
Una buonuscita d’oro
José Mourinho licenziato, saluta la Turchia con 15 milioni in tasca: in Italia c’è chi spera nel suo ritorno
La nota ufficiale del Fenerbahce: «Ci siamo separati. Lo ringraziamo per l’impegno profuso e gli auguriamo successo nella sua futura carriera»
José Mourinho non è più l’allenatore del Fenerbahce. Lo ha comunicato il club turco con una nota laconica, come si congedano gli uomini ingombranti: «Ci siamo separati. Lo ringraziamo per l’impegno profuso e gli auguriamo successo nella sua futura carriera».
Fine del capitolo turco per Mourinho
Niente Champions, niente trofei. Una buonuscita da 15 milioni e via. Nemmeno il tempo di riprendersi dalla sconfitta contro il Benfica nei preliminari —«Ha vinto la squadra più forte», ha tagliato corto Mou — che è già tempo di cambiare allenatore.
L’esperienza turca, iniziata tra ovazioni da stadio il 1° luglio dello scorso anno, è durata 62 partite. Secondo posto in campionato, fuori agli ottavi in Europa League, e un finale di stagione tra squalifiche, polemiche e gesti plateali. Come quella volta, in Coppa, in cui prese per il naso Okan Buruk, allenatore del Galatasaray. «Ha fatto una valanga di danni al calcio turco», fu l’attacco frontale del club rivale. Mou rispose con una causa per danni morali: 1 milione 907 mila lire turche, circa 50.000 euro per intendersi. Il tutto mentre in campo piovevano giornate di squalifica per frasi bollate come razziste — «saltavano come delle scimmie», riferito alla panchina del Gala — e insulti al quarto uomo.
L’Italia non dimentica
Eppure, anche così, qualcuno in Italia spera. Perché, che lo si voglia o no, José Mourinho è ancora uno dei nomi più divisivi del calcio nostrano. Lo è sempre stato. Lo è diventato in quella stagione interista 2009-2010 che per molti fu un’epifania e per altri una lunga indigestione di provocazioni. Per non parlare di quella alla Roma, da lui stesso ricordata a inizio agosto come un «immenso piacere». Chissà, se l’idea di un ritorno al Balpaese lo tocca ancora…
Lo Special One non allena, interpreta
Per Mourinho l’imprevedibilità è tutto. Lui non si limita ad allenare. Ogni suo incarico comincia come una prima teatrale. L’entrata in scena è studiata, il primo gesto pubblico è una dichiarazione di guerra. Cerca un nemico, lo individua, lo nomina. E poi lo assalta.
In fondo, è orwelliano: Mou divide il mondo in amici e nemici, e i suoi calciatori sono soldati. “Noi di qua, loro di là”. La conta è quotidiana. Chi resta, lo fa per fede. E la fede si alimenta con il sacrificio. Le sue squadre non giocano: combattono. Con lui non esistono mezze misure. C’è sempre e solo una scelta: o con lui, o contro di lui.