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In Serie A ci sono sempre meno italiani: la nostalgia del calcio d’un tempo all’insegna dell’identità

C'era una volta

In Serie A ci sono sempre meno italiani: la nostalgia del calcio d’un tempo all’insegna dell’identità

Ad oggi gli atleti impegnati nella massima serie del campionato nostrano sono sempre di meno. Eppure un tempo non era così, come suggerisce la foto di un vecchio campione del mondo...

Sport - di Federico Cenci - 31 Agosto 2025 alle 07:00

Un calcio italiano senza più italiani? Scenario paradossale, eppure possibile. L’urlo di Marco Tardelli è impresso nell’immaginario collettivo come simbolo di gioia irrefrenabile. A 43 anni dalla finale di Madrid che ci consegnò la nostra terza Coppa del mondo, il campione azzurro usa non più la voce ma la penna per lanciare un altro urlo, ovviamente in senso figurato e stavolta tutt’altro che incoraggiante: la presenza di calciatori italiani in Serie A è a picco.

Italiani in Serie A sotto quota cento

In un articolo apparso venerdì scorso su La Stampa Tardelli pone l’accento sul seguente dato: la prima giornata della Serie A stagione 2025/26 ha visto scendere per la prima volta sotto quota 100 il numero di calciatori italiani impiegati. La scorsa stagione i giocatori “made in Italy” erano stati invece 106, nel 2021 arrivavano a 120. Nell’arco di cinque anni, dunque, il massimo campionato italiano ha perso, nelle partite inaugurali, un numero di calciatori autoctoni pari a più di due intere formazioni.

I Vivai poco valorizzati e la globalizzazione

Tante sono le considerazioni che un simile dato suggerirebbe. Si potrebbe offrire l’ennesimo contributo al tema dellla necessità di rivolgere una maggiore attenzione ai vivai, avremmo argomenti per discettare sulla globalizzione che ormai – dalla sentenza Bosman se non prima – ha permeato il mondo del calcio in modo forse irreversibile, non da meno potremmo trattare la questione dell’esterofilia o della cancel culture che, nel calcio come in molti altri ambiti, finiscono per penalizzare le risorse nazionali a beneficio spesso di chimere esotiche o di feticci ideologici. Ci sovviene invece una riflessione sull’impatto che tale de-italianizzazione ha sugli appassionati di calcio.

Nostalgia del calcio di un tempo

Sarebbe scorretto sostenere che questo processo stia disaffezionando i tifosi. Non è così. Il calcio continua a essere un prodotto di enorme successo, nonché un motivo d’aggregazione. Però, ecco, la penuria di italiani contribuisce ad ampliare la frattura tra il calcio com’era, ossia anzitutto un fenoneno di identificazione sociale, e il calcio com’è diventato, cioè un prodotto appunto, legato indissolubilmente a logiche dell’economia di mercato. A me continua a emozionare. Ma non è un caso che ciò che mi emoziona principalmente sia sempre meno il gioco in sè e sempre più il ricordo del calcio com’era un tempo. Non credo di essere l’unico tifoso italiano a trovarsi in questa condizione.

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di Federico Cenci - 31 Agosto 2025