L’editoriale. Il bavaglio “rosso” a Parenzo? L’unico che la sinistra non riesce a denunciare

8 Mar 2024 20:10 - di Antonio Rapisarda

Sono tutti lestissimi, a sinistra, a sbracciarsi per denunciare leggi bavaglio a ogni piè sospinto. Capita poi, puntualmente, che i primi ad imbavagliare il prossimo siano proprio i cuccioli di casa, la cantera di tanti futuri dirigenti “democratici”: gli studenti dei collettivi. Davanti a costoro la sinistra che fa? Fischietta nervosamente e gira subito l’angolo. È proprio ciò che è avvenuto all’università La Sapienza di Roma.

Ennesima vittima dell’intolleranza “rossa” è stato il giornalista e volto noto David Parenzo – invitato a partecipare da Azione Universitaria a un incontro sulla parità di genere – a cui stato fisicamente impedito di parlare: apostrofato dal manipolo di facinorosi con espressioni non proprio “kantiane” come «un sionista non può parlare» e via discorrendo. Immaginate se tutto ciò l’avessero fatto degli universitari di destra? Stendiamo un velo pietoso (mentre a David giunga tutta la nostra solidarietà per l’accaduto).

E pensare che non è la prima volta che si assiste al bavaglio “militante”. Ricordiamo una scena analoga l’anno scorso nei confronti di Daniele Capezzone: ai tempi finì addirittura con tensioni all’esterno causate dai manifestanti dei Collettivi intenzionati ad occupare la saletta dell’incontro (che si terrà sì ma dopo mesi e mesi). Il caso più celebre poi, per gravità, fu quando fu impedito a un gigante come papa Ratzinger di tenere una lectio, su invito del Rettore, dentro il tempio della cultura e – sic – della tolleranza. Una vergogna indelebile per le istituzioni repubblicane, dato che ai tempi ci furono ben 67 docenti (inclusi un premio Nobel) a dare manforte alle “tesi” dei censori.

Passano gli anni ma come si vede lo schema è sempre quello: una minoranza rissosa e arrogante pensa di poter dare le patenti di agibilità all’interno delle università. E lo fa praticamente indisturbata. Si tratta della stessa minoranza che ha pensato bene di solidarizzare con la professoressa Donatella Di Cesare per il suo incredibile messaggio di cordoglio nei confronti della brigatista rossa Balzerani: stigmatizzata per i mezzi utilizzati in vita non, a quanto pare, per i fini.

Morale della storiaccia? È questo il «clima pesante» di cui da giorni parla Giorgia Meloni: non certo frutto di una strategia della repressione, come millantano le opposizioni. Al contrario. E’ in atto un innalzamento dei toni e delle provocazioni da parte di un certo estremismo, rispetto al quale la sinistra istituzionale non sembra così intenzionata a voler rappresentare quell’argine necessario a cui è chiamata una forza (che si dice) di governo. Lo dimostra l’imbarazzo sul caso Parenzo da parte dei maggiorenti del Pd: solidarietà tardiva, nessuna condanna precisa dei responsabili ma solo un generico «abbassiamo i toni».

Un atteggiamento immaturo, questo, che diventa squallido e pericoloso se si pensa che il dispositivo che muove l’indulgenza verso certe piazze è la ricerca del polverone anti-governativo. Con la speranza che da lì giunga qualche voto in più per tenere in vita quel patto politicista edulcorato con il nome di campo largo.

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