
La pistola e le cartucce
«L’Isis voleva uccidere Papa Francesco a Trieste»: arrestato un terrorista turco. Svelate le indagini dell’Intelligence
Il Piccolo rivela l'inchiesta e il modo in cui l'attentato è stato sventato alla vigilia della visita di Bergoglio in città, il 7 luglio dell'anno scorso. L'islamista era fuggito in Olanda ed è stato già estradato
C’era un piano per uccidere Papa Francesco. Lo rivela oggi Il Piccolo di Trieste. Arrestato un turco di 46 anni, rintracciato in Olanda. E ritorna alla mente l’analogia con un altro turco, Ali Agca, che sparò a Giovanni Paolo II nel maggio del 1981 a Roma.
L’attentato progettato in Friuli
L’attentato al Pontefice, deceduto ad aprile di quest’anno, doveva avvenire il 7 luglio del 2024 a Trieste, in occasione della chiusura della 50esima settimana sociale dei cattolici. Hasan Uzun è stato arrestato dall’Interpol ed ora detenuto in carcere. Secondo Il Piccolo, esistono “carteggi di indagine riferiti agli accertamenti di intelligence” su una pistola scoperta in un trolley alla stazione del capoluogo friulano il giorno primo della visita di Bergoglio.
La pistola ritrovata
Emergono particolari sulla pistola ritrovata. Si tratta di un’automatica CZ modello 7B calibro 9 Luger matricola 5793N con caricatore. Oltre all’arma erano state ritrovate anche le munizioni: “14 cartucce”, scrive il quotidiano, spiegando che ”secondo le indagini l’attentato sarebbe stato progettato da un’organizzazione turca legata all’Isis K”. Uzun, dopo l’estradizione dai Paesi Bassi, ha trascorso alcuni giorni in carcere a Milano e ora si trova nel penitenziario di Trieste.
Il precedente turco del 1981 con Woityla
Era un terrorista turco, legato ai “lupi grigi”, anche Ali Agca, che il 13 maggio del 1981 sparò a Giovanni Paolo II a Roma. Il Pontefice polacco fu operato d’urgenza al Policlinico Gemelli, rischiando seriamente la vita. Agca, poi condannato all’ergastolo ed estradato, agì, secondo quanto scoprirono gli inquirenti, in combutta con i servizi segreti bulgari. Il movente di quell’attentato, che avrebbe dovuto porre fine alla vita di un Papa “scomodo” per il regime comunista, fu proprio il timore che la presenza di un Pontefice proveniente dai Paesi dell’Est potesse accelerare (cosa che in effetti avvenne) l‘implosione del socialismo reale e la fine del comunismo nel mondo.
La difesa: “Non abbiamo ancora ricevuto gli atti”
“Sono subentrata a due colleghi precedenti lunedì e ho fatto richiesta al Pm di copia degli atti estensibili alla difesa. Le indagini sono ancora in corso”. Al momento “non ho ancora ricevuto nessun atto”. Lo afferma l’avvocata Lucrezia Chermaz, che assiste Hasan Uzun, “Ho incontrato due volte il mio assistito – spiega Chermaz – ho parlato in lingua inglese con un po’ di difficoltà e nei prossimi giorni lo incontrerò con l’ausilio di un interprete in lingua turca. Quindi conto di avere più informazioni sia perché avrò gli atti sia perché potrò conferire con il mio assistito”. Per ora, precisa, “abbiamo fatto due chiacchiere sugli aspetti operativi di gestione dell’incarico e non nel merito” dei reati contestati, “per le barriere linguistiche”.