Nuovi guai per Omar, l’ex di Erika con cui realizzò la strage di Novi Ligure. Violenze su moglie e figlioletta

12 Mar 2024 12:20 - di Redazione

A Novi Ligure, in provincia di Alessandria, in Piemonte, la sera del 21 febbraio 2001, in una villetta col giardino, entrano in azione due fidanzatini, Mauro “Omar” Favaro ed Erika Di Nardo, per compiere una strage: in casa vengono ritrovati i corpi di Susy Cassini e Gianluca De Nardo, madre 42enne e figlio di 11 anni di Erika. La ragazza e il suo fidanzato vengono condannati in primo grado dal tribunale per i minorenni di Torino rispettivamente a 16 e 14 anni di reclusione. In seguito, le condanne sono state confermate, prima dalla corte d’appello di Torino il 30 maggio 2002 e poi, in via definitiva, dalla Corte di cassazione il 9 aprile 2003.

Omar di nuovo nei guai, 23 anni dopo la strage fatta con Erika

Oggi, a distanza di 23 anni dalla strage di Novi Ligure, “Omar” Favaro è di nuovo nei guai, accusato di violenza sessuale verso l’ex moglie e maltrattamenti, inflitti a lei e alla figlioletta dal 2019 al 2021. Le ipotesi di reato nascono dall’indagine della procura di Ivrea: nonostante lui neghi le accuse, il pm ha chiesto il rinvio a giudizio e poi il processo, su cui si deciderà nei prossimi giorni.

Omar, che oggi ha 41 anni e ha già ampiamente finito di espiare la sua condanna, ha sempre sostenuto che le accuse della sua ex fossero infondate e pretestuose perché era in corso la battaglia per l’affidamento della figlia. «Con il deposito di tutti gli atti di indagine il nostro assistito sarà in grado di dare la propria versione dei fatti, contestando tutti gli addebiti» – commenta a Repubblica – l’avvocato Lorenzo Repetti che lo difende insieme al collega di studio Vittorio Gatti. Secondo l’accusa, il Favaro provava una gelosia e un controllo ossessivi per la sua donna, tanto che «per due volte le faceva cambiare il numero di cellulare e non la lasciava uscire di casa. Pretendeva di controllare le entrate economiche facendosi consegnare il denaro che lei guadagnava», a insultava poi la minacciava «che se avesse trovato un’altra persona le avrebbe sfregiato la faccia con l’acido così che nessuno l’avrebbe più voluta, oppure l’avrebbe ridotta sulla sedia a rotelle».

Tutte accuse da provare, ovviamente, nel caso in cui Omar fosse rinviato a giudizio.

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