L’intervista. Trancassini: “Da sinistra cattivi maestri. Il silenzio dopo l’attentato? Bruttissimo segno”

2 Apr 2024 14:40 - di Priscilla Del Ninno
Trancassini attentato FdI

Lo ha detto nell’immediatezza degli eventi, il deputato di Fratelli d’Italia, coordinatore del partito nel Lazio e questore della Camera, Paolo Trancassini: «Quello che è accaduto nella sede di Fratelli d’Italia a Rieti è inaccettabile. Un altro atto intimidatorio contro il nostro coordinamento provinciale, inoltre sede del mio ufficio politico reatino, a poche settimane di distanza dal danneggiamento di una targa». Ma oggi al nostro giornale l’esponente di FdI si sofferma anche sul contesto e sul silenzio di una parte politica nel dopo attentato incendiario. Su quello che una plateale mancanza di stigmatizzazione di quanto avvenuto denuncia ed esprime. Insomma, su quanto il tacere di certa sinistra – ad eccezione del Partito democratico reatino, precisa Trancassini – e dei Cinque stelle, che non hanno minimamente commentato o condannato l’episodio, tradisce. E ce lo spiega.

«Quella di Rieti è una comunità tranquilla: abbiamo eletto un sindaco giovane di Fratelli d’Italia che sta lavorando molto bene. Abbiamo eletto due consiglieri regionali e un assessore regionale che si stanno impegnando tanto e bene, e forse proprio per questo temo – ma mi pacerebbe tanto sbagliare – che dietro l’atto intimidatorio ci sia una strategia oltre allo spregio rispetto al fatto che un’azione del genere poteva provocare conseguenze molto gravi».

E lo sanno bene i condomini che si sono resi conto dell’innesco dal fumo denso provocato dal fuoco delle guarnizioni della porta, giusto?

Sì, entrare e dare fuoco alla porta della sede provinciale di FdI avrebbe potuto avere conseguenze nefaste. E sull’episodio di violenza gravissimo e inquietante auspichiamo che la magistratura riesca ad individuare e a punire i colpevoli al più presto. Nel frattempo noi proseguiremo a lavorare con determinazione e a testa alta, senza lasciarci intimidire da simili gesti ignobili. Ma, soprattutto, resto convinto che questo clima di odio e di violenza debba essere stigmatizzato all’unanimità, riportando il confronto politico ad assumere toni e atteggiamenti rispettosi, civili e democratici.

Un clima che al momento non c’è, giusto? E in cui la stessa premier è oggetto di attacchi veementi da parte di accademici e politici da cui ci si aspetterebbe approcci diversi in un confronto democratico no?

Vede, quello che stiamo vivendo è un clima di attacchi, anche verbali, violenti. Basti pensare che solo qualche giorno fa, in un intervento sul Milleproroghe, ho trovato molto grave che un presidente di Regione fosse venuto a Roma a manifestare e a invocare la “lotta armata”. Ed è ancora più grave che su questo il Partito democratico non abbia detto nulla. Io penso che il nostro dovere di politici, prima di indossare una casacca – alla quale tutti noi teniamo molto – sia quello di considerare il fatto di essere il punto di riferimento di comunità. Noi abbiamo l’obbligo di tenere i toni bassi. Abbiamo l’obbligo di ricondurre il confronto politico, anche aspro, sulle idee. Non sulle contrapposizioni personali.

E invece…

Invece vediamo le immagini di Giorgia Meloni a testa in giù. Assistiamo ad attacchi scomposti nei confronti del presidente del Consiglio… La storia ci insegna che non abbiamo bisogno di cattivi maestri, non ce lo possiamo permettere. Noi abbiamo bisogno di una politica responsabile, dando esempio di responsabilità anche condannando senza se e senza le cose più semplici.

Cosa che però nel caso dell’attentato incendiario alla sede provinciale di FdI e al suo ufficio non c’è stata da parte della sinistra

Sono rimasto sorpreso soprattutto dal M5S: perché condannare un incendio, oltretutto, credo sia anche semplice, siamo proprio al minimo sindacale…

Teme una escalation?

Più che altro guardo con preoccupazione alle difficoltà che si possono continuare a incontrare nel voler riportare e il dibattito sul piano delle idee.  Ho la sensazione – e mi auguro tanto di sbagliare – che tutto questo alzare il livello dello scontro sia figlio dell’incapacità di confrontarsi di chi o aggredisce o tace sulle aggressioni altrui. In sintesi: io credo che il governo di centrodestra stia lavorando molto bene. E credo che sia chiaro a tutti che il presidente Meloni sappia benissimo dove andare e con quale strategia perseguire gli obiettivi prefissati. In poche parole: la premier ha le idee chiare e le traduce operativamente. E in questa dialettica costringe gli avversari a metterne in campo di altre.

Solo che la risposta è spesso o del tutto assente o carente? Ci sta dicendo che questo silenzio e questa afasia palesate dall’opposizione siano il frutto deteriorato di una mancanza di propositività e di strategia dell’opposizione?

Io penso che certe sgrammaticure, certe  esagerazioni, certe esasperazioni – un governatore che evoca la lotta armata, il professore universitario che insulta e diffama – siano la conseguenza del fatto che il governo Meloni ha colto l’opposizione impreparata. In sintesi: se io ti dico che porto la nazione in questa direzione, tu che non sei d’accordo, devi dirmi però in quale altra parte andresti. E invece… Ecco perché penso che l’asprezza e la virulenza di toni e modi con cui oggi ci si contrappone al governo Meloni sia anche un po’ figlia di una inadeguatezza politica che genera reazioni scomposte, quando non direttamente violente. Ma questa non può e non deve essere mai una risposta.

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