L’Italia vuole una destra forte, cosa c’è dietro il crollo del M5S. Chi vince davvero tra Fratoianni e Bonelli

10 Giu 2024 7:37 - di Annalisa Terranova

Le elezioni europee 2024 registrano il trionfo di FdI, bene il Pd e Avs rispetto alle politiche del 2022. In lieve miglioramento FI e Lega. Male il M5s, che scende sotto il 10%.  Restano fuori dall’Europarlamento i liberali di Stati Uniti d’Europa e Azione. L’affluenza in Italia è per la prima volta nella storia inferiore al 50%. Giorgia Meloni fa anche il pieno di preferenze: 2 milioni gli italiani che hanno scritto il suo nome sulla scheda. Un successo del partito ma soprattutto personale, dovuto alla forte polarizzazione che ha caratterizzato la campagna elettorale dove gli avversari non hanno risparmiato attacchi alla premier.

FdI al 29%, Fi cresce, la Lega non crolla

Con il 92% delle sezioni scrutinate (i dati sono del Viminale) FdI è il primo partito con il 28,89% (alle politiche del 2022 ebbe il 26%, alle europee del 2019 il 6,44%). Il Pd ottiene il 24,05% (nel 2022 ebbe il 19,1%, nel 2019 il 22,74%). Avs e’ al 6,61% (nel 2022 ebbe il 3,6%).

FI (che ha incorporato i voti di Noi moderati) ha il 9,71% (nel 2022 ebbe l’8,1%, nel 2019 l’8,78%). La Lega ha il 9,17% (nel 2022 ebbe l’8,8%, nel 2019 il 34,26%). M5s ha il 9,87% (nel 2022 ebbe il 15,4%, nel 2019 il 17,06%). Stati Uniti d’Europa e Azione sono sotto lo sbarramento del 4%. Il partito di Renzi, Bonino e Maraio ha il 3,71%. Quello di Calenda il 3,3%. Restano fuori dall’Europarlamento le altre liste, tra cui ‘Pace terra dignità’ di Santoro, ‘Liberta’-Sud chiama Nord’ di De Luca e Castelli, ‘Alternativa popolare’ di Bandecchi e ‘Democrazia Sovrana popolare’ di Rizzo.

La destra non è stata logorata da due anni di governo

Fratelli d’Italia è sopra il 30% al Centro (31,3%) e nel Nord (31,6% nel Nord est e 31 nel Nord Ovest). Primo partito nelle Isole col 21,2% mentre al Sud è il Pd ad essere prima col 24,5% seguito da FdI che ottiene il 23,5%.

Alcuni dati meritano una riflessione. Innanzitutto due anni di governo non hanno logorato il partito di maggioranza relativa anzi lo hanno rafforzato. Dagli elettori arriva un messaggio chiaro alla destra: andare avanti nel processo riformatore su premierato e giustizia per lasciare un segno e non rassegnarsi allo schema di una politica che conserva l’esistente. Una destra che sommando i voti di FdI e Lega (data troppo presto per spacciata) può contare quasi sul 50%. da notare anche che mentre il Pd cresce a spese del M5S il centrodestra cresce senza che i partiti che lo compongono vengano penalizzati: affluiscono dunque consensi nuovi, probabilmente provenienti dall’ex- terzo polo di centro.

Vincono destra e sinistra, l’Italia vuole il bipolarismo

Da notare poi che il dato dell’astensione (49,6%) – solitamente sempre sottolineato per depotenziare la vittoria delle destre – in questo caso è quasi sottaciuto visto che anche Pd e strema sinistra di Avs hanno ottenuto un risultato lusinghiero.

Vincono destra e sinistra dunque. Si riafferma il bipolarismo e si affloscia il bluff M5S. Un partito che ha sbagliato tutto, a cominciare dalla campagna elettorale urlata di Giuseppe Conte che ha cercato di sfruttare senza esito il tema del pacifismo. Il Sud gli ha voltato le spalle (il M5S al Sud e nelle isole è al 16%) preferendogli il Pd e la sua battaglia sul salario minimo, difficilmente attuabile visto che lo stesso partito al governo ha evitato di attuarlo.

La retorica di Conte non ha convinto

Ma il successo del Pd si spiega anche con l’avversione al progetto di riforma sull’autonomia, che va spiegato e declinato al meglio per non farne uno spauracchio in mano ai demagoghi progressisti. Non ha giovato a Conte, inoltre, il tema del ritorno di Tangentopoli: è fallito infatti il tentativo di sfruttare l’inchiesta che vede coinvolto Giovanni Toti a vantaggio del “partito degli onesti”. Un racconto che non riesce più a mobilitare gli italiani.

Fratoianni porta a casa un successo pericoloso

Da sottolineare l’avanzata di Avs che ha riportato al voto le frange dell’estremismo di sinistra nel nome di una candidata che si richiama all’antifascismo militante intriso di violenza e intolleranza. Una vittoria di Fratoianni più che di Bonelli cui viene lasciato il ruolo di visitare le Procure per presentare esposti. Vittoria che comporta anche elementi di rischio da non sottovalutare perché si alimenta della contrapposizione con un nemico col quale il dialogo non è contemplato. Una vittoria, senza alcun dubbio,  più rossa che verde.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *