almeno quello che puoi, visto le risposte che gli attori in protesta hanno incassato dalla Biennale, dalla Mostra, e dai colleghi)… Una richiesta che se non fosse per la serietà del messaggio a cui rimanda, sarebbe da considerare giusto paradossale: i manifestanti, che hanno visto miseramente fallire l’appello all’espulsione degli attori pro-Israele dalla lista degli invitati. E che avevano appena finito di lamentare la “censura” subìta, sono tornati alla carica chiedendo alla Biennale di Venezia di chiudere il padiglione israeliano ai Giardini… Una pretesa che dimostra, ancora una volta, la solita, prevedibile, rappresentazione teatrale di un’indignazione veemente quanto a senso unico e che, come un boomerang, finisce per tornare immancabilmente indietro e colpire chi l’ha scagliato…

Non ci sono commenti, inizia una discussione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

di Giulia Melodia - 31 Agosto 2025