L’intervista. Enrico Ruggeri: Forti in Italia è un grande piacere. Io antifascista? Ho conosciuto solo la dittatura del green pass

2 Mar 2024 16:54 - di Annalisa Terranova
Enrico Ruggeri Chico Forti

Chico Forti a casa e il cantautore Enrico Ruggeri esulta. Da sempre sostenitore della causa del nostro connazionale detenuto a Miami gli dedicò una canzone nel 2021. E da tutta la vicenda trae una lezione che sia di esempio: Chico Forti ha vissuto con grande serenità e forza d’animo la sua avventura. Ruggeri, che sta ultimando un libro che uscirà a maggio, appena appreso l’annuncio di Giorgia Meloni sul ritorno in patria di Forti ha festeggiato sui social.

Una bella notizia finalmente…

E’ stato un grande piacere. E mi viene anche da dire: “Era ora”. 24 anni sono un’eternità. Uscire dal carcere a 65 anni, avendo passato in cella gli anni centrali della propria vita, è una cosa davvero tremenda. Eppure lui ha vissuto questa esperienza con grande positività, è questo il lato incredibile della vicenda di Chico Forti.

Nella canzone che hai scritto per Chico Forti c’è un verso che dice: “L’America è troppo lontana eppure io sono al suo interno”. Cosa volevi dire, che l’America per alcuni è un sogno per altri si rivela un inferno?

Quella è un po’ la frase simbolo della canzone. L’America è un posto decisamente spietato dove la competitività tra gli esseri umani è particolarmente esasperata e Chico Forti vive tutte e due le Americhe. Nella prima parte della sua vita è un imprenditore che riesce a cavalcare quell’establishment e poi ne subisce tragicamente tutte le incongruenze. Forse non si è parlato di lui come si sarebbe dovuto perché non aveva la faccia del martire, e questo non ha aiutato un sommovimento popolare per la sua causa.

Si può paragonare il suo caso a quello di Ilaria Salis?

Direi di no. Questa è una persona che è stata in carcere 24 anni. Se si fosse dichiarato colpevole sarebbe a casa almeno da 15 anni. Ha sempre professato la sua innocenza e chi ha letto un po’ le carte processuali sa che ha ragione. Non è stato disponibile a barattare la sua libertà con una confessione di colpevolezza.

Questo governo ci ha messo più intenzione per portare a casa questo risultato?

Non sono un esperto di diplomazia e non posso quindi dire quanto abbiano influito quelli che si sono mossi prima di questo governo. Posso dire che ero diventato ottimista perché ho visto che per un anno non si è più parlato di Chico Forti e quindi le cose erano due: o se ne erano dimenticati o stavano operando senza fare proclami.

Senti gli artisti che fanno canzoni contro la guerra aiutano davvero la causa della pace o si fanno pubblicità?

Io dico solo questo, e cioè  che quando l’artista dice una cosa che non piace subito gli scrivono pensa a cantare e magari chi lo scrive fa l’idraulico. Non è che un cantante ha meno diritto di un idraulico o di un altro che fa un mestiere diverso a dire la sua. Certo se tu fai canzonette e poi fai proclami su cose serie il tuo peso sarà inferiore a uno come De André. Io detesto i due pesi e le due misure. O i cantanti possono parlare sempre o non possono parlare mai.

Tu sei stato criticato quando hai parlato della vicenda di Sergio Ramelli…

Sì certo. hanno detto: per altri non lo hai fatto. Ma a me piace parlare di cose di cui nessuno ha voglia di parlare. E la vicenda di Sergio Ramelli non è stata abbastanza raccontata.

Un giudizio su Sanremo?

Non l’ho visto. Cinque ore per quattro sere sono troppo.

Qualche canzone l’avrai sentita…

Diciamo che i dati e il mercato hanno dato ragione a chi l’ha organizzato.

Oggi c’è la moda di chiedere anche ai cantanti di dichiararsi antifascisti o di cantare Bella ciao. Tu sei antifascista?

Io durante il fascismo non c’ero. Però c’ero quando per due anni per lavorare dovevi avere il green pass o ti rincorrevano con l’elicottero se correvi in spiaggia. L’unica forma di totalitarismo che ho vissuto è quella. E mi dichiaro contro molto volentieri.

 

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