D’Alema alla marcia pacifista per la Palestina fa lo smemorato e dimentica i bombardamenti su Belgrado

10 Mar 2024 8:39 - di Francesco Severini
D'Alema

Massimo D’Alema in marcia a Roma sotto le bandiere della pace e della Palestina è stato uno spettacolo illuminante. Per l’ipocrisia di certe manifestazioni e di certi comportamenti e per la smemoratezza che avvolge le cronache di chi ha dato conto di quella imbarazzante presenza. D’Alema ha anche rilasciato dichiarazioni, non si è limitato a passeggiare issando il vessillo palestinese. E ha criticato il governo per il voto di astensione all’Onu sulla tregua a Gaza. Ha anche fatto battute sul fatto che sarebbe inappropriato utilizzare il termine genocidio per le vittime civili di Gaza. “Saranno consolati i genitori – ha detto – dall’informazione che non si è trattato di un genocidio ma soltanto di un massacro”.

Il solito pungente e caustico D’Alema. Il quale però si è scordato, nelle vesti di pacifista integralista, di quando nel 1999 il governo italiano da lui presieduto partecipò alla guerra in Serbia contro Milosevic. D’Alema autorizzò l’utilizzo dello spazio aereo. Dal nostro territorio, quindi, partirono i raid offensivi. Fu il secondo intervento bellico italiano dalla fine della seconda guerra mondiale, il primo era stato nel 1991, con la Guerra del Golfo (la prima) e i Tornado dell’Aeronautica mandati a bombardare l’Iraq di Saddam Hussein, che da pochi mesi aveva invaso un paese libero, il Kuwait.

L’aggressione chiamata Allied Force durò fino a giugno 1999, per 78 giorni i bombardieri Nato compresi quelli italiani seminarono morte e distruzione in Serbia e Montenegro. Ce n’è abbastanza, ci pare, per pretendere dall’ex presidente del Consiglio, ex Pci e ex ministro degli esteri un po’ di coerenza e di prudenza nel rilasciare avventate dichiarazioni sulla politica estera del governo Meloni potendo lui vantare azioni molto più belliciste di quelle dell’attuale esecutivo.

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