Università di Trento, regolamento tutto al femminile. Piovono polemiche, il rettore: “I maschi italiani hanno un problema”

5 Apr 2024 8:23 - di Redazione

Il consiglio di amministrazione dell’Università di Trento, nei giorni scorsi, ha approvato all’unanimità un nuovo regolamento generale di ateneo che ha qualcosa di molto bizzarro e infatti ha attirato contestazioni e critiche. All’interno del regolamento tutte le cariche citate sono declinate al femminile e all’articolo 1 si legge che “i termini femminili usati in questo testo si riferiscono a tutte le persone”, cioè anche agli uomini.

Il Rettore dell’Università Flavio Deflorian lo spiega così: “Nel nostro regolamento, particolarmente complesso, usare i doppi termini risultava un appesantimento: ci siamo posti il problema di semplificare a un genere solo e abbiamo voluto utilizzare il femminile, ci è sembrata la cosa giusta da fare. A giudicare dalle reazioni, non per tutti era così”.

“Ho ricevuto molte mail polemiche e offensive – rivela Deflorian – Qualcuno mi ha anche invitato a presentarmi in rettorato indossando la gonna, e non capisco dove starebbe il problema o cosa ci sia da scandalizzarsi. Non sono solo uomini a non aver visto di buon occhio la nostra iniziativa, ma mi pare che qualche maschio italiano viva ancora questi temi in maniera viscerale: sentono minacciata la loro virilità”.

Ovviamente Deflorian tira in ballo Giorgia Meloni, lasciando intendere molto bene quale sia la mentalità culturale che sta dietro certe provocazioni che non mutano il destino delle donne e che le donne non hanno chiesto. “L’utilizzo del maschile sovraesteso – ha detto – è figlio di un’asimmetria linguistica importata da secoli in cui la parità di genere non era certamente il nostro forte; mi ha fatto specie la decisione di Giorgia Meloni di farsi indicare come ‘Il signor Presidente del Consiglio’, ma rispetto e accetto la libertà di chiunque di farsi chiamare come meglio crede”.

Infine ammette “di aver sottovalutato un po’ il polverone mediatico: mi aspettavo una serie di possibili strumentalizzazioni, un po’ di confusione in meno non mi avrebbe dispiaciuto – conclude – ma l’università favorisce la discussione e il dibattito e questo è successo”.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *