Dossier, De Benedetti difende i suoi cronisti, la libertà di stampa è un diritto. Rampelli: sconcerto e indignazione

4 Mar 2024 18:08 - di Francesco Severini
dossier de benedetti

La Lega lo chiama lo “scandalo spioni” che non si deve insabbiare. Fratelli d’Italia, con il senatore Lucio Malan, osserva che l’abitudine di spiare il privato delle persone è tipica dei regimi totalitari. L’inchiesta di Perugia sugli accessi illegali alle notizie riservate di centinaia di personaggi – in gran parte del centrodestra – sta mettendo in subbuglio il mondo politico. E mentre le sinistre si fanno notare solo per un’eccessiva e silente prudenza, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso fa sapere che solo dopo “dopo le audizioni a Melillo e Cantone deciderò se chiederla anche io”.

L’Ufficio di presidenza della commissione parlamentare antimafia, guidata dalla presidente Chiara Colosimo, ha infatti calendarizzato le audizioni del Procuratore nazionale Antimafia, Giovanni Melillo, per mercoledì 6 marzo  e quella del procuratore di Perugia, Raffaele Cantone, per giovedì 7 marzo. I due magistrati ieri avevano chiesto di essere auditi dalla stessa commissione oltre che dal Csm e dal Copasir in merito all’inchiesta.

L’editore del quotidiano “Domani” De Benedetti, intanto, difende i suoi cronisti, che risultano indagati. “Con riferimento all’inchiesta di Perugia che ha coinvolto anche alcuni giornalisti del quotidiano Domani da me fondato voglio esprimere la vicinanza nei loro confronti certo che sapranno chiarire pienamente il loro operato professionale. La magistratura saprà senz’altro distinguere ogni eventuale responsabilità nella vicenda. Ancora una volta voglio però ribadire l’importanza di difendere il fondamentale diritto alla libertà di stampa inteso sia come diritto ad informare ed essere informati sia, con riferimento specifico al mio ruolo di editore, come obbligo morale a non interferire in alcun modo nel lavoro dei giornalisti, come è testimoniato dalla mia storia nei giornali ora del gruppo Gedi e oggi in editoriale Domani”.

Una “risposta patetica“, incalza Maurizio Gasparri, che aggiunge:  “Invece di scusarsi per le gravi vicende che vedono protagonisti esponenti della Procura nazionale antimafia e giornalisti suoi dipendenti ostenta la solita superbia. La libertà e la verità non si difendono agendo in questa maniera. De Benedetti fa riferimento alla sua storia di editore e, in effetti, conferma che i suoi comportamenti sono sempre gli stessi. E noi – conclude il capogruppo FI al Senato – abbiamo il diritto di pensare sempre le stesse cose su un protagonista così negativo, della vicenda italiana”.

“All’indignazione si aggiungono sconcerto e preoccupazione per i particolari sull’attività di Dossieraggio che ha coinvolto ministri, parlamentari, esponenti dello spettacolo, calciatori – commenta Fabio Rampelli – Alla faccia delle tante volte invocato Stato di diritto e della tutela della privacy. L’intrusione informatica che ha coinvolto anche me nel periodo del rinnovo della carica di sindaco a Roma solleva domande: chi ha dato questo ordine, la sua esecuzione quali conseguenze ha determinato? Queste informazioni a chi sono state trasmesse e in cambio di cosa? Le notizie secondo cui queste attività sarebbero state utilizzate poi da un quotidiano, il cui proprietario e’ uno degli uomini piu’ ricchi e potenti d’Italia, lascia intendere un uso improprio di informazioni carpite illecitamente, teso a condizionare l’opinione pubblica. Non e’ vero che il quotidiano non ha responsabilità – continua Rampelli riferendosi al “Domani” – perché l’accertamento della liceità della fonte fa parte delle responsabilità deontologiche di un giornalista, a sua tutela. Il silenzio da parte della sinistra, che avrebbe gridato al colpo di Stato a parti invertite, evocando scenari da P2 , dimostra la cattiva coscienza dei garantisti a corrente alternata. Mi auguro che la magistratura e il Copasir facciano chiarezza quanto prima secondo le proprie competenze”.

Esplode anche il caso Cafiero De Raho. In una nota il vicepresidente della Commissione Antimafia di Forza Italia, Mauro D’Attis, afferma che “sul dossieraggio illegale la Commissione Antimafia svolgerà le audizioni dei procuratori Melillo e Cantone e acquisirà tutti gli atti, esaminandoli con la dovuta serenità. Per questo, senza imbarazzo e lungi dall’esprimere giudizi, riteniamo sia opportuno che il vicepresidente Cafiero De Raho si astenga dal partecipare alle sedute che riguardano l’inchiesta perché all’epoca dei fatti era il Procuratore nazionale antimafia”.

 

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