Vecchie Br e novelli antagonisti fanno squadra. L’Sos dei magistrati per la saldatura eversiva

24 Feb 2024 14:01 - di Alessandra Danieli

I cattivi maestri della Stella a cinque punte non sono andati in pensione ma lavorano sotto traccia diffondendo il verbo tra le schiere dei novelli antagonisti di ispirazione anarco-insurrezionalista. Quelli, per capirci, che hanno fatto di Cospito un eroe e un modello.  Non è una fantasia né il racconto della destra. Che ci sia un collegamento diffuso, talvolta sotterraneo, tra i vecchi apparati delle Brigate rosse e i gruppo antagonisti, particolarmente attivo in Toscani è nei fatti. Lo dimostra l’inchiesta, rilanciata dalle pagine di Repubblica, avviata dai magistrati della procura antiterrorismo di Firenze che negli ultimi mesi, grazie a indagini di investigatori specializzati, ha messo gli occhi sul pericoloso collegamento.

La minaccia anarco-insurrezionalista corre sul web

L’inchiesta si concentra sulla crescente minaccia anarcoinsurrezionalista “caratterizzata da componenti militanti determinati a promuovere, attraverso una propaganda di taglio fortemente istigatorio, progettualità di lotta incentrata sulla tipica azione distruttiva”.

Il sodalizio tra le vecchie Br e i nuovi antagonisti

Che tradotto significa che i vecchi cattivi maestri sono tornati – usando lo stesso linguaggio di allora, parlando e scrivendo  come allora – e si mischiano con i i giovani antagonisti. Un link dai contorni preoccupanti  alimentato anche dai nuovi strumenti digitali sui quali corre la rivolta. Un fenomeno ancora poco analizzato sul quale si concentra l’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Luca Tescaroli. I fatti hanno portato alla scoperto una realtà eversiva magmatica nella quale i protagonisti della lotta armata di un tempo sotto la bandiera delle Br, processati, condannati, arrestati e oggi per la maggioranza tornati in libertà, fanno squadra con la rete degli anarco-insurrezionalisti di oggi.

Una realtà magmatica al centro di inchieste

Hanno in comune lo stesso nemico, quello che una volta si chiamava sistema, l’antimilitarismo,  la lotta alla “repressione”, all’autoritarismo. E, neanche a dirlo, all’istituto del 41 bis, il carcere cosiddetto duro a cui vengono sottoposti i capi delle organizzazioni mafiose e terroristiche. La “saldatura” tra i due mondi è stata plasticamente rappresentata dalle manifestazioni di protesta contro il 41 bis a difesa del leader anarco-insurrezionalista Cospito.

La lotta alla repressione che sfocia nella violenza

La lotta alla “repressione”,  dietro la regia dei vecchi capi brigatisti,  sfocia nella violenza di piazza  si manifesta atti di vandalismi, scontri con le forze dell’ordine, manifestazioni e presidi di fronte alle carceri e ai palazzi di giustizia. Una  “rete di protezione”, non certo democratica, per i brigatisti sottoposti al 41 bis.  È successo con Nadia Desdemona Lioce, esponente delle Nuove Brigate Rosse, condannata all’ergastolo per l’omicidio del sovrintendente di polizia Emanuele Petri e per aver partecipazione all’uccisione dei giuslavoristi Massimo D’ Antona e Marco Biagi.

Infiltrazioni nel mondo del lavoro e del sindacato

Da non trascurare le infiltrazioni nel mondo del lavoro e negli ambienti sindacali, alimentate dal teorema marxista della lotta di classe, e le proteste collegate ai corti circuiti socio-economici. Investigatori e magistrati stanno indagano sulle manovre di inserimento nelle tensioni sociali della rete dell’antagonismo di sinistra saldato ai collettivi studenteschi. Un fenomeno attenzionato soprattutto dalla Procura di Firenze, che all’inizio dell’anno giudiziario ha fotografato una crescita importante di indagati per reati di terrorismo rispetto all’anno precedente.

Commenti

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  • pietro 24 Febbraio 2024

    Attenzione che da tempo i cattivi maestri lavoravano sotto la cenere , mentre politici e parte delle istituzioni hanno fatto finta di non vedere!
    La piazza komunista non ha mai cambiato rotta , ma ha atteso ce i tempi maturassero per poter mettere in atto la loro strategia della tensione!!
    Lo stato ha abbassato la guardia troppo presto, la tolleranza ha fatto da terreno fertile per propagare tensione e terrore in piazza contro un governo nemico!
    Attenzione , siamo agli inizi , il gioco si conosce e quindi come si suol dire : il legno si piega quando è verde!