Il nostro Primo Maggio dedicato anche a Ugo Venturini, l’operaio missino ucciso a Genova nel 1970

1 Mag 2024 10:52 - di Aldo Di Lello
Ugo venturini

Il Primo Maggio della destra italiana porta anche il nome di Ugo Venturini, giovane operaio genovese militante del Msi, morto nel 1970, durante la Festa dei Lavoratori, a seguito della ferita alla testa riportata qualche giorno prima mentre estremisti di sinistra tentavano di impedire un comizio di Giorgio Almirante nel capoluogo ligure. È una figura simbolo quella di Venturini, anche se purtroppo dimenticata. È il primo caduto missino della stagione degli anni di piombo. Il Msi aveva avuto altri morti in periodi precedenti, come il diciannovenne pisano Vittorio Ferri, linciato da una folla di comunisti nei giorni seguenti l’attentato a Togliatti nel 1948, o come Achille Billi, ucciso a Roma con un colpo alla nuca il 5 aprile del 1949 e abbandonato in una barca sul Tevere.

Venturini figura simbolo della destra sociale

Ma la morte del trentenne genovese caduto nel 1970 inaugura una fase nuova, quella canagliesca e criminale portata avanti negli anni Settanta dai nuovi “partigiani” che vogliono riproporre il clima feroce della guerra civile. Venturini è una figura simbolo anche perché è la testimonianza del consenso che il Msi raccoglieva tra gli strati popolari. È un muratore, padre di famiglia, e aderisce al partito della fiamma perché non crede che la promozione della condizione operaia in Italia possa essere promossa attraverso l’odio di classe. A dispetto di quanto sosteneva la propaganda di sinistra, il Msi non era affatto schierato a favore gli interessi padronali. In quel 1970 i deputati missini votano a favore dello Statuto dei Lavoratori (in Senato il Msi si era astenuto). Capogruppo missino alla Camera è Gianni Roberti, che è anche il segretario generale della Cisnal e uno dei protagonisti del sindacalismo nazionale nel dopoguerra.

Genova, il gruppo XXII ottobre e l’omicidio di Floris

Il Msi di Almirante svolge una politica a trecentosessanta gradi. Propone la “piazza di destra” in contrapposizione a quella di sinistra, che in quegli anni è in tumultuosa crescita e che spaventa i ceti moderati. Ma rilancia anche l’idea sociale che era tra i fondamenti del partito fin dalla nascita. In quell’anno però qualcosa di inquietante sta maturando all’interno dell’estrema sinistra e proprio Genova ne è uno dei principali laboratori. Dal 1969 opera il gruppo XXII ottobre, che poi entrerà nei Gap creati di Giangiacomo Feltrinelli e che si renderà protagonista nel 1971 dell’omicidio del portavalori Alessandro Floris durante una rapina per “autofinanziamento”. È rimasta tristemente famosa l’immagine del povero Floris (anche lui un lavoratore ucciso in nome della “rivoluzione proletaria”) che si aggrappa alla lambretta degli aggressori per difendere la borsa che reca con sé.

Il sequestro del giudice Mario Sossi e l’uccisione del giudice Francesco Coco

Gli esponenti del gruppo XXII ottobre verranno poi arrestati e processati qualche anno dopo. Giudice istruttore è Mario Sossi: il suo sequestro nel 1974 sarà uno delle prime azioni eclatanti delle Brigate Rosse, che si sono già messe in luce l’anno prima accanendosi contro un lavoratore di destra, il sindacalista della Cisnal Bruno Labate, sequestrato, rapato a zero e poi legato a un palo davanti ai cancelli di Mirafiori con un cartello al collo inneggiante alla lotta armata. Procuratore generale nel capoluogo ligure durante il processo XXII ottobre è Francesco Coco, ucciso da un commando brigatista nel 1976. Ecco, è questa la Genova in cui avviene l’omicidio di Ugo Venturini.

“Giustiziato il fascista Venturini”

Il 18 aprile del 1970 è in programma un comizio di Giorgio Almirante in piazza Verdi. Arriva un gruppo di extraparlamentari di sinistra e comincia un fitto lancio di sassi e corpi contundenti contro i missini per impedirne la manifestazione. L’operaio è raggiunto al capo da una bottiglia piena di sabbia. Un colpo micidiale, un gesto criminale. Venturini è vicino ad Almirante, che qualche tempo dopo, durante una Tribuna politica, ricorderà con sgomento di averlo visto cadere in terra. Le condizioni del ferito appaiono subito gravissime. Morirà dopo 12 giorni di agonia. “Lotta Continua”, che all’epoca è ancora un settimanale, riporterà la notizia con questo agghiacciante titolo: “Giustiziato il fascista Venturini”. L’Italia sta entrando nel tunnel di una nuova guerra civile. Ma è ancora difficile, quel momento, rendersene pienamente conto. I “reduci” del terrorismo di sinistra tenteranno, nei decenni successivi, di giustificare le loro imprese criminali affermando di voler reagire alla “strage di Stato” del 12 dicembre 1969 a piazza Fontana. In realtà erano già in allestimento le fabbriche della morte. Basterà dire che Feltrinelli aveva preso contatto nel periodo precedente con Pietro Secchia, il rappresentante dell’ala più dura del Pci e il vero capo della “Gladio rossa” che non aveva nascosto le armi dei partigiani nel dopoguerra. L’obiettivo del miliardario rosso è quello di stabilire il ponte ideale (e militare) tra nuovi e vecchi “partigiani”. Il suo programma sarà portato avanti negli anni successivi da Renato Curcio e Alberto Franceschini.

La malapianta della guerra civile

Il sacrificio di Ugo Venturini rimarrà come triste annuncio del sangue che scorrerà a Genova negli anni di piombo. Il Comune di Genova gli ha dedicato una targa nel
viale di un giardino pubblico nel 2012 come gesto di “pacificazione”. Ma, come purtroppo accade, non sono poi mancati gli atti di vandalismo. Anche di recente. Nell’Italia di oggi c’è sempre chi si vota a mitologie mortuarie. In questa Italia può anche accadere che diventi finalista al Premio Strega un libro che banalizza il massacro dei giovani missini ad Acca Larenzia. In questo Paese, dove la malapianta della guerra civile è sempre in grado di mettere radici in qualche mente votata all’odio, c’è bisogno di gesti d’amore, come sicuramente lo è il ricordare la figura del giovane operaio missino morto nel giorno della Festa del lavoro.

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