“Forum Nazionale Sostenibilità”, Visconti (Ficei): “Asi centrali per la creazione di consorzi energetici”

14 Mar 2024 13:09 - di Redazione

La transizione ecologica, ma anche il cosiddetto “green deal”, sono sfide importanti e su cui si giocherà il futuro non solo dell’Italia ma dell’intero pianeta. Sfide importanti su cui ogni nazione, continente, dovrà farsi trovare pronta. Il nostro Paese ha l’esigenza quindi di programmare e adottare tutte le possibili tecnologie per arrivare al traguardo del 2050 in prima fila. In quest’ottica diventa fondamentale anche la costituzione delle comunità energetiche all’interno delle aree industriali. Di questo, e di tanto altro, si è parlato nel corso del “Forum Nazionale Sostenibilità e Sviluppo Aree Industriali” organizzato da Ficei e dal suo presidente Antonio Visconti. Una due giorni che si è tenuta il 12 e il 13 marzo scorso a Roma con dibattiti, talk, tavole rotonde, a cui hanno preso parte rappresentati del mondo istituzionale, politico e imprenditoriale.

Le Asi hanno «cercato di interpretare al meglio le sfide di questi tempi che vedono le aziende, le imprese private, il mondo della produzione, della conoscenza, a un passaggio storico. Si è passato dal paradigma della produttività a quello della sostenibilità e dell’accettabilità. Però l’impresa da sola non ce la può fare. Ha bisogno delle istituzioni» ha detto Antonio Visconti.

Ma l’ambiente non può essere solo un’ideologia da applicare a tutti i costi senza pensare alle conseguenze. “L’obiettivo del governo è tornare ad avere una politica industriale. La transizione ecologica resta il punto nevralgico anche se dev’essere compatibile con una logica di crescita industriale” ha affermato il senatore Gianluca Cantalamessa, commissione Industria, Commercio, Turismo, Agricoltura e Produzione Agroalimentare.

Consorzi e Aree di Sviluppo Industriale, in questo contesto, diventano fondamentali. “Il tema è che bisogna cominciare a creare una cultura dell’impresa. Bisognerebbe dire che i consorzi hanno un ruolo ben preciso. Quello di coniugare la parte produttiva al territorio, all’ambiente. E se non lo facciamo noi, non è che l’impresa può inventarselo. Ma bisogna capire anche, perché le imprese dovrebbero fare determinate cose, perché deve rispettare l’ambiente e cosa gli viene in tasca. Quindi è una cultura che bisogna creare e i consorzi lo devono fare” sottolinea, invece, Daniele Gerolin, vicepresidente Ficei.

Costanzo Carrieri, presidente Asi di Taranto e vicepresidente Ficei,  ha sottolineato, invece l’esigenza di “assicurare che nei momenti di confronto non venga meno l’interlocutore principale, colui che legifera. Dobbiamo essere portatori di quelle che sono le criticità. Il processo della sostenibilità ci deve vedere concorrere per un confronto perché non mancano le sfide. Ma manca la parte del confronto con le istituzioni”.

Ospite dell’evento anche Vito Grassi, vicepresidente di Confindustria. “Il business in chiave 5.0 mette l’uomo al centro e chiarisce che quello sulle persone è oggi un investimento. A ciò bisogna aggiungere una buona governance nella sostenibilità che significa anzitutto un’organizzazione aziendale per accompagnare l’evoluzione dei processi produttivi. Tutto questo si traduce in investimenti per le imprese ma senza politiche pubbliche che li supportino e che siano guidati dal criterio della neutralità tecnologica rischiano di trasformarsi in un costo insostenibile che fa perdere al Paese quote di competitività”.

Importante anche il contributo del viceministro all’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Vannia Gava: «È evidente che ora dobbiamo avere una visione a lungo termine. Dobbiamo coniugare la sostenibilità ambientale con il rispetto degli accordi internazionali che abbiamo stretto come quello sulle emissioni 0 entro il 2050 ma abbiamo anche un’economia da tenere in piedi. Ci dobbiamo affidare alla tecnologia perché abbiamo necessità di tutte le innovazioni per poterle mettere a terra. Dobbiamo accompagnare questo percorso verso la transizione ecologica semplificando. Molto è stato fatto ma dobbiamo fare ancora. E non solo mettere incentivi perché se metto i soldi in un cassetto e non do le chiavi e gli strumenti per aprirlo, è evidente che non faccio nulla. Possiamo attrarre gli investimenti dall’estero ma dobbiamo semplificare e ridurre i tempi per le autorizzazioni”.

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