
Il report ignorato
Il rapporto Onu che zittisce la sinistra: “L’utero in affitto è violenza contro le donne. Bene il governo Meloni”
Al lettore meglio non far sapere che l’Onu indica l’Italia come modello legislativo sull’utero in affitto. Anzi, definisce “violenza sulle donne” quello che molti media e opinionisti alla moda definiscono un “diritto”, infischiandosene di ciò che accade sulla pelle delle donne del sud del mondo o in condizioni d’indigenza, ridotte al mero ruolo di “incubatrici” per i ricchi alla ricerca di un figlio già pronto.
“L’utero in affitto è una forma di violenza contro donne e ragazze”
Tutto pubblicato nero su bianco in un Rapporto della Relatrice Speciale ONU sulla violenza contro le donne e le ragazze, le sue cause e conseguenze, intitolato “Le diverse manifestazioni di violenza contro le donne e le ragazze nel contesto della maternità surrogata”. Come ha riportato Pro Vita, la relatrice, la giordana Reem Alsalem, ribadisce, dopo un’accurata analisi, che la pratica dell’utero in affitto è sfruttamento e violenza contro donne bambini, e bambine (che sono vittime di aborti sesso – selettivi). Mercifica e oggettifica il corpo delle donne ed espone le madri surrogate e i bambini a gravi violazioni dei diritti umani.
Il documento integrale del testo dell’Onu
Se il tema non fa comodo alla narrazione mainstream, si ignora
Raccomanda inoltre agli Stati membri e alle altre parti interessate di adottare tutte le misure necessarie per combattere e sradicare la pratica della maternità surrogata in tutte le sue forme. Stigmatizzando il Far West in molti Paesi, in particolare criticando la legislazione in Germania, cita invece come modello l’Italia, che ha approvato una legislazione nel 2024, sulla base di un disegno di legge presentato da Carolina Varchi di Fratelli d’Italia, che designa la maternità surrogata come un “crimine universale” che espone conseguentemente i cittadini italiani a procedimenti penali se coinvolti in maternità surrogate all’estero.
Il rapporto è datato 14 luglio 2025, ben stagionato, dunque. A distanza di 45 giorni, se non fosse stato per un sito social impegnato sul tema, la notizia sarebbe rimasta probabilmente oscurata e silenziata. Se non avesse riguardato un tema che non fa comodo al mainstream, ma avesse avuto un attacco al governo Meloni e alle sue politiche, sarebbe rimasto silenziato per oltre un mese e mezzo? La risposta la conosciamo tutti.