
Il caso Venezia
Gli artisti Pro Pal ridotti a “taroccare” le adesioni. Verdone svela: «Mi hanno messo in mezzo, i nomi di Gadot e Butler non c’erano»
Il regista spiega come il suo nome è finito in quell'appello contro le due star e avverte: «Sull'esclusione non ci sto. Gli attori non possono diventare il tribunale dell’Inquisizione»
«Diciamo la verità, mi hanno messo in mezzo». Carlo Verdone ha svelato cosa c’è dietro la sua firma all’appello pro Pal contro la presenza al Festival di Venezia degli attori Gala Gadot e Gerald Butler, che per altro non era neanche in programma. «Non si tratta di fare un passo indietro per paura, ma di ristabilire la verità. Io sull’esclusione non ci sto. Meglio un confronto tra di noi», ha detto, raccontando di essere stato chiamato per sottoscrivere un appello contro ciò che sta avvenendo a Gaza, senza che fosse fatta alcuna menzione del boicottaggio verso gli artisti.
Verdone: «Mi aveva detto che era un appello per Gaza, i nomi di Gadot e Butler non c’erano»
«Mi ha chiamato Silvia Scola, la figlia di Ettore Scola, chiedendomi se volevo firmare un appello contro quello che sta accadendo a Gaza, che va condannato in tutti i modi, nell’ambito della Mostra, manifestando a una platea ampia la sensibilità del cinema, che non è chiuso nell’indifferenza. E ho firmato. In un secondo momento i promotori pro Palestina hanno aggiunto i nomi di quei due attori», ha ricostruito il regista, in un’intervista al Corriere della Sera.
Il no all’esclusione degli artisti: «Gli attori non possono diventare l’Inquisizione»
«Non sono d’accordo nell’escludere gli artisti. Anche all’inizio della guerra in Ucraina ricordo il boicottaggio verso i tennisti russi. Ma cosa c’entravano loro? Sono sportivi, non militari né politici, giocano a tennis», ha aggiunto Verdone, sottolineando che «gli attori non possono diventare il tribunale dell’Inquisizione. Un festival è un tavolo di confronto, di tolleranza e di libertà. Questo invece significa censurare. Poi certo non si possono chiudere gli occhi su ciò che sta accadendo a Gaza. So che anche Toni Servillo, anche lui tra i firmatari, si è ravveduto, e sul Corriere è perplesso, coi sui toni pacati e riflessivi, anche Roberto Andò, che non aveva firmato».
L’ammissione sul fatto che «mi hanno messo in mezzo»
Verdone ha ammesso che «forse da parte mia c’è stato un attimo di superficialità». «Sai come vanno queste cose – ha detto, rivolto a Valerio Cappelli che firma l’intervista – ti dicono ha già firmato questo e quello, ma, ripeto, Gadot e Butler non c’erano sotto quello che ho sottoscritto. Quei due non sono gente che tira le bombe, sono attori come me. Gadot è israeliana, ha prestato il servizio militare, lo fanno tutti lì».
La sintonia con Buttafuoco
«Bisogna stare attenti, essere sensibili certo, ma noi artisti in queste vicende saremo sempre una goccia nell’oceano. Quando leggo che gli israeliani hanno buttato una bomba in un ospedale sgarrupato di Gaza uccidendo tutti, feriti e medici, stiamo andando oltre, e mi indigno», ha aggiunto Verdone, respingendo l’idea che questo sentimento possa collegarsi a una qualche pulsione antisemita. E la manifestazione del movimento Venice4Palestine prevista per domani davanti al Palazzo del cinema? «La facessero, per carità, non contesto nulla. La cultura non dev’essere un’arma, escludere non è cultura. Ha ragione Buttafuoco, non si può caricare sulle spalle di due attori la disumanità di una guerra infinita, che va fermata».