Premierato: via libera all’articolo 3. C’è il limite dei due mandati per il premier eletto, non c’è più la soglia del 55%

2 Apr 2024 20:56 - di Riccardo Angelini

Approvata l’elezione diretta del premier. Nella commissione Affari costituzionali del Senato è stato dato il via libera al cuore della riforma sul premierato, con il voto dell’emendamento del governo all’articolo 3 del disegno di legge. Si tratta della modifica all’articolo 92 che inserisce in Costituzione il principio dell’elezione diretta fissando anche il limite dei due mandati.

Cambia l’articolo 92 della Costituzione

L’articolo 92 della Costituzione sarà sostituito dal seguente: il governo è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri. Il Presidente del Consiglio è eletto a suffragio universale e diretto per cinque anni.

L’emendamento che ha avuto il via libera oggi introduce il tetto di due mandati per il premier eletto, il conferimento della possibilità di revoca dei ministri al capo dello Stato su proposta del premier e l’eliminazione della soglia del 55% dei seggi come premio di maggioranza. La proposta di modifica dell’Esecutivo che ha ottenuto il via libera si limita a un riferimento di un “premio su base nazionale”.

Eliminata la soglia del 55%

“Un emendamento che è stato rinnovato dopo l’ascolto delle opposizioni e dei costituzionalisti, e che ha messo mano a varie cose – spiega il ministro delle Riforme, Elisabetta Casellati – abbiamo eliminato la soglia del 55% contestata perché introdotta nella legge costituzionale, e lo riportiamo nella legge elettorale. Abbiamo dato il potere di nomina e revoca dei ministri al premier, sempre per il tramite del presidente della Repubblica, quindi abbiamo accresciuto il potere del capo dello Stato che non aveva certo il potere di revoca. Abbiamo introdotto il limite dei mandati che non c’era, imposto a due con l’eccezione di un terzo mandato qualora non si siano portati a termine i due precedenti. Inoltre è stata richiesta la costruzione di un diverso rapporto tra il premier eletto e il secondo premier e anche questo, nell’articolo 4, lo abbiamo recepito”.

Il nodo della legge elettorale

C’è poi il nodo della legge elettorale, su cui in maggioranza c’è l’accordo a discuterne dopo l’ok in prima lettura alla riforma del premierato in entrambi i rami del Parlamento: “Già nella scorsa settimana si è discusso di questo, sulla necessità di una legge elettorale e si è detto anche che una legge elettorale non può precedere una riforma costituzionale, perché ingabbierebbe il dibattito sulla riforma. Sarebbe un non senso”.

Sui tempi del premierato, invece, Casellati afferma: “Penso che questo testo finirà il suo percorso i commissione almeno alla fine di questo mese, poi potrà andare in aula: comunque i tempi li determina sempre la discussione parlamentare, non è certo il governo a imporli. Noi siamo sempre stati larghi anche sotto questo profilo, poi vedremo come andrà il dibattito”.

Foti e Kelany: la riforma dà stabilità alla Nazione

Con la riforma del premierato “il governo Meloni fa il bene della nostra Nazione garantendole stabilità, credibilità e una ‘visione di futuro’ che l’avvicendarsi ravvicinato dei governi fino ad ora non ha consentito di avere”, commenta il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Tommaso Foti. E Sara Kelany, parlamentare di FdI, aggiunge: “La sovranità popolare diventa centrale liberando gli elettori dal giogo delle scelte di palazzo. Inoltre, il limite dei due mandati per il premier assicurerà stabilità, visione di lungo periodo per la nostra nazione, ma anche la necessaria spersonalizzazione del ruolo che si slega dalle logiche di potere per diventare esclusivamente funzionale a quelle del bene dell’Italia”.

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