L’intervista. Sbarra: «Unendo gli sforzi possiamo centrare l’obiettivo: la Partecipazione»

1 Mag 2024 7:13 - di Fernando Massimo Adonia

La convergenza è su un terreno comune: la Partecipazione dei lavoratori nella governance delle imprese. Su questo orizzonte il dialogo tra il segretario Cisl Luigi Sbarra e Fratelli d’Italia è in fase decisamente avanzata. E ciò sta avvenendo non soltanto su un progetto che è storicamente caro sia al mondo cattolico che alla destra tricolore. La sintonia sembra essere anche su altro: sulla necessità di andare oltre gli schemi del Novecento e riscrivere assieme le regole che governano il mondo del Lavoro. “Il pacchetto primo maggio”, che il Consiglio dei ministri ha appena varato, è figlio infatti sia del confronto sia della collaborazione che la Cisl, e non solo, ha offerto al governo al fine di promuovere sviluppo e tutele.

Segretario, partecipando alla conferenza programmatica di Pescara lei ha ringraziato Fratelli d’Italia perché ha spianato la strada affinché la vostra proposta in tema di Partecipazione possa procedere spedita in Parlamento. Che segnale è?

«Sicuramente positivo. È stata una decisione che abbiamo molto apprezzato e di grande sensibilità sociale aver scelto di ritirare i propri testi e di aderire alla nostra proposta di legge rendendola testo base. Il ringraziamento va anche a tutti i componenti, di ogni schieramento, che hanno sostenuto questa operazione. Questo rende davvero possibile una svolta storica per il lavoro, lo sviluppo e la coesione».

La proposta dovrà essere vagliata anche al Senato, cosa si aspetta?

«L’auspicio è che si determini una convergenza bipartisan verso un disegno di legge che unisca il Paese su una norma storica, di civiltà, capace di rendere finalmente concreto ed esigibile il diritto a partecipare agli indirizzi e agli utili delle imprese».

La tanto attesa attuazione dell’articolo 46 della Carta costituzionale potrebbe realizzarsi quando al governo c’è un esecutivo a spinta conservatrice, che vuol dire in termini culturali?

«L’approvazione di questa legge può segnare una svolta non solo nei rapporti tra capitale e lavoro, ma anche nel governo delle trasformazioni sociali ed economiche di cui il Paese ha bisogno. Una strada non a caso indicata nell’Articolo 46 della nostra Carta Fondamentale dai nostri Padri costituenti. Per questo abbiamo avviato una grande campagna di adesioni su tutto il territorio nazionale che ci ha portato a raccogliere 400mila firme. Lo abbiamo fatto con la convinzione che la partecipazione, realizzata non dalla legge ma dalla contrattazione sia la via maestra per elevare i salari e produttività, radicare investimenti e occupazione, rilanciare formazione e competenze, esercitare un maggior controllo su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro».

Su un tema di forte rilievo per il mondo del Lavoro, qual è la Partecipazione, la Cisl ha puntato al dialogo con le forze di governo, mentre le altre sigle della cosiddetta Triplice hanno offerto una postura differente. Che effetti produrrà tutto ciò nel mondo della rappresentanza sindacale?

«La democrazia economica è un tema che dovrebbe interessare tutti. Oggi i risultati possono arrivare solo unendo gli sforzi, nel segno del dialogo sociale e della corresponsabilità. Per un confronto sociale sfidante, attivo, che arrivi anche nelle sedi istituzionali attraverso una concertazione nuova, agile, riformatrice, che sblocchi veti che da 30 anni frenano investimenti e riforme».

Il confronto servirà a raggiungere quali altri obiettivi?

«Bisogna far crescere i salari e le pensioni falcidiati da anni di inflazione, abbassare le tasse a lavoratori e pensionati, ceti medi e famiglie, rinnovare tutti i contratti, rafforzare la sanità pubblica, la scuola e la pubblica amministrazione, sostenere lo sviluppo con maggiori investimenti pubblici e privati. Dobbiamo redistribuire in maniera più equa la ricchezza. Per riuscire a far tutto questo bisogna remare tutti nella stessa direzione, ripensando anche i sistemi di welfare, adeguandoli alle sfide delle trasformazioni in atto per assicurare protezioni universali, giusta transizione, redistribuzione e crescita equa».

Quando parla della necessità di un nuovo rapporto tra imprese e lavoratori e dell’urgenza di superare le ideologie del Novecento, a chi si rivolge?

«Mi rivolgo alla sfida che non solo il sindacato, ma la politica e le parti sociali hanno nel complesso. Che è quella di uscire dalle trincee del muro contro muro e affrontare nel segno della corresponsabilità gli epocali cambiamenti in atto. Nell’ambito dei rapporti sociali, questo significa valorizzare e rafforzare un fronte riformatore che individui alcuni punti strategici e condivisi su cui far progredire innovazioni e investimenti. Tra questi la partecipazione è un elemento cardine per elevare salari e produttività, radicare i capitali privati sui territori arginando le delocalizzazioni, incrementare formazione e competenze, dare all’organizzazione del lavoro quella buona flessibilità negoziata, ridurre orari e aumentare il controllo su salute e sicurezza».

Crede che l’attuazione del progetto sulla Partecipazione possa contribuire a diminuire i numeri delle morti sul lavoro? Ritiene che su questa materia ci sia spazio per dialogare in maniera fruttuosa con l’Esecutivo?

«Assolutamente sì. È da febbraio che siamo mobilitati su questo tema per rafforzare i fili di un confronto con il Governo, scevro da pregiudizi e ideologie, che non ammette divisioni, e i primi risultati sono arrivati nel decreto 19. Penso al rafforzamento delle ispezioni e dei controlli, al reclutamento di 766 nuovi ispettori, all’impegno ad utilizzare 1,6 miliardi dell’avanzo finanziario del Bilancio Inail, a un primo pacchetto di 33 ore di attività didattica su salute e sicurezza nelle scuole dell’obbligo, alla parità di trattamento economico e normativo dei contratti più rappresentativi lungo la catena degli appalti, alla patente a punti per la qualità delle imprese. Sono tutte misure su cui ci siamo battuti per mesi e che finalmente prendono forma».

Basta questo, segretario?

«Certo c’è ancora da fare e migliorare. Per questo occorre favorire un dialogo permanente e strutturato, accompagnato da un fattivo esercizio di responsabilità da parte di ogni attore sociale, politico, istituzionale, verso un Patto per la sicurezza con misure e contenuti che impegnino ognuno a comportamenti coerenti. Bisogna estendere la patente a crediti a tutti i settori, mettere a punto insieme al sindacato criteri rigorosi su premialità e sanzioni, investire sulla sorveglianza sanitaria, estendere le procedure del codice dei contratti pubblici anche ai grandi cantieri privati. Serve più prevenzione, formazione e informazione per fermare questa lunga scia di sangue. Ed in tal senso anche la partecipazione è uno strumento molto utile, attribuendo nuovi poteri di presidio e decisione ai delegati per la sicurezza nelle aziende e nei territori».

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