Israele si ritira dalla striscia sud di Gaza, ma la guerra continua. Passi avanti nelle trattative sugli ostaggi

8 Apr 2024 9:10 - di Redazione
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Israele si ritira dal sud della Striscia di Gaza, i soldati lasciano Khan Yunis . L’operazione militare però non è finita e l’attacco a Rafah, dove sono concentrati circa 1,4 milioni di civile, rimane nei piani delle forze di difesa (Idf).

“La guerra a Gaza continua, siamo lontani dallo stop”, dice il generale Herzi Halevi, capo dello stato maggiore, definendo la situazione sul campo e completando il quadro delineato dalle parole del premier Benjamin Netanyahu – “Israele è ad un passo dalla vittoria” – e del ministro della Difesa, Yoav Gallant.

Tra sabato 6 e domenica 7 aprile, Israele ha ritirato tutte le truppe di terra dal sud della Striscia dopo quattro mesi di combattimenti nell’area di Khan Yunis. Solo la brigata Nahal mantiene la propria posizione per proteggere il cosiddetto Corridoio Netzarim, che attraversa Gaza dall’area di Beeri, nel sud di Israele, fino alla costa. Il corridoio consente alle Idf di effettuare raid nel nord e nel centro di Gaza, impedisce ai palestinesi di tornare nella parte settentrionale della Striscia e consente alle organizzazioni umanitarie di fornire aiuti direttamente nel nord di Gaza.

“Chi pensa che il ritiro dei reparti israeliani sia sinonimo di disimpegno si sbaglia . La guerra continua”, dice Halevi, seguendo la stessa linea del ministro Gallant. “Il ritiro delle truppe da Khan Yunis è stato attuato dopo che Hamas ha cessato di agire come organizzazione militare in città. I reparti sono andati via per preparare l’operazione a Rafah”, dice Gallant durante la visita al Comando meridionale delle Idf. Nelle riunioni con i vertici militari, Gallant ha analizzato le strategie e i piani che, secondo i media israeliani, prevedono in particolare lo smantellamento della brigata Rafah di Hamas.

Israele tratta sui 133 ostaggi prigionieri a Gaza

“Ho completato l’analisi della situazione presso il Comando meridionale, le truppe stanno lasciando Khan Yunis. Gli obiettivi raggiunti dalla 98esima Divisione e dalle sue unità sono impressionanti: eliminazione dei terroristi, distruzione di obiettivi nemici, magazzini, armi, metropolitana, quartier generale e sale di comunicazione. Hamas ha smesso di funzionare come organizzazione militare in tutta la Striscia di Gaza”, le parole del ministro. “Le truppe si stanno preparando per le prossime missioni”, aggiunge con riferimento a Rafah.

In Israele non si allenta la pressione dell’opinione pubblica che chiede la liberazione dei 133 ostaggi, prigionieri a Gaza da 6 mesi. Almeno 50.000 manifestanti hanno protestato fuori dal palazzo della Knesset a Gerusalemme.

A che punto sono le trattative con Hamas

Il dialogo tra Israele e Hamas non ha prodotto risultati sinora. Ci sono però possibilità di un accordo temporaneo di cessate il fuoco a Gaza durante la festività dell’Eid al-Fitr, che entrerà in vigore domani, martedì 9 aprile, e durerà fino a venerdì di questa settimana. Ad aprire uno spiraglio in particolare è il quotidiano del Qatar Alaraby Al-Jadeed facendo riferimento a informazioni provenienti da fonti egiziane.
Una delegazione israeliana prenderà parte all’ultimo round di negoziati al Cairo, secondo il Guardian. Israele avrebbe rotto gli indugi e avrebbe deciso di prendere parte alle discussioni, superando lo scetticismo iniziale legato alla convinzione secondo cui l’evento sarebbe stato “più un teatro politico che un progresso reale”, in base alle parole di un funzionario.

La linea di Israele su Gaza e le richieste di Hamas

La linea di Israele viene ribadita da Netanyahu. “Non ci sarà cessate il fuoco senza la restituzione degli ostaggi”, dice il premier. “Hamas spera di beneficiare delle pressioni internazionali per ottenere vantaggi, ma questo non accadrà”, aggiunge Netanyahu, secondo cui Israele è “pronto a raggiungere un accordo”, ma non accetterà le richieste “estreme” di Hamas.

Le richieste di Hamas includono un cessate il fuoco permanente, il ritiro delle forze israeliane da Gaza, il ritorno degli sfollati e un ‘serio’ accordo di scambio di prigionieri palestinesi con ostaggi israeliani detenuti a Gaza.

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