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Mattmark

60 anni fa

Mattmark e la strage dimenticata: la valanga nella diga che uccise 56 italiani in Svizzera

Come a Marcinelle, tanti emigrati morirono sul lavoro. La fotografia di un dramma emblematico e il difficile rapporto tra i nostri lavoratori e la terra elvetica

Cronaca - di Gianni Giorgi - 30 Agosto 2025 alle 21:59

Mattmark è un luogo che ricorda un’altra strage di italiani morti sul lavoro. 60 anni fa, in Svizzera, 56 nostri connazionali morirono a seguito di una valanga che travolse una diga in costruzione. Sessant’anni dopo le istituzioni e i partiti hanno reso omaggio a quei caduti, simbolo (come Marcinelle) di una generazione di emigrati che pagò con la vita la ricerca di un lavoro. Una strage che ha pagato anche il prezzo ingeneroso dell’oblio per troppo, tanto tempo.

La strage dimenticata

Lunedì 30 agosto 1965 una valanga di più di 2 milioni di metri cubi di ghiaccio seppellì 88 dei lavoratori impegnati nella costruzione della diga in terra più grande d’Europa. Di questi, 56 erano italiani. Come a Marcinelle, la tragedia determinò un momento drammatico nella storia dell’emigrazione italiana. Fu la provincia di Belluno, con 17 vittime, a essere la più colpita, insieme al comune di San Giovanni in Fiore, in provincia di Cosenza, che perse 7 uomini. Ma per tanto tempo questa strage venne quasi tenuta nascosta nella memoria storica nazionale.

Pane e cioccolata

Qualche anno dopo, l’emigrazione italiana in Svizzera, fenomeno del tutto atipico, fece registrare uno dei capolavori del grande schermo. Pane e cioccolata, un film interpretato da uno straordinario Nino Manfredi. Giovanni, interpretato da Manfredi, perde la sua identità, si identifica nello svizzero al punto tale che ossigena i capelli di biondo. Assistendo a una partita della nazionale italiana di calcio, farà esplodere la sua italianità esplodendo in un urlo liberatorio.

La Svizzera e gli italiani: ospiti ma non elvetici

Paese accogliente, in apparenza neutrale, la Svizzera ospiterà tanti italiani in cerca di lavoro. Ma conserverà una sorta di identità particolare, negando alla gran parte dei nostri connazionali la cittadinanza. Pur dando loro il regolare permesso di soggiorno. E in questo ambito il 1965 si consumò la tragedia della diga.

Mattarella: “Una pagina drammatica della nostra storia”

La commemorazione del 60° anniversario della tragedia della diga del Mattmark, che provocò la morte di ottantotto persone, tra cui ben cinquantasei italiani, rinnova l’angoscioso ricordo di una fra le più drammatiche pagine del lavoro italiano all’estero. È parte incancellabile della nostra identità di italiani che porta la Repubblica a farsi promotrice, in Patria, a livello europeo e internazionale, di regole che garantiscano un lavoro equo, sostenibile, sicuro”, dice il Capo dello Stato, Sergio Mattarella.

La Russa: “Un monito ancora attuale “

Per il presidente del Senato, Ignazio La Russa, la tragedia di Mattmark spezzò la vita di, “lavoratori partiti per costruire un futuro migliore, travolti da una valanga. Quel sacrificio è memoria dolorosa dell’emigrazione italiana e monito sempre attuale”.

Lorenzo Fontana, presidente della Camera, parla di “una delle pagine più drammatiche della storia dell’emigrazione italiana nel dopoguerra, che è doveroso ricordare affinché sia scolpito nel presente e nel futuro il sacrificio dei nostri connazionali, a cui rivolgiamo, oggi e sempre, il nostro pensiero, la nostra riconoscenza e il nostro rispetto”.

 

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di Gianni Giorgi - 30 Agosto 2025