Italiani popolo di viaggiatori: Nobile, Tucci e gli altri raccontati da Marco Valle in un libro che è già best seller

10 Mar 2024 10:07 - di Vincenzo Fratta
viaggiatori Valle

Gli italiani «un popolo di poeti, artisti, eroi, santi, pensatori» ma, recita l’epigrafe in cima al Palazzo della Civiltà del Lavoro dell’Eur, anche «di scienziati, navigatori, trasmigratori». Se pensate che sia soltanto retorica del Ventennio, basterà leggere Viaggiatori straordinari, il bel libro di Marco Valle edito da Neri Pozza, e cambierete subito idea.

Scoprirete una «comunità avventurosa» composta da scienziati visionari, missionari coraggiosi, scalcagnati pionieri, soldati allergici alle caserme, aristocratici tormentati, squattrinati esuli che si lanciarono in rocambolesche imprese ai limiti delle possibilità umane, affrontate in scenari grandiosi e impervi. Dall’inizio del Settecento, quando l’Unità d’Italia era ancora lontana, per tutto l’Ottocento e per gran parte del Novecento, un gruppo di uomini coraggiosi percorse i cinque continenti: dal Corno d’Africa al Borneo, dalla Nuova Guinea all’Amazzonia, dal Tibet al Congo.

Quella raccontata ne I viaggiatori straordinari (Neri Pozza, pp.308) è un’epopea poco conosciuta in un’Italia che, scossa per il disastroso esito del Secondo conflitto mondiale e succube dei miti hollywoodiani provenienti da oltreoceano, ha rimosso per lungo tempo il ricordo e le imprese dei suoi figli più ardimentosi.

Gli italiani sul tetto del mondo

Senza la pretesta di ripercorrere le avventure di tutti gli esploratori italiani, Marco Valle racconta le imprese alpinistiche sul tetto del mondo e alla scoperta del Tibet iniziate da Ippolito Desideri (1684-1733), proseguite dal principe Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi (1873-1933), e portate avanti dal grande orientalista Giuseppe Tucci (1894-1984). Professore universitario, poliglotta, esploratore del Tibet, creatore dell’Istituto italiano per il Medio ed Estremo Oriente (Ismeo), negli anni Trenta Giuseppe Tucci fu protagonista della politica culturale e della politica estera italiana verso l’Asia. Nel dopoguerra proseguì l’attività accademica, continuò ad approfondire gli studi e a pubblicare libri fino quasi alla sua scomparsa.

Alla scoperta dell’Africa

Le imprese degli italiani in Africa cominciarono con Giovanni Battista Belzoni (1778-1823) che per conto del Regno Unito recuperò a Tebe il colossale busto di Ramses II. Giovanni Miani (1810-1872) andò alla ricerca delle sorgenti del Nilo e fu il primo bianco ad entrare in Uganda. Il frate Guglielmo Massaja (1809-1889) percorse l’Abissinia e fondò il villaggio che sarebbe diventato la capitale Addis Abeba. E ancora, alla scoperta del continente nero, si lanciarono Orazio Antinori, Carlo Piaggia, Vittorio Bottego, Raimondo Franchetti.

Il più importante esploratore italiano dell’Africa fu probabilmente Pietro Savorgnan di Brazzà (1852-1905), un viaggiatore disarmato che senza violenza, nel rispetto dei nativi e con gran dispetto per gli affaristi di Parigi conquistò per la Francia un impero all’Equatore. Ancora oggi Brazzaville, la capitale del Congo ex francese, porta il suo nome. Si tratta di un caso unico nel processo di decolonizzazione che ha riguardato l’intera Africa. Il tratto comune di questi stravaganti viandanti — spiega Marco Valle — è «il disgusto profondo che provano verso la piaga dello schiavismo, unito a una sincera pietas per le popolazioni meno fortunate e la diffidenza se non il pieno rifiuto verso ogni forma di colonialismo predatorio».

Sulle rotte dell’Asia

Sulle rotte per l’Asia e intorno al mondo troviamo tra gli altri Francesco Vittorio Armijon, Filippo De Filippi, Enrico Hillyer Giglioli, Giovanni Emilio e Giovanni Battista Cerruti. C’è Ardito Desio (1897-2001) lo scalatore del K2. E poi Odoardo Beccari (1843-1920), che con i suoi dettagliati resoconti dell’esplorazione del Borneo ispirò i romanzi del ciclo della Malesia di Emilio Salgari: La sua collaborazione con Giacomo Doria portò alla fondazione del Museo di Storia Naturale di Genova.

Giuseppe Tucci e Umberto Nobile

Il più noto, insieme a Giuseppe Tucci, tra i Viaggiatori straordinari raccontati da Marco Valle è certamente Umberto Nobile. Ingegnere, colonnello del genio aeronautico, oltre che brillante scienziato e inventore — realizzò il primo paracadute italiano e il Ca73, primo aeroplano metallico nazionale  — Umberto Nobile (1885-1978) divenne famoso per aver progettato e pilotato il dirigibile Norge con il quale la spedizione guidata dal norvegese Roald Amundsen (1872-1928) partì alla conquista del Polo Nord. Quando Umberto Nobile volle tentare una nuova impresa interamente italiana, con l’aeronave Italia, copia migliorata del Norge, l’avventura si trasformò però in una tragedia. L’aeronave precipitò sul pack. Umberto Nobile sopravvisse ma parte dell’equipaggio morì, così come perirono diversi soccorritori, fra cui lo stesso Amundsen.

Nelle foreste amazzoniche

Nel secondo dopoguerra, con un mondo ormai ristretto per i nuovi mezzi tecnici a disposizione, troviamo Alfonso Vinci percorrere le foreste dell’Orinoco amazzonico e salire sulle vette andine. I gemelli Angelo e Alfredo Castiglioni studiare le tribù yanomami del Venezuela e permettere con i propri reperti la realizzazione del Museo etno-archeologico di Varese che porta il loro nome. Non sono mancate neppure le spedizioni italiane nel continente antartico, così come oggi la comunità avventurosa descritta da Marco Valle prosegue con la presenza nello spazio di valenti astronauti come Franco Malerba, Umberto Guidoni e Samantha Cristoforetti. Dietro ognuno dei nomi che abbiamo ricordato in queste righe ci sono i sacrifici e le speranze, i successi e le battute di arresto, di uomini coraggiosi che Viaggiatori straordinari ha il merito di aver fatto uscire dall’obblio.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *